‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

06 aprile 2023

Biblioteca Civica di Cosenza, a rischio il suo patrimonio

 


Cancelli serrati. Si presenta così la Biblioteca Civica di Cosenza agli studiosi, ai passanti, a chi non ha agito per salvarla dai debiti. O, almeno, tentare di salvarla. Chiusa da mesi, preoccupano ora le condizioni in cui versa l’immenso patrimonio librario, non immune, purtroppo, dagli effetti dell’umidità. Attendere che si porti a termine l’iter per trasferire la Civica allo Stato, potrebbe danneggiare gli incunaboli e gli altri libri antichi. È urgente, pertanto, mettere in atto degli interventi per salvare il tesoro dell’antica e nobile Istituzione cosentina, in attesa che il ministero della Cultura si determini sul processo di trasferimento già avviato nel 2021. Intanto, le amministrazioni comunali e provinciali sembrano aver completamente dimenticato la Biblioteca e la sua storia. Unica voce che si leva in cotanto silenzio è quella di Antonio d’Elia, Presidente dell’Accademia Cosentina e della stessa Biblioteca.

La decisione di trasferire la Biblioteca Civica allo Stato

Difficile che il trasferimento avvenga in tempi brevi, ricordiamo, infatti, che il Consiglio comunale bruzio, nell’adunanza del 29 luglio 2021, impegnò il sindaco e la Giunta «ad avviare un percorso che porti al trasferimento del patrimonio librario della Biblioteca Civica, ora ente morale, allo Stato». In data 27/07/2021 – si apprende dalla Deliberazione del Consiglio comunale n. 40 - «si è svolta la Commissione Cultura nella quale con la quasi totalità dei voti dei componenti, favorevoli si è votato il passaggio della Biblioteca Civica allo Stato, uno astenuto… il consigliere Battaglia replica che non vede pericoli sul trasferimento del patrimonio librario della civica al ministero. Oggi i locali della civica sono allo sfascio. Bisogna tenere i piedi per terra: se i privati porranno delle iniziative utili, ben vengano. Oggi deve avviarsi una trattativa altrimenti non se ne uscirà più». Oggi è ancora tutto fermo.

Le ultime disavventure della Biblioteca Civica

Le vicissitudini della Civica hanno sempre suscitato l’interesse dei media e di tanti cittadini, mai quello dei politici e degli amministratori locali, che l’hanno volutamente lasciata morire pur di non erogare i finanziamenti annui previsti per la sua sopravvivenza. Sulla Civica gravava un debito di circa 900.000 euro, non saldato né dal Comune, oggi in dissesto, né dalla Provincia che non ha più competenze sulla cultura. Pochi anni fa, l’allora Mibact acquisì dall’Agenzia del Demanio il Complesso monumentale di Santa Chiara, consentendo alla Biblioteca di risparmiare quasi 170.000 euro all’anno di affitto. Rimase, però, il debito pregresso con l’Agenzia del Demanio, debito che il Ministero non poté accollarsi. Ricordiamo che il 2 agosto 2017 la Biblioteca fu sfrattata dal Complesso perché non erano stati corrisposti i canoni d’affitto all’Agenzia del Demanio. Il Comune non aveva pagato.

Obblighi disattesi

Comune e Provincia, per Statuto soci finanziatori della Biblioteca Civica, hanno preferito assistere al declino della prestigiosa istituzione culturale pur di non stanziare 100.000 euro annui a testa. Dal 2014, i bilanci non sono stati più approvati. In quel periodo, sindaco e presidente della Provincia erano la stessa persona, sarebbe stato più semplice, dunque, gestire economicamente l’istituto culturale, invece si è assistito al suo tracollo con la complicità di tutta la politica cittadina. Gli immondi teatrini che a turno sono stati messi in scena da associazioni e istituzioni presenti sul territorio si sono rivelati inutili, dannosi e tante volte autoreferenziali e occasione di guadagno, non esclusivamente economico, per i soliti noti. Per ridimensionare i problemi della Civica, l’amministrazione provinciale (quando il presidente era Franco Iacucci) aveva addirittura auspicato il contributo di soggetti economici privati, suscitando le ire dei cittadini.  

I motivi del tracollo

Nel 2019 si apprese che l’ultimo bilancio approvato della Biblioteca Civica risaliva al 2013, che i contributi della Provincia erano stati ridotti e che centinaia di migliaia di euro stanziati dal Comune non erano mai giunti a destinazione. I bilanci della Biblioteca, infatti, sia preventivi sia consuntivi, erano stati approvati solo fino al 2013. Dal 2014 al 2018, nel bilancio preventivo della Biblioteca Civica era stata prevista un'entrata consistente, della quale non è stato mai possibile tracciarne la destinazione a causa della mancanza dei bilanci consuntivi.

I bilanci comunali, invece, avevano previsto uno stanziamento di fondi che, però, non corrispondevano puntualmente al totale delle liquidazioni. Emerge chiaramente il disinteresse mostrato verso la Biblioteca, usata come una cassa alla quale destinare fondi che in seguito venivano distratti. E mentre la Civica si avviava verso la strada del tramonto, l'amministrazione comunale tornava a chiedere all’allora MIBAC fondi per la ricerca del tesoro di Alarico, di cui non esiste alcuna traccia. Nell’agosto del 2019, il Comune tagliò il finanziamento.

La dichiarazione dell'interesse culturale del patrimonio della Biblioteca Civica di Cosenza

Nel 2019, la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Calabria, considerato l’interesse storico particolarmente importante della Biblioteca, emanò il decreto di dichiarazione dell'interesse culturale del patrimonio della Biblioteca Civica di Cosenza e inviò al Presidente della Biblioteca Civica di Cosenza le proprie prescrizioni circa i provvedimenti da adottare per assicurare una buona tenuta e conservazione del patrimonio librario e documentario. Il Soprintendente archivistico e bibliografico della Calabria notificò all’allora Presidente della Civica Leopoldo Conforti e all’allora componente del Consiglio di Amministrazione Franco Iacucci, “l’obbligo di conservare, ordinare e inventariare la documentazione della Biblioteca e il divieto di smembrare l'archivio e far uscire in modo definitivo dal territorio della Repubblica l'archivio o i singoli documenti ad esso appartenenti”. La Soprintendenza calabrese invitò, inoltre, Conforti e Iacucci a “voler adempiere ai provvedimenti necessari per assicurare una buona tenuta e conservazione dei beni culturali di che trattasi. Si rappresenta che nel corso dei sopralluoghi effettuati e da un'attenta analisi e verifica tecnico-scientifica è stato rilevato che parte del materiale librario ed archivistico non è conservato in modo idoneo, è in precario stato di conservazione, frammisto a materiale di risulta in locali per lo più umidi e carenti di scaffalature sufficienti”.

Si sarebbe dovuto provvedere a ricollocare in locali salubri e idonei il materiale afferente l'emeroteca e le Gazzette Ufficiali; individuare locali idonei per la conservazione dell'archivio della Biblioteca Civica; provvedere alla sanificazione di alcuni locali risultati troppo umidi; provvedere a un intervento di restauro conservativo del materiale librario e documentario che non versava in buono stato di conservazione. A distanza di quasi quattro anni, si rischia di perdere l’intero patrimonio per il disinteresse dimostrato dalle Istituzioni, così come negli ultimi vent’anni la Biblioteca ha perso 120 libri antichi e rari stampati tra il 1500 e il 1700. Nessuno sa che fine abbiano fatto, né come sia potuto accadere che oltre un centinaio di volumi sia stato portato fuori dalla Biblioteca.

La città dei balocchi ha sconfitto la città di Telesio e l’Atene della Calabria oggi è solo un ricettacolo di immondizia. 

Cosenza, 6 aprile 2023
© Francesca Canino

 

 

 

 

26 gennaio 2023

Libiamo ne’ lieti calici

 


La vite e il vino sono elementi presenti nella storia dell’uomo dalla notte dei tempi: dall’Asia all’Egitto, dalla Palestina a Israele, dall’antica Grecia a Roma, in ogni antica civiltà l'inebriante bevanda è stata protagonista della vita quotidiana, delle tradizioni, della mitologia.

Omero, nel libro IV dell’Iliade, raccontò la nascita del piccolo Dioniso, della sua travagliata infanzia e dell'aiuto che ricevette dagli uomini, ai quali, in segno di gratitudine, svelò 'l’arte di fare il vino'.

Ad Atene, la città della cultura e dei simposi, il vino era portatore di una dolce euforia e incoraggiava gli animi alla conversazione e ai pensieri più elevati. Lo sapeva bene Socrate, che apprezzò sempre l’amico vino e lo stesso Platone, in un’esortazione che sembra attuale più che mai, scrisse: “Per ciò che riguarda il bere, il vino impregna l’animo e addormenta i nostri crucci destando buoni sentimenti… tuttavia quando ci versiamo grandi coppe, il nostro corpo e il nostro spirito non tardano a smarrirsi e noi ci mettiamo a divagare. Se, al contrario si beve in piccole quantità, il vino ci mette dolcemente di buon umore”.

I Greci coniarono, inoltre, il termine Enotri per identificare le popolazioni italiche indigene del Meridione, affidando così al vino un ruolo caratterizzante i popoli mediterranei.

Anche Roma apprezzava il nettare prelibato, tanto che molti furono gli scrittori e i poeti che gli dedicarono odi e versi: Marziale, Orazio, Catone o Virgilio, tutti concordi a cantare il vino come preludio all’amore, alla vita.

E nella magnifica e opulenta Sibari? Erano state costruite delle tubature di argilla in cui scorreva il vino dalla campagna alle ville sul Crati. Quando si dice essere un Sibarita, ovvero un uomo straricco.

Il tempo non ha snaturato le ispirazioni che il vino infonde, è rimasto al fianco di poeti e artisti, nelle penne aristocratiche dei maggiori autori medievali e moderni e negli stornelli popolari. Se da sempre anima la cultura con “i lieti calici, che la bellezza infiora e la fuggevol ora s’inebrii a voluttà”, la vasta letteratura di cui è protagonista passa pure dalla poesia in vernacolo, che sottende l’importanza riconosciuta al vino, intermezzo nelle difficoltà giornaliere della vita e alla vendemmia, vera festa e momento di aggregazione e allegria, come ricordano coloro che l’hanno vissuta e come sapientemente è stata descritta in numerose poesie.

Ilari versi composti anche da poeti calabresi come Ciardullo, che scrive di un amore nato in cantina, o Antonio Chiappetta, altro poeta calabrese che beatifica il vino e i bevitori di ogni epoca. Il suo vero cuore è, dunque, nel popolo, batte dentro le cantine, prospera attraverso la vitalità dei borghi. Vive e pulsa nelle mani grosse e nodose dei contadini, che seppur stanche, non si sono mai sottratte ad ''alzare i calici per libar ne’ dolci fremiti che suscita l’amore''.

‘Ntiempu de l’uva

Ciardullo

Haiu truvatu a Mara Catarina
curcata ntra la vigna a nna cuntrura;
sutta nna vita d'uva matrucina,
sbentrugliatella, pracira e sicura...
L'haiu tuccata ccu nna paglicella
arrieti de nna ricchia. Illa e' scantata;
pue m'ha guardatu tutta assonnatella,
ha cuotu nn'uvicella e mi l'ha data...
Cumu sapia chill'uva matrucina
chi m'ha proiuto Mara Catarina!...

E m'ha trovatu Mara Catarina,
squazatu, allu parmientu, chi zampava;
s'e' appaggiata a llu muru de la tina,
ccu nna manu alla faccia e me guardava...
E me guardava ccu chill'occhiccielli,
chiusi e nun chiusi e me paria nnu juri...
Supra la frunte avia due cerritielli
scappati fore de lu maccature...
Chin'ha zampatu cchiu' chilla matina
chi m'ha trovatu Maria Catarina?
Puru si nne truvamu ntra nna festa,
vire cchi cosa, mancu nne guardamu!...
Tu vasci l'uocchi ed io vasciu la testa...
Chissu e' lu veru signiu ca nn'amamu...
L'amiche tue chi saru tutte quante,
iettanu botte, iettanu petrate!...
Nue nille ricoglimu tutte quante,
cussi' passamu le sante jurnate...
Quannu, quannu se ncrocca sta cantina,
chi m'ha ligatu a Mara Catarina?!...

 

La Vindigna

di Angela Iapello Mellace

A ottobra si ncumincia a vindignara,

s’abbonanu li vutti, si battunu li duaghi.

La genta va mmu vindigna e filaru pe

filaru cogghia la racina ntra lu panaru.

La mentanu ntra li spuarti para para e a lu

paramientu la portanu a macinara.

Li tini sugnu pronti mu si menta a

fermentara e lu torchiu, mandatu avanti e

arriedi, pressa li vinazzi sonandu na nota

musicala,clic clac, clic clac.

Ntra lu parimientu la genta chiacchiarija;

li vutti inchianu de mustu profumatu e

quannu pua hurna de vugghira lu vinu

assapuranu alu palatu.

Jugale

Di Antonio Chiappetta

 

Si la memoria ‘ngrata m’aiutasse de core ve

facerra ricriare, li brindisi chi ‘ntisi ve

cuntasse quannu tutti ‘ncignarunu a

mangiare; sentite cumu disse Ricchizzinu

azannu a l’aria nu bicchieri  ‘e vinu:

Viatu chine fici la chiarenza, viatu chine

viva a chi’ ha vivutu, su vinu nu me para

de Cusenza ma è u veru zuccariellu de

Savutu. Io vivu e me rifriscu li stentina

 brinnisannu a cummare Tiresina…”

 

Cosenza, 26 gennaio 2023

© Francesca Canino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

06 settembre 2022

Calabria e medici cubani. Un affare da 84 milioni di euro in 3 anni: tutti i benefit dell’Accordo

 


Affaire Cuba e dintorni

Parte II

 

La sanità in Calabria è commissariata dal mese di luglio del 2009, ma nessuno è a conoscenza del debito effettivo che gravava a quel tempo sulle casse regionali. A distanza di 13 anni, non si sa ancora quale sia la reale situazione dei ‘conti’ della sanità, ma se la Regione è ancora commissariata significa che i debiti non sono stati ripianati. Da novembre 2021, il ruolo di “commissario ad acta per l’attuazione del Piano di Rientro dal disavanzo del settore sanitario” è stato affidato al presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Una sanità, quella calabrese, senza più speranza ormai, che si arrangia da anni dopo i 18 ospedali chiusi nel 2010 e la deriva della sanità territoriale. E, oltre alle strutture obsolete, i calabresi fanno i conti da decenni con la carenza di personale nelle strutture sanitarie pubbliche. Oggi la situazione è scoppiata. Mancano medici, non si può, pertanto, garantire al cittadino il diritto alla salute, come previsto dalla nostra Costituzione. Per ovviare a questo annoso problema, il presidente-commissario Occhiuto ha firmato un “Accordo quadro di cooperazione per la fornitura di servizi medici e sanitari” con la Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A. (CSMC S.A.).

 

Secondo l’Accordo (https://www.regione.calabria.it/website/portalmedia/decreti/2022-08/1660815672262_Accordo.pdf), saranno 497 gli operatori sanitari cubani che presteranno servizio in Calabria per tre anni, al costo di 4.700 euro al mese. Un’operazione di oltre 84 milioni di euro. Ma non finisce qui, visto che l’Accordo prevede numerosi obblighi per la Regione Calabria, come:

·         farsi carico dell’ottenimento delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente della Repubblica Italiana per l’ingresso, il soggiorno e il lavoro non appartenenti all’UE;

·         assumere i costi di trasporto internazionale e nazionale di professionisti cubani per le vacanze durante l’esecuzione del presente Accordo, per l’inizio e la conclusione dei servizi forniti, nonché quelli derivanti dal ritorno a Cuba per partenza temporanea o definitiva;

·         pagare in anticipo il rimborso spese forfettario agli operatori sanitari cubani, all’arrivo nella Repubblica Italiana, per garantire le condizioni di vita e di cibo;

·         garantire alloggio, mobili e servizi necessari (mobili, elettrodomestici, utensili da cucina, biancheria, acqua, elettricità, internet, gas, telefono, aria condizionata, computer), in conformità con le condizioni del luogo in cui svolgono le loro attività;

·         garantire mezzi di protezione individuali della salute e gli strumenti e le risorse necessarie per l’adeguata fornitura secondo la specialità;

·         assicurare cure mediche e stomatologiche gratuite, in particolare per le emergenze urgenze;

·         fornire un contratto di assicurazione a ognuno di essi, con copertura di responsabilità civile, in termini simili alla copertura per i dipendenti del SSN. La copertura assicurativa dovrà essere riconciliata con CSMC,S.A;

·         garantire l’accesso alle informazione, ai media e agli eventi scientifici;

·         garantire il godimento delle festività stabilite nella Repubblica di Cuba (1 e 2 gennaio, 1 maggio, 26 luglio, 10 ottobre, 25 dicembre e 31 dicembre) e di quelle fissate nella Repubblica Italiana e se saranno tenuti a lavorare nelle suddette festività la Regione Calabria fornirà lo stesso trattamento riservato ai professionisti italiani;

·         riconoscere il diritto alle ferie retribuite degli operatori sanitari cubani e il godimento di 30 giorni nella Repubblica di Cuba;

·         farsi carico delle spese della visita medica all’arrivo in Calabria, nonché delle spese di soggiorno dell’operatore che non supera la visita medica fino al suo ritorno a Cuba;

·         facilitare l’apertura del conto bancario individuale all’arrivo in Calabria;

·         garantire al coordinatore (rappresentante legale) del CMCS, SA, assistenza tecnica e legale per lo svolgimento delle sue funzioni;

·         fornire uno spazio fisico al coordinatore e al team di coordinamento designato.

 Altri obblighi:



Un Accordo evidentemente sbilanciato che graverà su tutti i cittadini e farà indignare i medici calabresi in servizio. E già, i cubani troveranno qui l’America, come suol dirsi, e i calabresi gliela garantiranno. Resta, poi, da capire, dove saranno attinti gli 84 milioni dell’operazione. Ma questa, sicuramente, è una storia non ancora definita.

Cosenza, 6 settembre 2022

© Francesca Canino

 

04 settembre 2022

Calabria, sperperi e schiavitù moderna: chi e cosa c’è dietro l’affaire Cuba

 Affaire Cuba e dintorni


I Parte

Non convince la ‘faccenda’ cubana architettata dal presidente della Regione Calabria e commissario alla sanità Roberto Occhiuto. Dal primo annuncio dato dallo stesso presidente-commissario per divulgare l’accordo tra la Calabria e la Repubblica di Cuba, la vicenda ha assunto contorni poco chiari. Specialmente all’indomani della firma dell’Accordo quadro di cooperazione per la fornitura di servizi medici e sanitari tra la Regione Calabria e la Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A. (CSMC S.A.), approvato il 17 agosto scorso con DCA n. 87 (https://www.regione.calabria.it/website/portaltemplates/view/view.cfm?29676).

 

La Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A. (CSMC S.A.)

La CSMC è una società commerciale con capitale totalmente cubano in mano al governo di L’Avana, disponibile a offrire servizi sanitari al fine di garantire la regolare erogazione dei servizi sanitari necessari alla Regione Calabria. È quanto si legge nelle premesse dell’Accordo quadro, che continua con una serie di clausole poco edificanti. 497 operatori sanitari cubani presteranno servizio in Calabria per 2 anni. Si partirà con 137 sanitari per poi arrivare al numero richiesto. Gli operatori sanitari «forniranno i servizi concordati usualmente per 40 ore settimanali, dal lunedì al venerdì, in giornate lavorative di otto (8) ore al giorno, compresa una guardia di ventiquattro (24) ore per ogni settimana». La Regione Calabria, dal canto suo, si impegna, o forse sarebbe meglio dire si inguaia, assumendo costi, rimborsi e altre incombenze a tutto svantaggio dell’ente. Cui prodest? E, soprattutto, cosa sottende questa operazione?

Intanto è necessario precisare che la CSMC, che si autodefinisce “Società internazionale di servizi medici”, in realtà esporta personale medico da Cuba in diversi altri paesi. Un business già collaudato che arricchisce il regime castrista e priva dei diritti i suoi medici.

 

I compensi ai medici cubani secondo l’Accordo quadro di cooperazione per la fornitura di servizi medici e sanitari

Proseguendo nella lettura dell’Accordo quadro, si apprende che per ogni medico cubano la Regione Calabria spenderà 4.700 euro al mese, di cui 1.200 euro andranno ad ogni operatore come rimborso spese. Il tutto esente da imposte, sebbene il lavoro si svolgerà sul territorio italiano. Il restante valore di 3.500 euro sarà pagato direttamente con bonifico bancario alla CSMC, S.A., attraverso il “Banco Financiero Internacional”, S.A. L’Avana. L’operatore sanitario cubano, dunque, riceverà solo una percentuale di quanto la Regione sborserà per il suo lavoro. Non solo, i sanitari saranno sottoposti ad una serie di restrizioni che violano i diritti umani. Se a questo si aggiunge che percepiranno solo una parte del loro compenso, si potrà, giustamente, parlare di schiavitù. Necessario aggiungere che la CSMC designerà “il Coordinatore degli operatori sanitari cubani nella Regione Calabria, come rappresentante legale di CSMC S. A. in Italia”. In pratica si tratterà di controllori.

 

Alcune reazioni

L’operazione Cuba ha, pertanto, sollevato una serie di disapprovazioni e dubbi anche sugli effettivi titoli posseduti dagli operatori cubani in partenza per la Calabria.

La dottoressa Maray Sara Sanchez Guevara, Segretaria ODV Democrazia e Libertà, ha definito, presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani, l’emigrazione dei sanitari cubani una tratta di esseri umani, una schiavitù moderna praticata dalla dittatura dell’Avana attraverso le sue “Missioni Internazionaliste”, o “Brigate Mediche”, come sono conosciute in Italia. Una ‘missione’ in contrasto con la risoluzione 0342/2021 del Parlamento Europeo (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/B-9-2021-0342_IT.html), che ha ricevuto l’approvazione della maggioranza con 386 voti favorevoli e che nel suo articolo 10: “Condanna le violazioni sistematiche dei diritti umani e del diritto del lavoro commesse dallo Stato cubano nei confronti del suo personale sanitario in servizio all'estero nell'ambito delle missioni mediche e in violazione delle convenzioni fondamentali dell'OIL ratificate da Cuba”.

Una denuncia portata avanti dall’Organizzazione Internazionale Prisoners Defenders, inoltre, basata su circa 2000 testimonianze di cittadini cubani, ha confermato che gli operatori sanitari sono stati costretti a lavorare all’estero in condizioni non accettabili per i paesi democratici.

 

Le reazioni dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della Calabria

I presidenti dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della Calabria hanno evidenziato già nelle scorse settimane che «i titoli vanno rigorosamente verificati per poter esercitare la professione in Italia e in Calabria sempre con regole trasparenti e procedure certe evitando il pericolo di sfociare nell’esercizio abusivo… che la conoscenza adeguata della lingua italiana, nell’esercizio di qualunque professione ed, a maggior ragione, nel campo dell’emergenza sanitaria (come precisa l’accordo firmato), è di importanza fondamentale: la mancanza, ma anche la sola insufficiente conoscenza di questo strumento essenziale di comunicazione, può risultare drammaticamente dannosa e ritardare o non individuare tempestivamente diagnosi e cure appropriate o, peggio, perdere vite umane anziché salvarle… Così come è molto preoccupante l’inevitabile ignoranza riguardante le nostre pratiche di medicina legale (ad esempio: i referti che per legge è obbligatorio vengano redatti dal professionista che ha constatato il fatto, la certificazione formale della morte ecc.) da parte di colleghi stranieri, al pari di tante regole in materia sanitaria che il nostro sistema sanitario pone a tutela dei cittadini, che hanno il diritto di trovare competenza e non solo un pronto soccorso “aperto”! ». I presidenti hanno, dunque, chiesto: «Che vengano vagliate prima altre soluzioni e percorsi che tengano conto, intanto, del coinvolgimento dei medici di continuità assistenziale, degli specializzandi (non solo dell’unica Facoltà di Medicina calabrese), dei medici in formazione per la medicina generale, dei medici in quiescenza, ecc. e soprattutto che si facciano reali ed attrattive manifestazioni di interesse nei confronti di nostri iscritti che lavorano in altre regioni d’Italia. A questo proposito, è necessario che si faccia anche una seria analisi sui motivi per i quali centinaia di medici, pur conservando la residenza in Calabria e l’iscrizione negli Ordini della nostra regione, hanno preferito le opportunità di lavoro offerte in altre regioni».

 

L’Accordo firmato dal presidente Roberto Occhiuto potrebbe aiutare un regime comunista che viola i diritti umani e, nel contempo, alimentare un sistema di schiavitù e tratta di persone che è già all’attenzione di tanti organismi internazionali. Molti sono i punti dell’Accordo quadro che evidenziano un affare sbilanciato, a vantaggio esclusivo di Cuba. Infatti, la Regione Calabria – in Piano di Rientro - sborserebbe 28 milioni di euro all’anno per avvalersi di operatori che probabilmente non possiedono i necessari titoli; che, come vedremo prossimamente, pare siano sottoposti a regime di schiavitù; che graverebbero, infine, sul bilancio della regione più povera d’Europa non solo per i 28 milioni di euro all’anno, ma per una serie scandalosa di esose richieste che la CSMC ha fatto e ottenuto dal presidente Occhiuto. Ci chiediamo: il Ministero della Salute è a conoscenza di questa operazione?


Cosenza, 5 settembre 2022

© Francesca Canino

 

19 agosto 2022

Calabria, ecco perché i concorsi per medici ospedalieri vanno deserti


Se i concorsi per medici ospedalieri in Calabria, soprattutto nelle discipline più rischiose e impegnative anche sotto il profilo psico-fisico (principalmente emergenza), vanno spesso deserti, non avviene certo per una punizione divina, ma per una serie di motivi facilmente individuabili. 

Dal numero chiuso nelle facoltà di Medicina, agli ingiusti riconoscimenti economici, dall’impossibilità di vincere qualsivoglia concorso se non si è “parte” di famiglie (in tutti i sensi), partiti, logge, agli ostacoli che vengono posti sul cammino di chi, per puro caso, si trova a lavorare in un ospedale calabrese senza le spalle coperte.

Ogni anno, in Italia, viene ammesso un determinato numero di studenti al corso di laurea in medicina e, in seguito, un numero ancora minore per accedere alle varie specializzazioni (titolo necessario per l’accesso al SSN). Questo numero, da oltre 30 anni, viene calcolato non sulla base dei fabbisogni di salute, ma su meri calcoli economicistici. Da aggiungere che, con l’allungamento degli anni necessari al completamento del percorso specialistico, per avere uno specialista in discipline mediche necessitano minimo 11 anni, per quelle chirurgiche 12. In questo modo, negli anni, si è creata una carenza di medici che permette ad ogni giovane specialista di poter tranquillamente scegliere dove e in quale ruolo lavorare.

Appena uscito dall’università, ognuno ha le sue legittime aspettative: crescita professionale, fare ricerca, ambire a progressioni di carriera, svolgere la professione in modo etico, scientifico e, perché no, con il giusto riconoscimento economico. Quante di queste aspirazioni potrebbero essere soddisfatte lavorando in Calabria? Nessuna.

In Calabria, gli stipendi, a parità di ruolo e posizione, sono mediamente più bassi del 10% rispetto a quelli delle altre regioni; la progressione di carriera ha come titolo fondamentale “l’appartenenza”; dove, proprio per questo, la gran parte dei primari è composta da “miracolati” di cui la maggior parte, non avendo la giusta autorevolezza, non garantiscono una buona crescita professionale, figurarsi la possibilità di fare ricerca; sempre in Calabria, non c’è un euro investibile in fondi di ricerca e formazione seria; le pressioni “esterne” creano ostacoli difficilmente sormontabili per comportamenti professionali etici e scientifici, facendo aumentare a dismisura i rischi medico-legali ed anche, spesso, personali. In un quadro come questo, c’è qualcuno che si chiede perché i concorsi vanno deserti. La giusta domanda sarebbe: chi sono quei pazzi che vogliono ancora venire o restano a lavorare in Calabria? Forse per questo ci siamo rivolti a Cuba. Sono sufficientemente preparati professionalmente ma, soprattutto, sono abbastanza lontani per non conoscere il disastro in cui si imbarcheranno.

Cosenza, 19 agosto 2022

© Francesca Canino

18 agosto 2022

Calabria, arrivano i medici cubani, ma il sistema non si salverà

 


Medici cubani in Calabria in aiuto al sistema sanitario calabrese. È l’ultima trovata del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, dopo l’aumento scandaloso degli stipendi ai manager della sanità (mentre i medici attendono da due anni di ricevere i contributi Covid) e dopo un anno circa di mandato in cui la sanità, il problema più grave della Calabria, ha continuato a languire. Speranze zero per l’immediato futuro se non si analizzano le cause e non si rimuovono i vari steccati che hanno imprigionato la sanità. Intanto, «ieri il Presidente Occhiuto, con un video messaggio su Facebook, ha trionfalmente annunciato la firma dell’accordo per ottenere 497 medici cubani in aiuto al Sistema Sanitario Regionale che ne ha una grave carenza. Non riesco a capire le motivazioni a sostegno dei toni entusiastici per l’accordo raggiunto». A parlare è il dottor Rodolfo Gualtieri, segretario provinciale aggiunto CISL Cosenza, che così continua: «A me pare, ma potrei sbagliarmi, che lui stesso, negli ultimi 30 anni, abbia frequentato il Parlamento italiano militando in un’area politica tra le principali responsabili dello sfacelo sanitario della nostra regione e dell’intera nazione».

Lo sfacelo accennato è sotto gli occhi di tutti e si è rivelato in tutta la sua gravità nel periodo pandemico. Ma la sanità italiana era già in declino, mentre quella calabrese si era dissolta da tempo secondo la volontà della malapolitica, della massomafia e dei cittadini silenti e proni ai poteri forti e marci. Un processo di distruzione che viene da lontano e che oggi ci interroga sulle azioni che lo hanno attuato.

«Chi ha introdotto – domanda Gualtieri - il numero chiuso nelle facoltà di medicina senza una reale programmazione dei fabbisogni? Chi ha contribuito allo sfacelo del SSN con tagli continui ai bilanci? Chi ha fatto della Sanità un terreno di gestione del potere con nomine di assoluti incapaci, quando non di autentici criminali, nei posti chiave (intendo per questi dal Ministro fino all’ultimo dei Primari) della Sanità? Chi ha ridotto la formazione medica ad un mercimonio per il quale Dante introdurrebbe un apposito girone infernale? Per di più, come riesce Occhiuto a giustificare il suo endorsement verso la vituperata Cuba, che a dire della sua area politica è un residuo di quel comunismo causa di tutti i mali del mondo?».

Domande legittime che non troveranno mai una risposta. Gli altarini non devono essere scoperti, crollerebbe un sistema ancora solido alimentato dal disinteresse e dalla poca memoria degli italiani.

«Contando sulla scarsa memoria degli italiani - conclude Gualtieri - e soprattutto sulla loro capacità di bersi qualsiasi cosa, quella che potrebbe essere tranquillamente la requisitoria d’accusa finale ad un processo ad un’intera classe politica viene trasformata in un messaggio trionfale per aver portato a termine una brillante operazione a sostegno della sanità regionale. C’è un’ultima domanda da porsi riguardo lo sfacelo della Sanità Pubblica. È tutto scaturito per idiozia o per calcolo finemente studiato?».

Cosenza, 18 agosto 2022

© Francesca Canino


29 giugno 2022

Calabria, mantenerla arretrata è un disegno ben architettato


 

Nothing happens by chance

di Domenico Canino

Se una persona qualunque cerca di fare un'analisi dei motivi dell’arretratezza della Calabria e unisce i puntini, salta fuori un disegno.

Classe politica fatta da persone della peggiore specie ad ogni livello? E ci siamo.

Tendenza a parlarci male addosso e dare la colpa a tutti tranne che a noi stessi? E ci siamo.

Mancanza di visione e progettualità sul lungo termine? E ci siamo.

Mancanza di risorse finanziarie? No, non ci siamo.

Nel corso degli anni sono arrivati fiumi di soldi per sanità, infrastrutture, depuratori, strade, energie rinnovabili, etc.

Ma c’è un MA grosso come una casa. Tutte queste ingenti risorse finanziarie sono arrivate già destinate dal governo centrale, ben affiancato dai RAS locali, in capitoli fallimentari. Ovvero, si sapeva già dall’inizio che non avrebbero portato nessuno sviluppo, né miglioramento della vita dei cittadini.

Formalmente il governo centrale o la comunità europea dicevano: “Ti diamo queste risorse perché tu possa spenderle per migliorare vari settori”. Ma le modalità e i settori a cui queste risorse erano destinate erano tutti sbagliati.

Un disegno chiaro: la Calabria deve essere mantenuta sotto una soglia di sviluppo.

Abbiamo innumerevoli esempi:

1) La CE destina 160 milioni di euro per i trasporti e la Regione Calabria fa un progetto di metro leggera su Cosenza- Unical. Progetto totalmente sbagliato e inutile, poiché avrebbe costi di gestione altissimi a fronte di nessun vantaggio sui tempi di trasporto e sul miglioramento del traffico, oltre a non avere un bacino di utenza necessario. Eppure la CE approva e mette i soldi a disposizione per 5 anni, nonostante il progetto sia totalmente sbagliato! Poi, per fortuna, l’incapacità totale degli amministratori regionali e comunali, fa saltare il progetto, perché non si mettevano d’accordo su come dividere la torta.

2) La statale Jonica 106. È la prova ‘provata’ che il governo centrale non vuole nessuno sviluppo dell’area jonica della Calabria. La si vuole tenere arretrata. C’è ancora in gran parte il tracciato di Michele Bianchi degli anni ‘30. E meno male! In quasi 100 anni non si è stati capaci di fare una superstrada a due corsie dello Jonio, come quella che c’è da Sibari ad Amendolara dal 1978. Ora il governo manda altri soldi e che fa? Invece di fare un pezzo di superstrada da Sibari ad andare verso Sud, verso Mirto, Cariati, che fanno? Destinano i soldi a rifare il pezzo che già va bene da Sibari ad Amendolara, aggiungendo un nuovo pezzo a Nord sopra Roseto. Lampante, non ci deve essere sviluppo e viabilità a Sud di Corigliano- Rossano.

3) Ferrovie. Capitolo impietoso. Funziona bene solo la tirrenica. E però senza alta velocità, che sennò magari ci abituiamo bene. La ferrovia jonica è pietosa. Inoltre, la rete ferroviaria interna della Calabria è inutile e costosissima e con pochissimi viaggiatori. Tutti prendono gli autobus, più veloci e meno costosi. Perché non si chiudono le ferrovie secche e si destinano le risorse alla gomma? Perché così le aree interne hanno sempre poche corse e non c’è possibilità che si sviluppino troppo.

4) Autostrada. Il tracciato originale era costiero, quello attuale è zeppo di viadotti e gallerie, con costi altissimi se si vuole rifare un pezzo ex novo. Infatti, nei punti difficili tipo Cosenza-Falerna, non è stato rifatto il tracciato. Errore madornale cambiare il tracciato.

5) Porto di Gioia Tauro. Nato negli anni 70, è costato una barca di soldi e serve solo per transhipment. In 50 anni non è stato dotato di vere aree industriali e collegamenti alla rete ferroviaria. Magari fra altri 50 anni… La rete portuale, per una regione tutta coste è inadeguata: tanti piccoli approdi, ma pochi porti veri dove possono approdare grandi navi per turismo e merci. Corigliano è un esempio positivo, ma non basta.

6) Rete stradale interna ormai sufficiente perché la popolazione è sempre di meno. Non c’è bisogno di nuove bretelle, basta quello che c’è, purché sia tenuto bene. Eppure tutti vogliono una superstrada che arrivi sotto casa!

7) Aeroporti, funziona solo Lamezia. È un chiaro disegno affossare Crotone e Reggio. Hai visto mai che quelle aree possano avere sviluppo? Un aeroporto a Sibari sarebbe molto positivo, magari avrebbe un basso bacino di utenza, ma avrebbe un costo di costruzione e gestione molto basso e l’area, come Lamezia, è per natura e clima chiaramente vocata. Ma non si fa. Eppure i soldi in ballo sarebbero molto meno dei 160 milioni della metro di Cosenza. Meditate, perché si tenta di finanziare opere sbagliate e non quelle che portano sviluppo. E la mancanza di una rete di eliporti ed elisuperfici? Città come Cosenza, Corigliano-Rossano, Vibo, Tropea, Basso Jonio, Sila, Aspromonte, Serre Vibonesi, avrebbero bisogno di elisuperfici attrezzate per trasporti di protezione civile, eliambulanze, servizi antincendio, etc. Ma costano troppo poco e portano tanti vantaggi. Non sia mai che un turista ricco possa farsi accompagnare in elicottero in Sila o in Aspromonte da Lamezia, magari in un resort di alto livello. I turisti ricchi senza aeroporti ed eliporti ce li sogniamo. Magari passano con le megabarche sul mare e non sanno dove approdare.

😎Nuovi Ospedali. Anche qui si costruirà il recinto dopo che le vacche saranno scappate. Sono specchietti per le allodole. La Calabria ha un forte spopolamento, non ha bisogno di megastrutture ospedaliere, ma di buoni piccoli ospedali funzionanti, con adeguato numero di medici e personale di supporto. Invece i soldi andranno sul nuovo cemento e quando saranno finiti, tra 20 anni, non ci sarà rimasto più nessuno qui.

9) Il mare. Grandissima risorsa per una regione tutta coste. Ma bisogna tenerlo pulito per i turisti, visto che non abbiamo l’organizzazione e le strutture ricettive di altre regioni. Eppure, dappertutto i depuratori non funzionano e nonostante le pezze e i finanziamenti il mare è sporco. Se si volesse davvero fare, si potrebbe fare.

10) Si può continuare per tanti altri settori, dall’agricoltura, ai trasporti privati, al turismo, dove i soldi vengono spesi su progetti di immagine e non su iniziative concrete. Le clientele del settore agricoltura delle Regione sono enormi, soldi a fondo perduto, che hanno generato piccoli imperi, mentre i piccoli agricoltori non hanno i soldi nemmeno per il gasolio dei trattori. E poi il lavoro nero, gli immigrati sfruttati a morte, e tutti lo sanno, e ogni tanto si fa un servizio in tv per lavarsi la coscienza.

Per me il disegno è: “Vi teniamo sotto sviluppo, ma siccome i soldi li mandiamo la colpa è vostra”. Troppo comodo, non basta mandare i soldi, bisogna mandarli nei settori giusti e seguire il loro percorso sino all’opera realizzata. Altrimenti è chiaro che essi diventano solo una alibi.

Cosenza, 29 giugno 2022

© Domenico Canino