‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

09 settembre 2020

Minacce e pugni a Michele Santagata: la Calabria mafiosa è scesa in campo

 

L’aggressione a Michele Santagata (http://www.iacchite.blog/cosenza-caccia-subitu-i-foto-i-manna-aggredito-michele-santagata/avvenuta ieri a Cosenza, in pieno centro e in pieno giorno, non rappresenta solo l’ennesimo e deprecabile attacco alla libertà di stampa compiuto a suon di botte, quanto la prova inoppugnabile della veridicità dei suoi scritti. E anche stavolta i fatti riportati da Michele su Iacchitè sono di una gravità inaudita, poiché rimarcano, con dovizia di particolari, il marciume di certa magistratura legata a doppio filo con la politica e la massomafia. Aberrante.

Come si può tacere sul perverso operato di alcuni magistrati? E sugli stretti legami tra questi ultimi e gli amministratori, i politici locali e gli operatori della (in)giustizia che foraggiano certa criminalità? Il risultato di tanta malversazione è la condizione di sottosviluppo e di degrado morale della nostra terra, favorita anche dai bavagli imposti a tanti giornalisti. Non è un caso se viviamo in una regione in cui tutto è mafia, subita, accettata, spesso negata dalla maggior parte dei calabresi, che supinamente ‘tirano a campare’ con rassegnazione e senza dignità. Anche l’Antimafia ha mostrato il suo completo disinteresse verso la pervasività del fenomeno mafioso in Calabria. E chi alza la cresta e si sbavaglia viene punito in un modo o nell’altro, spesso nell’indifferenza dei cittadini – a beneficio dei quali si svolge il lavoro dei giornalisti - o dei tanti colleghi che fanno finta di non aver saputo.

Il tempo che viviamo richiede coraggio, conoscenza, coscienza. La terra in cui viviamo necessita di cambiamenti radicali che solo la partecipazione di tutti potrà determinare. L’informazione deve essere libera e obiettiva. Nessuno tenti di bloccarla. Per questi motivi esprimo la mia personale vicinanza a Michele Santagata e a Gabriele Carchidi. Tiremm innanz!

Cosenza, 9 settembre 2020

Francesca Canino

 

05 settembre 2020

Ospedale di Cosenza allo sbando, ma i responsabili incassano i premi

 


Un paio di giorni fa, la segreteria aziendale CISL medici dell’Azienda ospedaliera di Cosenza ha inoltrato un comunicato stampa che solleva diversi dubbi sulla “promozione” del lavoro svolto dal commissario dell’Ao di Cosenza, Giuseppina Panizzoli. Il commissario ad acta Saverio Cotticelli, il sub commissario Maria Crocco e l’Agenas hanno dichiarato positivo l’operato del commissario Panizzoli, che potrà incassare ben 50.000 euro di premio per gli obiettivi raggiunti. Tutto ciò lascia perplessi se si considera che i problemi dell’ospedale bruzio si sono purtroppo amplificati e che il management dell'azienda ospedaliera di Cosenza ha rinunciato, nei mesi scorsi, a un finanziamento di 10 milioni di euro che avrebbe permesso l'acquisto di nuove attrezzature. Una rinuncia inspiegabile che ha impedito all’Annunziata di posizionarsi al livello di un vero HUB sanitario e di poter contrastare l'emigrazione sanitaria.

Nel Decreto di valutazione dell’operato della dr.ssa Panizzoli, emesso dalla struttura commissariale regionale, si inizia citando l’adozione del nuovo Atto aziendale entro i termini previsti dal Decreto Calabria «peccato che – si legge nel comunicato stampa della CISL Medici - lo stesso commissario Cotticelli, a distanza di oltre sei mesi, non lo abbia ancora ratificato… Si parla poi di individuazione e piano di risoluzione delle criticità. Per valutarlo basta guardare la situazione al Pronto Soccorso, senza sollievo e neanche prospettive». Su questo punto bisogna soffermarsi: il pronto soccorso dell’Annunziata è quasi ogni giorno sulle pagine dei giornali a causa della totale disorganizzazione che vi regna. Il suo direttore e il commissario Panizzoli non hanno mai pensato di risolvere – o almeno tentare di risolvere – le criticità che rendono infernale l’accesso e la permanenza in questo reparto ( ), contraddistinto da carenza di personale, caos, tempi di attesa biblici che i pazienti/contribuenti non meritano affatto. Ci si chiede sovente perché il pronto soccorso bruzio giace in condizioni da terzo mondo, se c’è un direttore che lavora e perché il commissario Panizzoli ha mostrato disinteresse, pur sapendo che sul territorio non esistono strutture che erogano prestazioni di primo soccorso. Equivale a dire che i cittadini possono soffrire, rischiare la vita, rimanere invalidi, tanto il premio di (im)produttività arriva lo stesso grazie alle tasse pagate dagli stessi malati che ricevono trattamenti immeritati.

«Si accenna al governo delle liste d’attesa – continua il comunicato della CISL Medici - ed al loro “tendenziale rispetto” dei piani regionali. Se mesi di attesa per prestazioni anche urgenti voglia dire aver raggiunto l’obiettivo...» e qui si deve stendere un velo pietoso, visto che molte prestazioni possono essere erogate anche tra 14 mesi. Ma non finisce qui: «Hanno licenziato gli operatori delle cooperative – in conclusione del comunicato -  sostituendoli con personale dipendente che operava in altre strutture ridotte, a loro volta, in estrema carenza. Si conclude con la presentazione del progetto di efficientamento dell’utilizzo delle sale operatorie dell’Annunziata entro il 9 maggio di cui, ad oggi, non si è notato alcun effetto»

Davvero vogliono far credere ai cittadini che gli obiettivi sono stati raggiunti?

Cosenza, 5 settembre 2020

© Francesca Canino

 

03 settembre 2020

Ospedale di Cosenza, il commissario Panizzoli e gli obiettivi (MAI) raggiunti

 


È di questi giorni il comunicato stampa sulla “promozione” del lavoro svolto dalla Dr.ssa Panizzoli come Commissaria dell’AO di Cosenza. Nel leggerlo si dubita seriamente del fatto di vivere nella stessa realtà in cui vivono AGENAS, Commissario Cotticelli e sub Commissaria Crocco. Su istruttoria dell’AGENAS, infatti, la Struttura Commissariale ha emesso un Decreto di valutazione dell’operato della dr.ssa Panizzoli positivo al 100%. Il problema è che è basato su dati che nulla hanno di reale.

Si inizia citando l’adozione del nuovo Atto Aziendale entro i termini previsti dal Decreto Calabria. Peccato che, per ammissione pubblica della stessa Dr.ssa Panizzoli, tale documento sia stato redatto dai Direttori di Dipartimento ereditati dalla precedente Amministrazione, commissariata perché valutata negativamente (si ricorda che i Direttori di Dipartimento sono di nomina fiduciaria del Direttore Generale dell’azienda). Peccato che lo stesso Commissario Cotticelli, a distanza di oltre sei mesi, non lo abbia ancora ratificato. Peccato che il Dipartimento Regionale Tutela della Salute, in un documento di due pagine pieno di pesanti rilievi, inviato all’AO di Cosenza il 13 agosto scorso, ne chieda la completa riformulazione.

Proseguendo nell’elencazione degli obiettivi definiti come raggiunti, se ne trovano tanti di cui, utenti ed operatori, non ne hanno affatto contezza. Si parla di individuazione e piano di risoluzione delle criticità. Per valutarlo basta guardare la situazione al Pronto Soccorso, senza sollievo e neanche prospettive. Si accenna al governo delle liste d’attesa ed al loro “tendenziale rispetto” dei piani regionali. Se mesi di attesa per prestazioni anche urgenti voglia dire aver raggiunto l’obiettivo...

Si prosegue con un passaggio in stupendo burocratese: «contenimento, nel primo semestre 2020 e rispetto all’esercizio 2019, della spesa riferita a forniture di personale sanitario gravante sulla posta di bilancio relativa a “Beni e Servizi”, con riduzione di almeno il 50% della spesa medesima e ridistribuzione, per quanto necessario, sulla posta di bilancio relativa a personale a gestione diretta nel limite del tetto di spesa fissato per l’Azienda ospedaliera». Tradotto: hanno licenziato gli operatori delle cooperative sostituendoli con personale dipendente che operava in altre strutture ridotte, a loro volta, in estrema carenza.

Si conclude con la presentazione del progetto di efficientamento dell’utilizzo delle sale operatorie dell’Annunziata entro il 9 maggio di cui, ad oggi, non si è notato alcun effetto.

A questo punto sorge spontaneo il quesito: visto che il personale medico e sanitario in genere, essendo in numero enormemente al di sotto dell’accettabile, non ha colpa, anzi è da santificare per i grandi sacrifici fatti nel cercare di tamponare carenze oramai croniche, visto che i manager che si avvicendano a vari livelli nella nostra Sanità regionale risultano essere tutti delle eccellenze, visto che la classe politica regionale gestisce e programma la sanità in modo inappuntabile, vuoi vedere che è colpa dei cittadini utenti che si ammalano in modo anomalo e dispettoso e fanno della nostra Sanità un baraccone in disfacimento da oramai trent’anni?

Dr. Rodolfo Gualtieri

Segretario aziendale CISL Medici  

02 settembre 2020

Pronto soccorso di Cosenza, urge riorganizzazione


Gruppetti di persone affollano quotidianamente lo spazio antistante la sbarra del Pronto soccorso dell’Annunziata. Sono i familiari dei pazienti che attendono di essere curati nella porta d’accesso dell’ospedale cittadino. Ore sotto il sole cocente, seduti per terra ad aspettare che arrivino notizie sullo stato di salute dei loro cari. E la sera sono ancora là, i tempi del Pronto soccorso sono estremamente lunghi, ma i familiari degli ammalati resistono a tutto, sperando che il sacrificio non si riveli vano.
In ospedale non si entra più come nei mesi scorsi, l’emergenza determinata dalla SARS-CoV2-19 ha imposto nuove regole – legittime - da rispettare per evitare contagi. Alcune direttive, però, devono essere riviste per impedire che i pazienti rimangano completamente da soli, considerata la penuria cronica di personale che affligge l’ospedale e, di conseguenza, i tempi dilatati che un accesso al Pronto soccorso richiede in queste condizioni. I familiari devono essere messi in condizione di entrare – uno per paziente – nei locali del Pronto soccorso e delle altre Unità operative per assistere i loro congiunti e avere notizie immediate sul loro stato di salute.
Si creino, pertanto, nuovi percorsi in sicurezza in tutto il nosocomio, poiché tutti i malati devono avere un familiare al proprio fianco. Non si può dimenticare il messaggio inviato dalla giovane donna deceduta nei giorni scorsi all’Annunziata per cause da accertare, con cui informava il marito di essere sola da ore. Se avesse avuto qualcuno vicino non sarebbe morta in solitudine.
Urge una riorganizzazione immediata del’Hub cosentino, visto l’aumento dei contagi nella nostra regione e la carenza di strutture sul territorio in grado di prestare cure a chi ne ha bisogno.

Cosenza, 2 settembre 2020

© Francesca Canino

01 settembre 2020

LETTERE: la piazza della mafia, diciamocela tutta sul gip e Morra



Sono ormai passati oltre quattro mesi da quando la cosiddetta “piazza della mafia”, in pieno centro di Cosenza, è stata posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. Da allora, oltre allo stato di completo abbandono, non si sono registrati fatti nuovi, a parte una perizia commissionata dal comune cosentino ad una società privata per stabilire la pericolosità della piazza. Ma di questa perizia non si è saputo più nulla, così come non si sa quello che deciderà la magistratura sul futuro della piazza, con tutti i tempi super lunghi che la caratterizzano e le decisioni spesso contestabili che prende. Mi riferisco al fatto che, a leggere quello che i giornali hanno più volte pubblicato estrapolando pezzi dell’ordinanza di sequestro, nessuno è finito in manette nonostante le gravi omissioni o azioni o parole che si apprendono dalle intercettazioni. Mi spiego: in alcuni stralci delle intercettazioni contenute nell’ordinanze, si apprendono, dalla viva voce del sindaco o del collaudatore o del direttore dei lavori, fatti per i quali questa gente appena citata sarebbe dovuta essere in galera con porta chiusa a doppia mandata e fine pena mai, invece sono stati raggiunti solo da ridicoli avvisi di garanzia. La piazza, giustamente chiusa, è pericolosa, e questo lo sapevano bene i protagonisti dei lavori e il sindaco della città, ma hanno fatto finta di niente mettendo in pericolo reiteratamente la vita di migliaia di persone. Tentata strage? Perché no? Peccato che il Gip, pur velatamente sostenendo questo nella sua ordinanza di sequestro, non li abbia accusati di tali reati. Ma andiamo oltre, oggi la piazza è un deserto anche intorno, su di essa è calato il silenzio da parte di tutti, intanto i cosentini, dopo i milioni spesi per la costruzione dell’obbrobrio e tutti le difficoltà vissuti durante gli anni del cantiere, non possono usufruire del più grande spazio della città, e non si sa per quanto altro tempo ancora. Cosa si aspetta ad agire perché si faccia giustizia in tutti i sensi? Cosa aspetta soprattutto il Presidente dell’antimafia Nicola Morra che vive a Cosenza a fare qualcosa per la piazza e a far andare avanti le indagini? Possibile che non si sia accorto che sono 4 mesi che la piazza è chiusa, che chi ha determinato questa situazione ancora spadroneggia impunito in città, che chissà quando si risolverà qualcosa di questo passo? Non solo il ruolo che ricopre gli impone di agire, ma anche i soldi di noi cittadini che paghiamo lui e la sua scorta impongono a Morra di darsi da fare. Ma glielo devo dire io che sono un semplice cittadino? La sua assenza in questa storia fa capire che o non gliene importa niente o gli piace questo stato di c ose, in entrambi i casi non va bene per un presidente dell’antimafia, perché facilmente può essere accostato a personaggi poco per bene, visto che non li combatte. E noi cosentini subiamo l’ennesimo guaio e paghiamo l’ennesimo politico inutile. Vergognatevi tutti.
Lettera firmata

27 agosto 2020

I popoli italici e i simboli primordiali delle antichissime civiltà



Paestum, busto femminile di terracotta 500 a.C. Italico o greco, si suppone che le svastiche in questo caso essendo su un busto femminile siano simbolo di fertilità
Tra gli oggetti custoditi nel Museo Civico di Cosenza, c’è una fibula in bronzo a forma di spirale risalente al IX-VIII secolo a.C., rinvenuta durante gli scavi del 1888 a Torre Mordillo, quando fu scoperta una vasta necropoli relativa a un centro di età protostorica antistante la piana di Sibari. 
Fibula a spirale

Oggetti della stessa forma sono presenti nei numerosi ritrovamenti fenici rinvenuti in Calabria, Sicilia e Nord Africa, inequivocabile testimonianza di proficui scambi con i Fenici. I reperti consentono di effettuare un confronto tra i popoli e le culture del Mediterraneo, rivelando insospettabili paralleli tra l’iconografia dei popoli italici della Calabria arcaica e quella simbolica dei Fenici. 
 
Scarabei
I Fenici furono, tra i popoli antichi, i primi ad usare stabilmente la navigazione come strumento di scambio culturale e mercantile tra le diverse sponde del Mediterraneo. Dalla loro base in Siria, si spinsero a commerciare in Egitto, Grecia, Italia, Spagna, Tunisia fino alle coste dell’Africa Atlantica molto prima dei Greci. Sembra, addirittura, che abbiano attraversato lo Stretto di Gibilterra per giungere nell’attuale Gran Bretagna.
Molteplici testimonianze di questi scambi, sono state ritrovate negli scavi archeologici della Calabria, in un arco temporale molto vasto, che va dall’VIII sec. a.C. sino alla conquista romana della regione. I rapporti commerciali cominciati con gli Italici prima, continuarono con i Brettii, in seguito con i coloni Greci e poi con i Romani fino alle guerre puniche.
I Fenici scambiavano i loro oggetti d’arte con l’olio, il vino, il prezioso legname della Sila e l’ancor più preziosa pix brutia (pece), materiali necessari per la costruzione ed impermeabilizzazione delle navi della loro flotta mercantile: infatti, nelle colonie fenicie Nord-Africane, non vi erano foreste e l’approvvigionamento di legname avveniva in Calabria fin dai tempi remotissimi, essendo la Sila l’altopiano coperto da grandi foreste più a Sud di tutta l’Europa, il cui disboscamento, quindi, iniziò molto prima dei Romani.
Vettori di una nuova cultura materiale nata in Oriente, i Fenici portarono in Calabria con il loro commercio, oggetti d’arte, stoffe, porpora, avorio, tecnologia nautica e culti che contaminarono ben presto le popolazioni autoctone con il fascino esotico ed esoterico di alcuni oggetti ritrovati durante gli scavi effettuati in Calabria. In particolare, a Francavilla Marittima i ritrovamenti di orientalia (provenienti dal Mediterraneo orientale e dall’Egitto) nella necropoli di contrada di Macchiabate e nel santuario sul Timpone della Motta, hanno evidenziato il valore profilattico e terapeutico attribuito agli amuleti orientali. Legati al mondo femminile ed alla protezione magica sull’infanzia, un gran numero di perle di vetro, divinità egizie, scarabei usati anche come pendagli e sigilli, vasetti di profumo sono stati rinvenuti in tombe femminili, con chiari riferimenti alla sfera della riproduzione e dell’infanzia.
Tra i primi oggetti di importazione, invece, è la preziosa e bellissima coppa di bronzo decorata a sbalzo (prima metà dell’VIII secolo a.C.), proveniente da Timpone della Motta, documento unico per l’alta cronologia, per la raffigurazione e soprattutto per la forma, segno di un rapporto antichissimo tra i popoli italici ed i navigatori fenici provenienti da Oriente.

Rimane, tuttavia, un affascinante mistero archeologico il fatto che l’antica civiltà italica conoscesse già, ben prima del loro arrivo, gli antichi simboli primordiali presenti anche nelle culture antichissime della Mesopotamia e dell’India.
I nostri antenati usavano, infatti, simbologie antiche per la decorazione dei loro oggetti, quali la svastica o croce uncinata, antichissimo disegno indicante il ciclo solare (abusato dai nazisti 2800 anni dopo), presente oltre che in Calabria ed in Lucania, anche nelle decorazioni di oggetti ritrovati in Siria e Mesopotamia, negli insediamenti Sumeri ed Assiro-Babilonesi e persino in India e Tibet, visto che la svastica è il simbolo principale del Bardo Todhol,  il libro tibetano dei morti.
E, ancora, spirali, probabilmente la rappresentazione stilizzata del disco solare, barche solari, uccelli acquatici, tutti elementi presenti nei gioielli delle donne di Francavilla Marittima, Torano Castello, Torre Mordillo, sito questo, da cui provengono i numerosi reperti conservati nel Museo Civico di Cosenza.
Forse una matrice comune tra i vari popoli del mondo antico, visto che gli stessi simboli ricorrono presso le civiltà pre-colombiane, dunque dall’altra parte del mondo mediterraneo, ad indicare come un unico ceppo di origine indo-asiatica si sia propagato sul pianeta in epoca antidiluviana, portando con sé i segni che oggi accomunano diverse civiltà distanti tra di loro.

Una dea fenicia a Roma

Venerata come dea italica, la figura fenicia di Anna Perenna si impone nella tradizione cultuale romana dell’età imperiale. Riferita da Ovidio nei Fasti (III 522 – 710), ove si racconta la fuga da Cartagine della principessa tiria Anna dopo la morte della sorella Didone, diretta verso la costa ionica della Calabria.
Una seconda tradizione, ricostruita da Silio Italico (Punica, VIII 1 – 221), vuole che la dea fenicia sia apparsa in sogno ad Annibale in un momento difficile della guerra contro Roma, per incoraggiarlo alla imminente battaglia di Canne.
Alcuni la ritengono una personificazione femminile dell’anno e del suo perpetuo ritorno, infatti era anche chiamata Anna ac Peranna e presso i Romani vigeva l'augurio di: annare perannareque commode (passare un buon anno dall'inizio alla fine). La sua festa, comunque, era il 15 marzo (Idi di marzo) e dava occasione a banchetti in un bosco sacro alla dea sito lungo la via Flaminia.

Cosenza, 27 agosto 2020
© Francesca Canino






























25 agosto 2020

LETTERE: Discarica di Celico, traffico di camion che sversano abusivamente

Foto dal web

La discarica di Celico necessita di urgenti e costanti controlli, visto che ultimamente abbiamo notato uno strano traffico giornaliero di grossi camion che sversano consistenti quantitativi di rifiuti, non si sa di che natura, provenienti da fuori regione. Si tratta di camion bianchi che non recano alcuna scritta, che arrivano da nord e che percorrono le stradine della Sila e della Presila arrivando così alla discarica. Dall’inizio dell’estate, il traffico è aumentato, i cattivi odori sono arrivati ai livelli di qualche anno fa. La discarica è quasi a pieno regime, contando che alcune vasche sono chiuse. Siamo molto preoccupati perché riteniamo siano sversamenti non autorizzati e quindi potrebbero contenere di tutto.
Nonostante le continue proteste del Comitato Ambientale Presilano, che da anni si batte per questa causa, siamo costretti purtroppo a segnalare nuovi abusi e nessuna volontà di risoluzione di un problema che va avanti da anni, che ha distrutto il nostro meraviglioso paesaggio (è stata scavata una collina per realizzare la discarica alle porte della Sila, cose che solo in Calabria avvengono) e che allontanerà tanti di noi dalla nostra terra per i rischi che correremo tra qualche tempo a causa degli effetti nocivi che la discarica produrrà. Ci teniamo a precisare che l’ordinanza regionale n. 45 del 20/5/2020, la quale disponeva uno sversamento di 300 tonnellate al giorno per due mesi configurava una palese violazione ambientale, tant’è che il Tar Calabria, a fine giugno, ha sospeso in parte gli effetti dell’ordinanza n. 45, disponendo che nella discarica “non potranno essere abbancati rifiuti che non hanno la certificazione della compatibilità ambientale”.
C’è inoltre un particolare molto inquietante perché i camion, che sono stati avvistati da alcuni di noi molti Km prima di arrivare alla discarica (li abbiamo seguiti), sversano sicuramente senza il rispetto delle norme: chi ci può assicurare che viene garantita la corretta biostabilizzazione? Dagli effluvi emanati immaginiamo che il tutto venga compiuto senza tener conto della normativa. La situazione è davvero allarmante, chiediamo da cittadini preoccupati che si ponga un subitaneo rimedio agli sversamenti abusivi.
Lettera firmata