‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

17 settembre 2018

Camigliatello, le compiute abbandonate e le innumerevoli discariche




Camigliatello e i suoi dintorni si distinguono per le bellezze naturali, per le opere inutili realizzate e abbandonate che deturpano la natura, per lo spreco di denaro pubblico, per gli interessi dei soliti noti, per i rifiuti abbandonati in ogni dove, segnalati e mai raccolti, per l’incuria degli amministratori e dei politici locali. Lo scempio dei luoghi silani indigna e chiama in causa cittadini e amministratori, poiché sporcizia, colate di cemento e spreco di risorse non possono essere taciuti.


Area pic-nic Tasso, quando il Demanio viene privatizzato
Per anni è stata una delle zone più frequentate di Camigliatello da famiglie, turisti e comitive. Qui si poteva pranzare all’ombra degli alti alberi, usufruendo delle panche e dei tavoli in legno. Nell’estate del 2017, il sito è stato recintato e l’ingresso interdetto al pubblico a causa dell’inizio dei lavori per la realizzazione di un Parco avventura. I lavori si sarebbero dovuti concludere entro due mesi, invece, a distanza di un anno esatto, non sono ancora terminati e l’area risulta, pertanto, delimitata da una rete che ne impedisce l’accesso alle persone. Proprio sulla rete, si notano alcuni cartelli a dir poco inquietanti, infatti, uno di essi riporta la scritta “Proprietà privata”.


Ci si chiede come sia possibile che un’area facente parte del demanio sia diventata proprietà privata e soprattutto chi siano i proprietari. C’è poi un altro cartello dietro la rete, da cui si apprende che il progetto del “Parco avventura lupo Ezechiele”, affidato all’Associazione Nuova Presila di Spezzano della Sila, è stato cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Gioventù e del Sevizio civile nazionale, per un importo “del progetto di € 222.000, finanziato € 199.999,80”. Il Concessionario del suolo risulta essere Calabria Verde, mentre il permesso per costruire è stato rilasciato dal comune di Spezzano della Sila.


Proseguendo, si trova un altro cartello che riporta, oltre alle informazioni che abbiamo già scritto, un diverso importo complessivo dei lavori, che ammonta a € 92.500 e anche la data di inizio dei lavori, cioè giugno 2017 e la data della fine, agosto 2017, 
ma, come dicevamo all’inizio, il Parco avventura risulta avviato e non completato. Intanto, è stato impedito a tanti visitatori e residenti l’uso dell’area pic-nic, pubblica, e ciò non avrà fatto che favorire le attività di ristorazione private.



















Il palazzetto dello sport



Dalla strada sembra un disco volante atterrato in una radura della Sila. Una bella cupola blu si staglia tra le chiome degli alberi silani, ricopre una struttura nuova e ben tenuta che sarebbe dovuta diventare il palazzetto dello sport di Camigliatello. Nessun cartello lo segnala, bisogna abbandonare la strada che porta a Croce di Magara e immettersi su una stradina secondaria, sconosciuta ai più, per giungere su un pianoro su cui si erge il palazzetto, in ottimo stato, ma inutilizzato. Completato circa 4/5 anni fa, fu inaugurato in pompa magna, ma mai messo in funzione. In effetti, si fa fatica a comprendere a cosa potesse servire un palazzetto dello sport distante parecchi chilometri da Camigliatello, progettato su un’area non facilmente raggiungibile, che ha subito la perdita di centinaia di pini per consentire la costruzione di un’enorme palestra che non serve a nessuno. O meglio, sarà servita a incassare finanziamenti pubblici e a sprecarli.

Complesso Pop




Si tratta di un grande centro multifunzione realizzato nel 2000 per la ‘modica’ cifra di circa 5 miliardi di lire. Ha funzionato per qualche anno, ospitando eventi diversi e ora giace nell’abbandono. Anche questa struttura non è segnalata da alcun cartello e sorge su un’area lontana dalla strada principale, a ridosso del ‘Camigliatello residence’. Pare che sia stato gestito da alcune cooperative di giovani del comune di Spezzano, ma oggi, sia esternamente che internamente è in uno stato di completo abbandono, sfasciato in parte e depredato degli arredi, come si può notare dalle foto.

Sentiero Parco fluviale Camigliati


Denominato ‘Sentiero della salute’, in località Tasso e Federici, il percorso si snoda per 1900 ml. tra rifiuti di ogni genere. 






Area mercato Camigliatello


Realizzata pochi anni fa per una spesa di circa 100.000 euro, l’area del mercato di Camigliatello è oggi abbandonata. Dopo il rifacimento completo delle strutture che avrebbero dovuto ospitare i commercianti, è stato deciso di abolire per sempre una tradizione silana che contribuiva ad arricchire la località e i vari agricoltori della zona. Le ragioni della sua eliminazione, che hanno trovato giustificazione in un paventato problema di igiene, non hanno mai convinto nessuno e ancora oggi i residenti e i villeggianti si chiedono cosa ne sarà dell’area, ma soprattutto chi ha tratto vantaggi dalla chiusura del mercato settimanale. La speranza che riapra non è stata persa, ma ad oggi nessun segnale positivo è giunto dall’amministrazione comunale.

Colonia silana “Federici” di Camigliatello


È l’esempio più vergognoso dell’incuria e dell’abbandono. La Colonia silana, le cui notizie storiche potete trovarle al seguente link: http://francescacanino.blogspot.com/2018/09/la-colonia-silana-federici-di.html, è una bellissima struttura ormai cadente. È un luogo da fiaba che nel secolo passato ospitava i bambini malarici, un piccolo villaggio che comprende una chiesa, un campo sportivo e altre piccole strutture. Potrebbe ancora essere recuperata e utilizzata per svariati scopi, così come sono state ristrutturate alcune sue pertinenze. 


Su una di essa vi è un cartello affisso da cui si apprende che la stessa è stata ristrutturata (Programma di sviluppo rurale 2007/13 della Regione Calabria) per essere adibita a Museo contadino. 


Oltre ai soliti rifiuti ingombranti, non c’è altro, soprattutto non c’è il Museo. In molti affermano che negli ultimi mesi la struttura ha ospitato alcune persone.







Il Museo archeologico mai aperto


Nel 2004, dopo un accurato sopralluogo effettuato nell'area del lago Cecita dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, furono scoperti importantissimi reperti in tutta la Valle del Mucone.
Gli scavi portarono alla luce i resti di una civiltà che abitava la zona già nel Paleolitico antico. Numerosi i reperti rinvenuti che sarebbero dovuti confluire nel Museo archeologico silano, a Camigliatello, come annunciato in una conferenza svoltasi anni fa in Sila.
Fu annunciata l’apertura del Museo al pubblico per i primi mesi del 2010, ma ancora oggi non esiste. I reperti ritrovati pare siano custoditi nel museo di Crotone.

Cosenza, 17 settembre 2018
© Francesca Canino

15 settembre 2018

Cosenza, Lavori in città e cartelli di cantiere mancanti

Il meet up Cosenzaeoltre interviene sulle irregolarità riscontrate nei cantieri cittadini e pone l'attenzione sulla realizzazione della nuova piazza <<che sorgerà tra le due scuole di via Roma, e che sarà intitolata a Stefano Rodotà, merita la dovuta attenzione, dopo aver notato che sulla recinzione del cantiere, lato via Rodotà, campeggia un cartello di cantiere che è chiaramente incompleto. Infatti, a norma del D.P.R. 380/2001, art. 27, comma 4, il cartello deve indicare: il tipo di opere da realizzare; l’importo delle opere da realizzare; le modalità di realizzazione, gli estremi dell’autorizzazione o permesso di costruire comunale riguardante le opere da eseguire, la stazione appaltante; l’impresa o le imprese esecutrici; le eventuali imprese subappaltatrici; il nome del progettista architettonico; il nome del progettista delle strutture il nome del progettista degli impianti; il nome del direttore dei lavori; il nome degli eventuali direttori operativi o ispettori di cantiere; il nome del coordinatore per la progettazione in materia di sicurezza; il nome del coordinatore per l’esecuzione dei lavori - in materia di sicurezza; il nome del direttore di cantiere; i responsabili delle imprese subappaltatrici, i soggetti responsabili nel caso si verifichino danni che coinvolgono soggetti terzi durante lo svolgimento delle attività di cantiere. Invece, sul cartello in questione sono indicati solo il responsabile di cantiere, il CSE, il CSP-progettista-DL-RUP, la data consegna dei lavori (21.05.2018), l’impresa esecutrice, il RSPP e gli oneri per la sicurezza che ammontano a € 4369, 65. Manca l’importo totale dell’opera. È lecito, ora, chiedersi il perché non viene riportato, come richiesto dalla legge, il costo complessivo dell’opera, visto che il cartello deve contenere anche questa informazione. Non vorremmo essere di fronte all’ennesima leggerezza a cui l’attuale amministrazione ci ha abituato da tempo, con la complicità delle forze di opposizione che sono da sempre prone ai diktat del sindaco. Peraltro, facciamo notare che il suddetto cartello manca o è incompleto anche in altri cantieri della città, primo su tutto San Domenico e ora anche per quanto riguarda i lavori per il parco del benessere.
Ma c’è anche altro in questi lavori su cui porre attenzione ed è l’intasamento del traffico che la strozzatura viaria ha creato, è d’obbligo sottolineare che, proprio a causa dell’interruzione e della conseguente deviazione delle auto su strade più strette, si crea una sorta di imbuto che impedisce ai veicoli di procedere speditamente, costringendoli a rimanere imbottigliati sulla strada con i motori, ovviamente, accesi. Di questo ne risentirà certamente la qualità dell’aria, satura di gas di scarico nelle ore di punta. E dire che la chiusura di via Roma è stata decisa per migliorare la qualità dell’aria e tutelare la salute degli scolari! Paradossalmente, si è ottenuto l’effetto contrario>>.

07 settembre 2018

La Colonia Silana "Federici" di Camigliatello



da Apollinea, 2008
La Colonia Silana per i bambini malarici sorse in seguito al terremoto del 28 dicembre 1908, dopo la costituzione della “Lega Nazionale contro la malaria” che attuò un piano di contenimento della malattia nella speranza di debellarla.
Anche in Calabria erano sorte le prime sedi ed a Cosenza, nello stesso anno, era nato un comitato della Lega sotto la guida del professore piemontese Bartolomeo Gosio, scienziato di fama mondiale ed esperto di malaria. Direttore del Laboratorio scientifico della Sanità, fu tra i precursori della scoperta della penicellina, infatti isolò dalle muffe una sostanza chimicamente pura, dotata di notevoli proprietà antibatteriche, definita 'sostanza G'. Il comitato di Cosenza, oltre a Gosio, comprendeva il medico provinciale di Cosenza Domenico Migliori, il Segretario comunale Patti e due altri noti medici cosentini: Angelo Cosco e Adolfo Tafuri.
Quando il Comitato antimalarico di Cosenza decise di fondare una struttura per i piccoli ammalati, fu indicato come sito idoneo la località 'Federici' di Camigliatello ed il comune di Cosenza, con delibera 11 Giugno 1910, decise di donare tre ettari di un terreno di sua proprietà e di disporre l'assistenza medica gratuita per i bambini ricoverati con proprio personale sanitario. Si accollò, inoltre, le spese per l'impianto della struttura ed il trasporto dei materiali e degli arredi e concesse anche un sussidio annuo di tremila lire.
In seguito, lo stesso comune vendette all'Amministrazione dello Stato per le foreste demaniali tutto il restante terreno adiacente alla Colonia, un maestoso contesto boschivo di pini nel quale si respirava aria resinosa e balsamica. La Colonia aveva anche una fontana costruita nel 1910 ed intitolata al professore Gosio. All'inizio il posto in cui era sorta la Colonia mancava di tutto quello che era necessario ad un vivere civile, era isolato e coperto completamente dalla neve in inverno, non esistevano i collegamenti con gli altri centri, non c'era acquedotto e l'acqua che serviva per tutti i bisogni proveniva da tante piccole fonti, la stessa che alimentava la piccola fontana, niente illuminazione nè riscaldamento, solo mandrie di animali e qualche casa isolata di gente che vi abitava tutto l'anno per accudire le bestie. La farmacia più vicina era a 20 chilometri di distanza, anche se lo Stato era presente con l'ufficio postale, la casa cantoniera, una caserma di Guardie Forestali e, solo nella bella stagione, una piccola stazione di Carabinieri.

Il decollo della struttura ebbe inizio nel 1910 e fu caratterizzato da una alacre attività e da una serie di opportune iniziative che vide anche il concorso operoso del 'Comitato romano della Lega Nazionale contro la malaria'.
Il primo padiglione fu offerto dalla Direzione di Sanità, già utilizzato per ospitare i superstiti del terremoto ed il 28 Giugno 1910, alla presenza delle autorità cosentine e provinciali, si inaugurò ufficialmente 'La Colonia per bambini malarici'.
Gosio e Migliori affidarono l'organizzazione della Colonia a Giuseppina Le Maire, una donna piemontese giunta in Calabria come volontaria per prestare soccorsi ai terremotati: dotata di molta generosità, rimase colpita dalle condizioni delle popolazioni calabresi del tempo e si dedicò per oltre vent'anni ai bambini calabresi malarici. Insieme alla pediatra Angela Borrino, prima donna in Italia ad ottenere una cattedra universitaria (Perugia), alla quale si unirono successivamente alcuni volontari e delle suore, si costituì il primo nucleo.

Provvidenziali aiuti erano giunti dalla Regina Elena, dalla fondazione Carnegie, dalla Croce Rossa americana, dal Consiglio Nazionale delle Donne Italiane, dall'Associazione Donne di Cremona, dalla Marchesa Lucifero di Crotone, dal Marchese Berlingieri che offrì un padiglione, mentre un altro a due piani, più bello ed imponente, fu offerto dall'ingegnere Barrese. Da quel momento la Colonia fu in continua crescita, si arricchì successivamente di nuovi padiglioni, verande ed arredi che ne accrebbero la fama, tanto da attirare molte personalità del mondo dell'arte che vi rappresentarono spettacoli e concerti.
Nel 1925 la Contessa Adorno fece dono alla Colonia di una chiesetta edificata in memoria del figlio Enrico, giovane aviatore caduto nel corso di un'esercitazione e Giuseppina Le Maire donò una campana.
Un paio d'anni dopo, il Prefetto di Cosenza, con idoneo decreto, cambiò la personalità giuridica della Colonia in Ente morale: era inconcepibile, infatti, che una realizzazione di tale importanza avvenisse fuori dal Regime. La gestione fu affidata al Podestà di Cosenza Tommaso Arnone e fu cambiata l'intestazione da Domenico Migliori a Michele Bianchi. Per i suoi indiscussi meriti a Giuseppina Le Maire fu concesso di dirigere la struttura: da quel momento iniziarono importanti opere finanziate con fondi pubblici ed entrarono in funzione regolari corsi scolastici diretti dallo storico Giuseppe Isnardi.

Il 1936 fu l'anno di maggiore espansione ed efficienza dell'Ente morale, che fu additato ovunque come esempio di struttura pubblica di alti fini sociali e di grande funzionalità. I padiglioni finalmente erano riscaldati da un impianto a termosifoni, il primo in tutta la Sila, primato condiviso col nuovo acquedotto realizzato contemporaneamente insieme all'impianto elettrico.
Durante la seconda guerra mondiale la struttura fu occupata dalle Forze armate tedesche e da quelle americane, subendo molti furti e danneggiamenti. Nel 1947, a richiesta del Commissario Prefettizio, la Colonia fu affidata per un periodo di quindici anni all'Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno (ANIMI), con presidente il piemontese Umberto Zanotti Bianco, futuro fondatore dell'associazione Italia Nostra. L'ANIMI operò nella struttura fino al 1965, ospitando bambini bisognosi indirizzati dall'Assistenza post-bellica: nel '47 ne ospitava 130, dei quali oltre 50 erano stati inviati dal Consorzio Antitubercolare di Cosenza.
Successivamente l'intero impianto fu affidato con una delibera del 1978, al comune di Spezzano della Sila che ne aveva fatto richiesta e, fino al 1980, gli furono concessi gli immobili, i mobili e tutte le attrezzature, con l'obbligo da parte dello stesso, della buona conservazione. In seguito lo rilevò la Regione Calabria, che lo utilizzò in parte per lo svolgimento di corsi di formazione professionale.

Attualmente l'intero complesso mostra evidenti segni di un avanzato deterioramento, tanto che la maggior parte degli edifici non è più agibile. Comune, Provincia, Regione ne rivendicano la proprietà, ma la grandiosa e bella struttura è abbandonata. Da una visura storica compiuta lo scorso anno, si apprende che l'Ente Colonia Silana 'Domenico Migliori' è domiciliata presso la Prefettura di Cosenza, che il lussureggiante parco appartiene al Demanio, ma l'attuale e reale proprietario dovrebbe essere il comune di Spezzano.  



Giuseppina Le Maire
Nacque a Rivarolo Canavese (TO) nel 1860 e morì a Torino l'11 Maggio 1937. Portava sempre un cappellino sui capelli quasi bianchi – scriveva lo storico Antonio Cicala in una sua relazione - ed il sorriso le illuminava perennemente il volto. Vestita quasi sempre di bianco, Giuseppina Le Maire ispirava simpatia a chiunque aveva modo di conoscerla, s'intratteneva volentieri a parlare con le persone che incontrava. La sua forza d'animo era inversa alla sua figura gracile e mite, innamorata della Calabria l'aveva eletta a sua seconda patria ed in qualsiasi circostanza la difendeva dai malevoli luoghi comuni in cui le accadeva di imbattersi. Ad un articolo della giornalista e scrittrice lombarda Ada Negri, pubblicato sul 'Marzocco' nel 1913, nel quale erano contenuti giudizi poco lusinghieri sulla Calabria e i calabresi, le rispose confutando con forza le opinioni espresse dalla giornalista, invitando la Negri a venire in Calabria per vedere con i propri occhi la realtà calabrese senza farsi influenzare da alcun pregiudizio. La Sila fu il suo maggiore campo d'azione, ma riuscì a trovare il tempo per creare altre analoghe iniziative in posti sperduti, privi di strade e di energia elettrica, che lasciava poi alla direzione di altre persone. Nella frazione S. Angelo di Cetraro, insieme ad un professore del posto, riuscì a realizzare la prima vera scuola rurale della Calabria. Lasciò la Colonia nel 1933 per problemi familiari e morì a Torino nel 1937.

Cosenza, 7 settembre 2018
©Francesca Canino




29 agosto 2018

Metro: cosa nasconde la fretta degli amministratori calabresi?


In seguito agli annunci di questa mattina in merito alla imminente apertura dei cantieri per la realizzazione della metro, si è levata la voce di Mario Bozzo, componente del Comitato No metro, che da anni segue la vicenda e ha voluto, ora, per l’ennesima volta, sottolineare l’inutilità dell’opera e «lo sperpero di soldi pubblici per una infrastruttura che provocherà un danno irreversibile alla città. Si tratta di un progetto obsoleto che costa 160 milioni di euro e che non porterà alcun beneficio, ma solo disastri urbani e perdite, visto che stravolgerà una via di comunicazione strategica per la città e per i paesi limitrofi, che impedirà agli abitanti delle frazioni a Sud di recarsi facilmente a Nord e che abbatterà centinaia di alberi. Il sindaco – continua Bozzo - si giustifica dicendo che creerà un grande parco del benessere, pieno di vegetazione, allora io dico che se si vuole davvero realizzare un parco, si può farlo senza costruire una dannosa e inutile, e sottolineo inutile, metro. Anzi, sarebbe opportuno che il grande parco del benessere fosse realizzato sulle sponde del fiume Crati, a poco più di 100 metri di distanza dall’area in cui è stato previsto il novello parco, senza chiudere la strada al traffico e spostare capziosamente l’attenzione dei cittadini dall’inutilità dell’opera ai benefici del parco urbano». Il sindaco di Cosenza, infatti, volutamente parla del parco urbano e non, invece, della metro, nel tentativo di nascondere la sua mutata idea sulla realizzazione dell’opera.
Oltre all’inutilità dell’opera e allo spreco di denaro pubblico, val la pena soffermarsi anche su alcune irregolarità che sembrano caratterizzare il progetto, ben studiato da tecnici e legali. Ciò che emerge pare siano la mancanza del progetto esecutivo, delle autorizzazioni VIA e VAS, della variazione urbanistica al piano dei trasporti. «Ma anche se esistessero tutte le autorizzazioni richieste per legge, che devono essere tuttavia esibite – precisa Bozzo -  rimane il problema principale, cioè l’inutilità dell’esoso progetto, che ci spinge, come Comitato No metro, a continuare a lavorare con tavoli tecnici-legali per capire bene se le procedure sono state fatte a norma di legge, e con tavoli sociali per sensibilizzare i cosentini sul danno che la metro costituirà per la città. Noi continueremo la nostra mobilitazione sociale e chiediamo che dimostrino, carte alla mano, che è tutto in regola».
Non si può, inoltre, tralasciare di ricordare la raccolta firme contro la costruzione della metro, iniziata oltre due anni fa, che ebbe l’appoggio dell’attuale sindaco in piena campagna elettorale (per il suo secondo mandato) e dei suoi sostenitori. È bene ricordare che la petizione popolare è stata pienamente disattesa – quindi sorgono forti dubbi che le carte siano in regola - sebbene il Comitato abbia compiuto tutti i passaggi previsti e sia stata presentata al comune già da molti mesi.
In data 12 giugno 2017 , infatti, il Comitato No metro, ha presentato insieme ad altri cittadini (in numero complessivo di duecentoventicinque) una petizione avente il seguente oggetto: “Proposta per l’indizione di una commissione popolare sulla metropolitana leggera”, con la quale hanno chiesto al Sindaco “in adempimento a quanto previsto dallo Statuto comunale, di proporre agli organi statutari competenti l’indizione di una consultazione popolare sull’opportunità che un treno, o un treno di superficie passi per viale Parco, modificando irreparabilmente la vivibilità della città e l’assetto urbanistico della stessa”.
La richiesta è stata motivata da una serie di argomentazioni di natura tecnica, economica ed ambientale sulla incompatibilità economica ed ecologica dell’infrastruttura. L’art. 8 dello Statuto comunale al comma 1 prevede che: “La petizione è inoltrata al Sindaco il quale, entro 30 giorni, la assegna in esame all’organo competente e ne invia copia ai gruppi presenti in Consiglio comunale. Se la petizione è sottoscritta da almeno 200 persone, l’organo competente deve pronunciarsi in merito entro trenta giorni dal ricevimento”.
Tutto inutile, di giorni ne sono passati oltre quattrocento e nessuna risposta è pervenuta da parte del Comune e oggi, come dicevamo all’inizio, il presidente della Regione, il presidemte della Provincia di Cosenza e i sindaci di Cosenza e Rende hanno annunciato, quasi a sorpresa e frettolosamente, che nel termine di una decina di giorni partirà il cantiere della metro.
Insomma, “quest’opera s’adda fare” e non ci sono mancate autorizzazioni e vincoli e codici che tengano. Tuttavia, un’ultima domanda è doverosa porla: esiste l’elenco dei titoli abilitativi che consentono l’inizio dei lavori?
Cosenza, 29 agosto 2018


© Francesca Canino

25 agosto 2018

Delitti e misteri calabresi: La tragica morte di Maria Frangella e il sospetto di un violento assassino


LONGOBARDI (CS) - «Il suo corpo era pieno di lividi ed ematomi, riverso sulle lastre di cemento nel giardino di casa. Maria era morta e a trovarla era stato mio fratello al ritorno dal lavoro». È il tragico racconto di Flora Frangella, che, a distanza di ormai dieci anni, ricorda la scoperta del cadavere della sorella Maria, momenti dolorosi che segnarono per sempre lei e il fratello. Questi, capotreno alla stazione di Paola (Cosenza), rientrato a casa dopo una dura giornata di lavoro, si trovò dinanzi a una scena alla quale non avrebbe mai voluto assistere: il corpo senza vita della sorella che giaceva nel giardino della loro abitazione. Il cadavere presentava molti lividi che, secondo Flora Frangella non potevano essere attribuiti solo ad una caduta, seppure mortale. Gli investigatori, però, non ebbero dubbi: si trattava di un decesso puramente accidentale, forse dovuto a un malessere accusato dalla povera Maria, che le aveva fatto perdere i sensi e cadere rovinosamente sulle lastre di cemento o dovuto a una caduta causata da un momento di distrazione che si rivelò per lei fatale. Ma, allora, perché tutti quei lividi sul suo corpo?
Flora non è riuscita a trovare in tutti questi anni una spiegazione plausibile ai numerosi ematomi sul cadavere della sorella e a distanza di circa dieci anni lotta ancora per scoprire la verità e avere giustizia. È convinta, Flora, che le cose siano andate diversamente da quelle prospettate dagli inquirenti e si chiede ancora i motivi per cui a nessuno sia venuto in mente di indagare su come Maria si fosse potuta procurare gli ematomi che aveva sul corpo. Si chiede ancora perché il brutale caso sia stato subito classificato come incidente, nonostante la presenza di segni inequivocabili che raccontavano una storia diversa.
Maria, insegnante di lingue in tre istituti superiori del cosentino, temeva la presenza di un individuo che aveva costruito abusivamente un manufatto sul demanio, per il quale erano sorte delle liti con tutta la sua famiglia. «Nel 2014 questo stesso soggetto - racconta Flora Frangella - ha minacciato di morte me e mia sorella, io l’ho querelato. Sono più che convinta che Maria sia stata aggredita, perché il suo corpo era pieno di lividi ed ematomi. Maria aveva paura di questo soggetto e ciò alle autorità competenti era stato anche segnalato. Ora sono passati circa dieci anni e non riesco a darmi pace perché ancora non so come sia morta mia sorella, nonostante abbia chiesto alla Procura di Paola di disporre l’autopsia ed esaminare il DNA dei vestiti».
Perché non è stata fata l’autopsia dopo la scoperta del cadavere? Perché non sono state esaminate le eventuali tracce di DNA sui vestiti di Maria? Sono questi gli interrogativi che dilaniano l’esistenza di Flora, alla ricerca di risposte che possano far luce sul caso. Secondo Flora Frangella, una caduta non può provocare tutti i lividi che Maria aveva sul corpo, segni, invece di una violenta aggressione che la donna aveva subito prima di morire. Ma il grande mistero rimane l'archiviazione del caso come incidente, visto che la vittima era stata la destinataria di pesanti minacce da parte di un tipo poco raccomandabile che spadroneggiava nei luoghi i cui Maria viveva.
Cosenza, 25 agosto 2018
Ⓒ Francesca Canino
       

22 agosto 2018

Appello per Cosenza vecchia


Le raccapriccianti foto che vi mostriamo sono state scattate all'interno di un edificio pericolante situato a Cosenza vecchia, precisamente in via Campagna. È abitato. Non intendiamo aspettare inermi la solita tragedia annunciata, ma agire per tentare di mettere preventivamente in salvo i residenti del centro storico e per proteggere i luoghi della nostra storia dalla distruzione già iniziata.






Non sono bastati i reiterati crolli, i convegni, i libri bianchi e i servizi giornalistici a destare l’interesse dell’amministrazione comunale sulla città vecchia. Eppure, negli ultimi anni, Cosenza è stata la città dei cantieri, ma nessuno di essi è stato aperto per risanare almeno le parti più pericolanti del centro storico. Neanche dopo il primo, eclatante crollo che ha attirato, mesi e mesi fa, l’attenzione, artificiosa, di politici, amministratori, studiosi e tecnici. E mentre si susseguivano promesse, chiacchiere istituzionali, passerelle propagandistiche, programmi elettorali basati sul centro storico, quest’ultimo ha perso altri pezzi, a volte anche per mano dell'amministrazione comunale che, senza nemmeno chiedere le dovute autorizzazioni, ha abbattuto edifici di interesse storico.
A distanza di molto tempo ormai dal primo crollo e dinanzi all’immobilità di quanti, in sede di passerella, si dicevano pronti a intraprendere una battaglia per evitare la perdita sia di vite umane che del patrimonio storico-artistico della città, è chiaro che Cosenza vecchia e i suoi problemi non interessano a nessuno. È inaccettabile che nessuno prenda provvedimenti per scongiurare distruzione e morti, la vita dei residenti-contribuenti del centro storico vale davvero così poco?
Non è semplice intervenire laddove gli edifici pericolanti risultino appartenenti a privati, ma una soluzione deve essere individuata per evitare di dover contare i morti. L’art. 7 della Legge 2248/1865, all. E, dispone che “l’autorità amministrativa per grave necessità pubblica può senza indugio disporre della proprietà privata con decreto motivato e senza pregiudizio dei diritti delle parti”.

Cosenza, 22 agosto 2018
Francesca Canin