‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

25 agosto 2018

Delitti e misteri calabresi: La tragica morte di Maria Frangella e il sospetto di un violento assassino


LONGOBARDI (CS) - «Il suo corpo era pieno di lividi ed ematomi, riverso sulle lastre di cemento nel giardino di casa. Maria era morta e a trovarla era stato mio fratello al ritorno dal lavoro». È il tragico racconto di Flora Frangella, che, a distanza di ormai dieci anni, ricorda la scoperta del cadavere della sorella Maria, momenti dolorosi che segnarono per sempre lei e il fratello. Questi, capotreno alla stazione di Paola (Cosenza), rientrato a casa dopo una dura giornata di lavoro, si trovò dinanzi a una scena alla quale non avrebbe mai voluto assistere: il corpo senza vita della sorella che giaceva nel giardino della loro abitazione. Il cadavere presentava molti lividi che, secondo Flora Frangella non potevano essere attribuiti solo ad una caduta, seppure mortale. Gli investigatori, però, non ebbero dubbi: si trattava di un decesso puramente accidentale, forse dovuto a un malessere accusato dalla povera Maria, che le aveva fatto perdere i sensi e cadere rovinosamente sulle lastre di cemento o dovuto a una caduta causata da un momento di distrazione che si rivelò per lei fatale. Ma, allora, perché tutti quei lividi sul suo corpo?
Flora non è riuscita a trovare in tutti questi anni una spiegazione plausibile ai numerosi ematomi sul cadavere della sorella e a distanza di circa dieci anni lotta ancora per scoprire la verità e avere giustizia. È convinta, Flora, che le cose siano andate diversamente da quelle prospettate dagli inquirenti e si chiede ancora i motivi per cui a nessuno sia venuto in mente di indagare su come Maria si fosse potuta procurare gli ematomi che aveva sul corpo. Si chiede ancora perché il brutale caso sia stato subito classificato come incidente, nonostante la presenza di segni inequivocabili che raccontavano una storia diversa.
Maria, insegnante di lingue in tre istituti superiori del cosentino, temeva la presenza di un individuo che aveva costruito abusivamente un manufatto sul demanio, per il quale erano sorte delle liti con tutta la sua famiglia. «Nel 2014 questo stesso soggetto - racconta Flora Frangella - ha minacciato di morte me e mia sorella, io l’ho querelato. Sono più che convinta che Maria sia stata aggredita, perché il suo corpo era pieno di lividi ed ematomi. Maria aveva paura di questo soggetto e ciò alle autorità competenti era stato anche segnalato. Ora sono passati circa dieci anni e non riesco a darmi pace perché ancora non so come sia morta mia sorella, nonostante abbia chiesto alla Procura di Paola di disporre l’autopsia ed esaminare il DNA dei vestiti».
Perché non è stata fata l’autopsia dopo la scoperta del cadavere? Perché non sono state esaminate le eventuali tracce di DNA sui vestiti di Maria? Sono questi gli interrogativi che dilaniano l’esistenza di Flora, alla ricerca di risposte che possano far luce sul caso. Secondo Flora Frangella, una caduta non può provocare tutti i lividi che Maria aveva sul corpo, segni, invece di una violenta aggressione che la donna aveva subito prima di morire. Ma il grande mistero rimane l'archiviazione del caso come incidente, visto che la vittima era stata la destinataria di pesanti minacce da parte di un tipo poco raccomandabile che spadroneggiava nei luoghi i cui Maria viveva.
Cosenza, 25 agosto 2018
Ⓒ Francesca Canino
       

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