‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

24 giugno 2015

Cosenza, videosorveglianza a telecamere spente

SICUREZZA - Mancanza di fondi e problemi burocratici hanno fatto saltare il sistema

Sono oltre 100 fra Cosenza e Rende, il ministero dell'Interno stanziò 2 milioni




dal Quotidiano del Sud, 7 febbraio 2015

UN FENOMENO in crescita. Nelle sue molteplici modalità, la delinquenza a Cosenza non conosce crisi alcuna, anzi proprio la presunta crisi degli ultimi anni potrebbe essere la causa della sua recrudescenza. Se nelle scorse settimane la cronaca cittadina si occupava delle rapine ai danni di alcune attività commerciali del centro città, pochi giorni fa, invece, si è incentrata sull'esplosione di un ordigno dinanzi alla sede del Pse di via Popilia. Fatti delittuosi che si sommano a tanti altri, spesso non denunciati perché considerati minori, ma che sono altamente sintomatici della deflagrazione della criminalità nella città dei Bruzi, diventata insicura. È fondata oggi, nei cittadini, la percezione che i controlli siano insufficienti. Spesso si invoca l'installazione delle telecamere nei vari quartieri, specialmente in quelli considerati più a rischio, anche se ora è tutta la città ad essere a rischio.
Negli anni passati, Cosenza  era stata dotata di un sistema di telecamere per evitare, o cercare almeno di evitare, che si arrivasse alla situazione odierna. Durante la Giunta Perugini, furono installate in città le telecamere di sorveglianza grazie a ingenti finanziamenti ministeriali. Il sistema fu realizzato nell'ambito del Programma Operativo nazionale 2000-2006 “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia”. Il  progetto ha avuto un importo complessivo di 2.111.965,50 euro. Sono state individuate 106 aree controllate, 82 a Cosenza e 24 a Rende, con 117 postazioni, di cui 91 a Cosenza e 26 a Rende. Diversi i dispositivi video utilizzati: 90 telecamere brandeggiabili (71 a Cosenza e 19 a Rende), 41 lettorottici targhe (31 a Cosenza e 10 a Rende), 9 DVR bordo palo (6 a Cosenza e 3 a Rende), 6 MeshRecorder (4 a Cosenza e 2 a Rende). Il  progetto fu annunciato in pompa magna con una conferenza stampa congiunta dei sindaci di Cosenza e Rende e con l'assessore alla Sicurezza, Damiano Covelli, che tesseva le lodi di Marco Minniti che aveva fatto arrivare i finanziamenti a Cosenza, fra le poche città del Sud.
MENTRE
OCCHIUTO
VUOLE OCCHI
ELETTRONICI
PER I RIFIUTI
Un progetto a tutela dell'incolumità di tutti, che la Prefettura aveva perfezionato chiedendo il supporto della Questura e del Comune. Entrambi avrebbero dovuto provvedere al loro funzionamento e l'amministrazione comunale avrebbe dovuto fornire l'elettricità.
Cosa fatta dunque, ma il sistema non è mai entrato in funzione, nonostante i reiterati appelli lanciati ogni volta che la città subiva/subisce atti delittuosi. Qualcosa non ha funzionato e la collaborazione tra Questura e Comune non è mai iniziata per gestire il sistema. Sembra che alcune telecamere non fossero funzionanti, ma sembra anche che non siano state pagate le bollette dell'energia elettrica e quindi il sistema è rimasto inattivo. Non c'è stato, tuttavia, un grande interesse da parte del Comune per risolvere tali o altri problemi riguardanti la videosorveglianza, il risultato è che, a distanza di anni, non si conoscono i motivi della mancata messa in funzione del sistema. Si sa, invece, che i crimini aumentano e che il cittadino si sente sempre più in pericolo.
Questo fino ad oggi. Negli ultimi tempi è intervenuto un inatteso intoppo burocratico: si attende che il Ministero dell'Interno formalizzi il passaggio delle competenze sulla videosorveglianza dalle Prefetture ai Comuni e sembra si stia temporeggiando perché i costi ricadrebbero su questi ultimi, notoriamente con scarse risorse finanziarie.
Intanto, gli amministratori del Comune bruzio pensano di installare un sistema di videosorveglianza per contrastare l'abbandono dei rifiuti. Ma non si potrebbe far funzionare quello esistente anche per vigilare sui cosentini incivili che abbandonano la spazzatura ovunque? Un solo sistema potrebbe controllare criminalità e modi incivili, con un certo risparmio per le casse del Comune che, come un mantra, vengono continuamente definite in rosso, ma i risparmi in politica, si sa, non fanno consenso.
Cs-24-6-15 

©Francesca Canino