‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

05 aprile 2019

Le laminette auree orfiche della Calabria



Le laminette e i culti misterici dell’orfismo

Laminetta di Hipponion 

TRA il 1879 ed il 1880 nell'area della Sibaritide fu rinvenuta una vasta necropoli risalente probabilmente al V secolo a.C., quando sull'area sorgeva la città di Thurii, edificata sul sito della distrutta Sibari. In due grandi sepolcreti a tumulo denominati 'Timpone grande' e Timpone piccolo', furono ritrovati diversi reperti, tra cui anche delle sottilissime laminette d’oro ripiegate e poste vicino alla testa dei defunti. Incise con uno strumento a punta sottilissima, le laminette di età ellenistica (IV e III secolo a.C.) sono state oggetto di vari studi. Altre laminette dello stesso periodo sono state rinvenute a Petelia, presso l'attuale Strongoli (Kr), a Hipponion (oggi Vibo Valentia) nel 1969, a Creta e a Roma. Esse si riferiscono ai culti misterici della religione orfica incentrata sul desiderio di purificazione liberatrice che, partita dall'Oriente (forse dalla Mesopotamia), si diffonde nell'Ellade, specialmente in Attica, dove Eleusi diventa il centro iniziatico. I culti giungono in seguito nella Magna Grecia e la Calabria diventa il centro dell'orfismo pitagorico, la cui massima espressione sono le laminette auree di Thurii, Petelia e Hipponion. 
L'orfismo si fonda sul mistero di Dioniso-Zagreus, figlio di Zeus e di Persefone, sbranato dai Titani per gelosia di Hera.  E' il primo Dioniso, dio sotterraneo, intorno al quale sarà elaborata una dottrina fondata sull'immortalità dell'anima che nella filosofia occidentale fu sostenuta da Pitagora e dalla sua scuola. L'uomo, secondo i pitagorici, è precipitato sulla terra a causa di una colpa originaria, ragione per cui la sua anima è costretta a trasmigrare da un corpo a un altro (metempsicosi). Solo tornando alla purezza originaria, mediante la contemplazione disinteressata della verità o praticando rituali esoterici di iniziazione e di catarsi si sarebbe spezzata la catena delle reincarnazioni. Infatti, in una delle laminette ritrovate a Thurii si legge: “Puro a te giungo, puro, o pura regina degli Inferi”.
Le laminette, dunque, riportano formule mistiche, oltre che preghiere e indicazioni segrete che dovevano servire ai defunti, iniziati ai misteri durante la vita terrena, a intraprendere il loro viaggio verso gli inferi per raggiungere la sede dei beati. Con la formula l'adepto si faceva riconoscere come tale.
Nella prima e nella seconda laminetta di Thurii, ora custodite nel Museo di Napoli, si esalta, in puro stile dorico, la gioia dell'anima quando libera dal corpo può ricongiungersi con la divinità e raggiungere la felicità e la beatitudine. Su una di essa è inciso: "Ma quando l’anima ha abbandonato la luce del sole bisogna che vada da un tale, di sagace intelligenza, che osserva bene ogni cosa. Salve! Col sopportare questo patimento tu da uomo sei diventato dio: capretto caduto nel latte. Salve. Salve o tu che hai preso la via destra verso i sacri prati e i boschi di Persefone".
Laminetta di Petelia
Il motivo dominante è, dunque, il congiungimento dell'iniziato con la divinità sotterranea, Persefone.
La laminetta proveniente dall’antica Petelia, conservata presso il British Museum di Londra, introduce, invece, in un raffinato dialetto ionico-epico, la figura di Mnemosine, personificazione della memoria: "Figlio di Gea son io e di Uranos stellato, e celeste è la mia stirpe e ciò pur voi sapete. La sete mi arde e mi consuma; or voi datemi subito della fresca acqua scorrente dal lago di Mnemosine".
Anche sulla laminetta dell’antica Hipponion, conservata nel Museo di Vibo Valentia, si evoca Mnemosine, considerata figlia del cielo e della terra. L'iniziato ha necessità di bere l'acqua alla sua fonte, unica via di salvezza e non a quella dell'oblio, riservata ai profani: “Figlio della Greve e del Cielo stellato, di sete son arso e vengo meno, ma datemi presto da bere la fredda acqua che viene dal Lago di Mnemosine".
Le laminette auree si rivelano, così, portatrici di una verità assoluta: la morte è l'inizio della vita.

Cosenza, 5 aprile, 2019
© Francesca Canino

04 aprile 2019

Planetario, la fake della fake


È stata bollata come fake news, ma molto probabilmente la notizia è reale e a farla passare per un attacco politico allo scopo di denigrare l’operato del comune sono stati proprio i sostenitori dell’amministrazione comunale bruzia. L’argomento è quello del giorno, ovvero l’imminente inaugurazione del Planetario, su cui Francesca Cassano, vicepresidente del Consiglio comunale, in seguito a un sopralluogo effettuato pochi giorni fa con la commissione Lavori pubblici, ha espresso alcune considerazioni in merito all’accessibilità per i disabili all'opera pubblica. Cassano ha dichiarato che «l'opera è priva dell'accessibilità per i disabili» e in breve le sue parole sono state riportate da numerosi organi di stampa. Ieri, 4 aprile, l’assessore ai Lavori pubblici Francesco Caruso, ha affermato che «il settore Infrastrutture aveva già provveduto, in conformità alle previsioni di progetto, a richiedere la fornitura di un montascale per le persone con disabilità da installare al Planetario». Bene, ma quando?
Sull’albo pretorio del Comune di Cosenza c’è una determina, datata 28 marzo 2019, pubblicata il 2 aprile scorso, in cui si legge «Premesso che per consentire la fruizione del costruendo Planetario anche alle persone con disabilità si rende necessario l’acquisto di un montascale…», equivale a dire che l’opera è terminata, visto che il 6 aprile sarà inaugurata, ma che il montascale è stato acquistato solo da pochi giorni e non è stato ancora installato. L’impressione è che l’acquisto sia stato ordinato in seguito alle osservazione del consigliere Cassano e che i giornali non abbiano riportato alcuna fake news.  






31 marzo 2019

Lavori di corso Mazzini: strage di alberi e assenza del cartello di cantiere


L’ennesimo cantiere cittadino, oltre a creare disagi enormi ai pedoni e al traffico, risulta, come sempre accade da diversi anni a questa parte, privo del cartello di cantiere. I lavori iniziati nei giorni scorsi sull’ultimo tratto di corso Mazzini, che prevedono la pedonalizzazione e la realizzazione della solita piazza, sono andati avanti a ritmi serrati, un modo di agire che di recente ha preso piede in città insieme a un’altra sconsiderata abitudine, quella, cioè, di non affiggere il cartello di cantiere in un qualsiasi punto della recinzione dell’area ‘cantierizzata’ (come è già accaduto per i lavori di San Domenico e di piazza Rodotà su via Roma). L’amministrazione comunale dovrebbe essere a conoscenza che è obbligatorio apporre il cartello nei pressi dei lavori da eseguire, lavori che sono già a uno stadio successivo a quello iniziale. È d’obbligo ricordare che il cartello riporta i dati (tra cui: tipo di opere, importo delle opere da realizzare, estremi dell’autorizzazione o permesso di costruire comunale riguardante le opere da eseguire, stazione appaltante, costi, impresa o imprese esecutrici, eventuali imprese subappaltatrici, nome del progettista, nome del direttore dei lavori, nome del direttore di cantiere) sui lavori da eseguire e le relative autorizzazioni a norma del D.P.R. 380/2001, art. 27, comma 4, decreto che obbliga a esporlo, pena sanzioni, come ha anche stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 13963/2016.
Oltre a ciò, si nota che, come sempre, non sono stati rispettati gli alberi che erano sui marciapiedi, i quali sono stati sradicati con la solita brutalità e abbandonati vicino alla fontana di Giugno. Inammissibile che si debba sacrificare il verde urbano a favore del cemento o della pietra discutibile che andrà a rivestire il tratto in questione. Nell’area recintata ricadono anche due grandi lecci che hanno almeno 90 anni e diverse palme, saranno sacrificati anche questi?

Cosenza, 31 marzo 2019
© Francesca Canino




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16 marzo 2019

Cosenza, operazione “Acque torbide



Da circa un anno, la qualità dell’acqua di diverse fontane pubbliche di Cosenza non è conforme agli standard di qualità fissati dal D. Lgs. 31/01. Equivale a dire che i referti analitici dei laboratori ARPACal – Cosenza hanno evidenziato, in seguito ad accurati esami microbiologici, la presenza nell’acqua ‘potabile’ di Coliformi, Escherichia coli, Enterococchi. A rendere noto il problema e a divulgare i relativi dati provenienti dall’Asp e dall’ARPACal è stato il senatore Nicola Morra, il quale, nel corso di una conferenza stampa organizzata oggi pomeriggio a piazza XI Settembre, ha spiegato che nel 2018 l’ARPACal, effettuando le analisi di routine sull’acqua cosentina destinata al consumo umano - in particolare sui fontanini che rappresentano il termometro del quartiere in cui sono situati - per ben 14 volte ha rilevato la non conformità ai parametri indicatori, a causa della presenza dei suddetti batteri.
L’ARPACal ha puntualmente riferito i dati all’Azienda sanitaria provinciale (ASP), che a sua volta ha informato il sindaco di Cosenza, precisando che “A tutela della salute pubblica, la S. V. vorrà disporre, nelle more dell’attivazione delle procedure di sanificazione, l’utilizzo per soli scopi igienici delle acque”. Ma l’ordinanza che avrebbe dovuto vietare il consumo umano dell’acqua in città pare non sia stata mai emessa, infatti, essa non è mai pervenuta all’ASP, come da quest’ultima richiesto. Inoltre, in conferenza, il senatore Morra ha più volte ribadito che, insieme ai suoi collaboratori, ha cercato, sull’albo pretorio del comune bruzio, l’ordinanza sindacale che sarebbe dovuta seguire alle lettere dell’ASP, senza, però, trovarne traccia. Per questo motivo, Morra ha presentato un esposto in Procura.

A Cosenza l’acqua è sempre un problema: tra acquedotti vetusti, reti idriche colabrodo, manovre errate, sprechi, siccità, rimpalli di responsabilità tra la Sorical e l’amministrazione comunale, il cittadino è sempre alle prese con la ‘grande sete cosentina’. Ora è la volta dei batteri, pericolosi per la salute dei cosentini, ma ignorati da chi la salute pubblica deve tutelare.
Cosenza, 16 marzo 2019
© Francesca Canino

13 febbraio 2019

icittadinisegnalano: Attesa di oltre 16 mesi per un esame doppler al poliambulatorio di via Popilia

Segnalo quanto mi è capitato pochi giorni fa, perché su alcuni disservizi si deve riflettere molto e agire al più presto. 
Di buon mattino mi sono recato presso gli ambulatori di via Popilia (nei pressi dei Due Fiumi), munito di regolare impegnativa, per avere una prenotazione specialistica ed eseguire un esame doppler delle carotidi e della aorta addominale. Ebbene, dopo aver fatto la normale fila, l’operatrice al computer, imbarazzata, mi ha detto: “Lei, per il suo esame, potrà essere prenotato per Giugno 2020”. Ho risposto, con malcelato sorriso, che i tempi della prenotazione erano fuori di ogni logica e quindi grotteschi. Perché questi tempi lunghi? Cosa non va nell’organizzazione dei suddetti ambulatori? Vi sono pochi specialisti? 


È vero che devo eseguire gli esami succitati per controllo biennali, non essendoci motivi di urgenza, ma è anche vero che tanti cittadini potrebbero avere impellente necessità clinica. Detto questo, lascio la mia testimonianza sperando che venga accolta da chi è preposto per  poter migliorare la sanità cosentina.

Lettera firmata 

11 febbraio 2019

CESARE BERLINGERI, OPERE SU CARTA alla Galleria Ellebi


Inaugurazione sabato 16 febbraio 2019, ore 18.00


La personale di Cesare Berlingeri alla Galleria d’arte Ellebi. Dal 16 febbraio e fino al 30 marzo prossimo sarà possibile visitare la mostra di opere su carta dell’artista Berlingeri, eleganti e raffinate come le sue piegature su tela. È un gradito ritorno in città dopo la grande mostra di cinque anni fa organizzata dalla Ellebi negli spazi della Galleria Nazionale di Cosenza.
L’artista, ancora una volta, si rimette in gioco e si confronta con materiali diversi, realizza un nuovo ciclo con oltre 150 opere su carta, che saranno pubblicate in una monografia per la rassegna prevista, nei prossimi mesi, nelle sale della Reggia di Caserta.
Tra le opere in mostra, degne di nota sono sicuramente “Disegno di stelle”, “Segnato”, “Piegare le parole”, «lavori che – afferma il curatore del volume Maurizio Vanni – hanno il potere di rimettere in discussione la realtà, lo spazio e il tempo e di ridefinire il tutto, individuando elementi di senso nuovi destinati a modificare teorie e pensieri codificati. Berlingeri non lavora partendo dall’idea di qualcosa che è già successo, ma quasi come in un rito propiziatorio si proietta su ciò che deve ancora accadere. Ne scaturisce un’evoluzione artistica costante, dove nulla è mai uguale a se stesso e anche se lo fosse la nostra intelligenza emotiva non lo riconoscerebbe a distanza di tempo perché essa stessa è trasformata. Tutto risponde a un’effimera matrice che si sintetizza in una o più azioni, piegature, avvolgimenti, istallazioni più cerebrali che fisiche, legate a forme che esaltano maggiormente la concezione ciclica del tempo che non lo spazio».

Considerato uno degli artisti italiani più innovativi del panorama artistico nazionale, Berlingeri è stato celebrato con una grande antologica al Museo Marca di Catanzaro. Le sue parole sulle forme della sua arte invitano a visitare la mostra: «La piega è una zona di confine tra due mondi opposti e complementari, tra un visibile e un invisibile, tra una luce e un’oscurità, ovvero tra quello che viene rivelato e quello che l’artista ha dipinto e nascosto all’interno dell’opera stessa e che resta un invito a guardare più in profondità. Nei miei dipinti piegati, costituiti da più superfici sovrapposte, la superficie esterna è la prima immagine che nasconde totalmente o parzialmente le altre. E tale fatto invita l’osservatore a leggere la proiezione dell’opera nel suo svolgersi interiore che alla fine riguarda la stessa intimità di chi indaga».




02 febbraio 2019

icittadinisegnalano: IL CENTRO PER L'IMPIEGO DI VAGLIO LISE, UFFICIO INUTILE E INFERNALE



Approfitto dell’opportunità che date perché vorrei raccontare la mia odissea terminata da soli due giorni. Circa due mesi fa, ho risposto ad un annuncio di lavoro da parte di una ditta, ho sostenuto il colloquio, abbiamo concordato orari e stipendio, non mi sembrava vero di avere trovato un lavoro, dovevo solo portare la scheda anagrafica che rilascia il centro per l’impiego, ex ufficio di collocamento, situato ormai da anni a Vaglio Lise, una scellerata decisione quella di trasferirlo in periferia.
Il primo viaggio all’ufficio di collocamento di Cosenza è andato a vuoto: era chiuso. Al secondo viaggio, dopo aver fatto metà fila all’esterno, ho rinunciato per mancanza di tempo, al terzo sono riuscita ad entrare e forse era meglio non entrare. Un impiegato mi ha detto che non poteva farmi la scheda perché non avevano carta e toner e perché mi sarei dovuta prenotare on line prima di andare lì. C’era tanta gente che aspettava, ma quasi tutti sono andati via. Il giorno dopo, ho provato a telefonare, non mi rispondevano, ho provato tante e tante volte, alla fine avevo perso le speranze, ma all’ultimo tentativo ha risposto una impiegata che mi ha consigliato di fare l’iscrizione on line e anche la richiesta, così mi ha spiegato passo dopo passo i passaggi per iscrivermi, sembrava facile. Ho provato due giorni inutilmente, il sito rimandava a una pagina del portale della Regione Calabria, che risultava inattiva, sono passati altri giorni e finalmente, con non pochi impedimenti (il sito non funzionava) mi sono iscritta. Più volte e per giorni ho provato a prendere un appuntamento on line ma niente da fare, d’altronde non avevo scelta, dovevo fare tutto on line. Pensavo: ma perché il centro ci richiede prima di iscriverci on line e poi di prendere appuntamento on line per poter andare a chiedere informazioni o avere la documentazione che ci serve se il sito non funziona quasi mai? Perché sulla loro pagina ci sono i numeri di telefono e di fax se al primo non rispondono mai? Perché infine un ufficio pubblico come quello non deve funzionare per niente? Vorrei ricordare che tutti quelli che ci lavorano vengono pagati grazie alle nostre tasse, ma a noi il servizio non viene reso, è giusto questo? Un’ultima considerazione: Il lavoro non c’è, ma vi sembra giusto che debba essere in pericolo quando lo troviamo per il malfunzionamento di un ufficio? Allora chiudete che facciamo prima. Grazie per aver accolto il mio sfogo.
Lettera firmata