‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

28 dicembre 2019

Cosenza, piazza Fera: collaudi farlocchi e carte mancanti



Mancano i collaudi. L’ho scritto tante volte dal 2016, nessuno, però, ha mai minimamente manifestato l’intenzione di saperne di più su piazza Fera. Da quando è stata inaugurata, ovvero il 16 dicembre 2016, dubbi e domande si sono sprecati.
Il 31 dicembre del 2016, la piazza avrebbe ospitato il primo concertone, ma non era stata ancora collaudata. Queste le notizie che da Palazzo degli Uffici sono state date ad alcuni cittadini preoccupati un paio di giorni prima dell’evento. La certificazione di un collaudo farlocco è circolato nelle ore seguenti, ma i bene informati hanno sempre nutrito dubbi sulla sua veridicità. Chi è del mestiere asserisce che il collaudo è spesso un atto formale, ma se è previsto, perché non effettuarlo?
Intanto, la piazza ha ospitato, dal 2016 a oggi, diversi concerti, bancarelle, suppellettili vari e gente di tutte le età che vi passeggia. Ma c’è di più.
Il 26 marzo 2014, la Soprintendenza di piazza Valdesi ha inviato al comune di Cosenza una comunicazione. Si legge nell’oggetto: “Progetto per la riqualificazione e rifunzionalizzazione ricreativo - culturale di piazza Bilotti e realizzazione di un parcheggio interrato…” e nel corpo della lettera: “Si coglie, ad ogni buon fine, l’occasione per far presente che i lavori riguardanti piazza Bilotti non sono rappresentati nella documentazione pervenuta. Si resta in attesa di quanto richiesto e disponibili ad assicurare la massima collaborazione e/o assistenza tecnico-scientifica”.


La Soprintendenza non ha mai ricevuto quanto richiesto, perché? E perché non ha insistito?
I lavori sono andati avanti e nel 2016, a cantiere smantellato, si è assistito all’inaugurazione e ai vari concerti senza collaudo. A distanza di tre anni, ci si ricorda di queste irregolarità e si ordina di smantellare il palco per il concerto di Capodanno. Come mai solo ora? Perché a nessuno è mai interessata finora l’incolumità di migliaia di persone?
Cosenza, 28 dicembre 2019
© Francesca Canino

21 dicembre 2019

Biblioteca Civica di Cosenza: verità cercasi



Un paio di settimane fa, si è svolto un incontro tra le associazioni del territorio e il sottosegretario ai Beni culturali, Anna Laura Orrico, per discutere sulle sorti della nostra Biblioteca Civica, in crisi da anni. Già con l'intervento introduttivo del sottosegretario si è avuta la forte sensazione che il futuro della Biblioteca fosse stato segnato indipendentemente dalle istanze dei cittadini. Con molte probabilità, la Biblioteca sarà statalizzata, passerà dunque sotto l'egida del ministero. Gioiranno provincia e comune che hanno determinato questa situazione, cioè hanno preferito assistere al declino della prestigiosa istituzione culturale pur di non stanziare 100mila euro annui a testa. La provincia si trincera dietro la legge Del Rio, il comune è completamente assente, non eroga alcun finanziamento, benché lo statuto lo preveda. Come sappiamo, un fiume di denaro è finito, nel corso di questi anni, per essere speso tra gli amici, le ditte, i festini, le farine, il folklore di quart'ordine, mentre la Biblioteca si avviava verso la fine. Oggi è a questo punto e, mentre si scongiurano gli interventi dei privati, il sottosegretario ha chiaramente detto che non è di sua competenza individuare i responsabili dello sfascio. Assenti il presidente della provincia e il sindaco della città, sempre disinteressati al destino della Biblioteca, presente Leopoldo Conforti, presidente dell'Accademia cosentina.  
Un paio di giorni dopo, da un comunicato ufficiale del comune bruzio (https://www.comune.cosenza.it/archivio10_notizie-e-comunicati_14_18909_12_4.html), si è appreso che il sottosegretario aveva incontrato precedentemente a Roma l’assessore Succurro, il presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci, e, in rappresentanza di Leopoldo Conforti, presidente dell'Accademia Cosentina, Mario Bozzo. L’assessore Succurro ha sottolineato che Il Comune di Cosenza ha ben presenti le problematiche che angustiano la Biblioteca civica e farà tutti gli sforzi che rientrano nelle sue possibilità per avviarle a soluzione. Anche per il 2019 il Comune ha confermato la posta di bilancio di 104 mila euro e nell'ultimo quadriennio la Biblioteca civica ha beneficiato di un fondo comunale di oltre 400 mila euro”. Quest’ultima affermazione costituisce una vera sorpresa, poiché del fondo comunale in questione non si trova traccia nei bilanci comunali. Oltre a ciò, se davvero la somma fosse pervenuta alla Biblioteca, i dipendenti non lamenterebbero i tanti mesi di stipendio arretrati.
Si legge ancora nel comunicato: “Rispetto, invece, alla eventualità, paventata dal Sottosegretario, che la Biblioteca civica possa essere accorpata alla Nazionale e quindi diventi di pertinenza del Ministero, con l'automatico assorbimento dei dipendenti, l'Assessore Succurro ha espresso, invece, la posizione dell'Amministrazione comunale che è quella di conservare l'autonomia di gestione, affinché la Civica mantenga la sua peculiarità, fermi restando gli accordi di valorizzazione, attraverso i quali personale qualificato della Nazionale (archivisti e bibliotecari) venga destinato alla Civica perché possa meglio funzionare”. Una posizione in contrasto con i desiderata della Biblioteca nazionale e fors’anche del presidente della Provincia.
Continua Succurro: “L'Amministrazione comunale non potrà mai far venir meno il suo sostegno che sarà modulato sulla base delle future contingenze”, su questo punto non si può fare altro che auspicarlo, il futuro non si conosce, ma il passato sì ed è ben risaputo che il comune di Cosenza non ha mantenuto i suoi impegni economici a favore della Civica.
L’impressione di molti è che la Biblioteca Civica di Cosenza, in crisi da anni, sia diventata una questione politica. La cultura non interessa a nessuno, non produce denaro né consensi elettorali, meglio svilirla, mercificarla e barattarla per infimi scopi politici.

Cosenza, 21 dicembre 2019
© Francesca Canino

Ex hotel Jolly, sospesa la richiesta di autorizzazione sismica



Un cumulo di macerie e di immondizia. Su Lungo Crati si può assistere allo spettacolo dei manufatti cosentini demoliti senza alcun motivo e soprattutto senza le dovute autorizzazioni. Il riferimento questa volta è all’ex hotel Jolly, abbattuto tra i dubbi e la disapprovazione di molti cittadini. Ora si è appreso che è stata sospesa la richiesta di autorizzazione sismica “per revisione dei dati progettuali”.
Nelle scorse settimane, il comune di Cosenza ha inoltrato istanza per ottenere l’autorizzazione sismica e procedere alla “ristrutturazione delle strutture dell’ex Jolly con adeguamento sismico dell’esistente mediante inserimento di struttura interna in acciaio con controventi e fondazione in platea”. Il progettista, in data 13 dicembre u.s., ha chiesto la sospensione dell’istanza per rivedere i dati e, in seguito a ciò, la regione Calabria, Dipartimento lavori pubblici, ha sospeso “l’istruttoria della richiesta di autorizzazione sismica”.

Gli interventi sul Jolly non sarebbero dovuti, forse, mai iniziare. Solo un anno fa - oltre a ricordare che le fasi della demolizione e quelle della ricostruzione dell’ex Jolly Hotel non possono essere scisse in quanto costituiscono un tutt’uno propedeutico a qualsiasi scelta progettuale e sono da valutare unitamente alle opere che interessano l’ambito fluviale - ci si chiedeva se:
1.      è stata approvata la progettazione definitiva che è legata a doppio filo a quella preliminare;
2.       sono pervenute le fondamentali autorizzazioni (VIA);
3.      è pervenuta la pronuncia della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale sull’edificio (ex art. 12 del D. Lgs. 4272004);
4.      esistono tutte le autorizzazioni previste dalla legge;  
5.      è stato attivato il tavolo tecnico tra Amministrazioni (MiBAC, Provincia, Comune) richiesto dal Soprintendente ABAP con nota prot. 8801 del 12.07.2018 “al fine di pervenire a soluzioni condivise per la definizione dell’intervento”;
6.      è stato acquisito - come previsto dal bando di gara, poiché detta progettazione definitiva/esecutiva, ricade in ambito territoriale sottoposto a tutela paesaggistica (ai sensi art. 142, c. 1, l. c) - il nulla osta paesaggistico definitivo che mostri la compatibilità delle opere proposte rispetto ai valori paesaggistici del contesto di riferimento;
7.      saranno tutelati gli alberi posti dinanzi al Jolly. 
Domande rimaste come sempre senza risposte. Da qualche giorno, però, si sa che è stata sospesa l’istruttoria della richiesta di autorizzazione sismica. Lo stato di abbandono si protrarrà, dunque, per chissà quanto altro tempo.

Cosenza, 21 dicembre 2019
© Francesca Canino


Circa un anno fa: 

Demolizione ex hotel Jolly, dove sono le autorizzazioni?

Il prossimo 12 novembre inizierà la demolizione dell’ex hotel Jolly. Occorre ricordare che le fasi della demolizione e quelle della ricostruzione dell’ex Jolly Hotel non possono essere scisse, in quanto costituiscono un tutt’uno propedeutico a qualsiasi scelta progettuale e sono da valutare unitamente alle opere che interessano l’ambito fluviale.
Bisogna chiedere, pertanto, se ad oggi:
  • è stata approvata la progettazione definitiva che è legata a doppio filo a quella preliminare;
  • sono pervenute le fondamentali autorizzazioni (VIA);
  • è pervenuta la pronuncia della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale sull’edificio (ex art. 12 del D. Lgs. 4272004);
  • se esistono tutte le autorizzazioni previste dalla legge;  
  • se è stato attivato il tavolo tecnico tra Amministrazioni (MiBAC, Provincia, Comune) richiesto dal Soprintendente ABAP con nota prot. 8801 del 12.07.2018 “al fine di pervenire a soluzioni condivise per la definizione dell’intervento”;
  • se, come previsto dal bando di gara, poiché detta progettazione definitiva/esecutiva, ricade in ambito territoriale sottoposto a tutela paesaggistica (ai sensi art. 142, c. 1, l. c) è stato acquisito il nulla osta paesaggistico definitivo che mostri la compatibilità delle opere proposte rispetto ai valori paesaggistici del contesto di riferimento.  
È necessario che si esibiscano pubblicamente tutte le autorizzazioni, se sono state acquisite, e che non si proceda con la solita fretta che spesso è “cattiva consigliera”.
È necessario, inoltre, soffermarsi sui divieti di transito e di sosta che saranno istituiti dal 12 al 30 novembre, se tutto andrà bene. Ma con la città nel caos dopo la chiusura di tante strade e soprattutto di viale Parco, con l’eliminazione di tanti parcheggi per la realizzazione della inutili piazze, la chiusura di Lungo Crati cosa causerà alla nostra già impercorribile città? Non si potevano aspettare tempi migliori e soprattutto non prenatalizi - in cui è notorio che il traffico cittadino aumenta - per chiudere altre importanti strade? E infine, come saranno tutelati gli alberi posti dinanzi al Jolly?  

Cosenza, 10 novembre 2018
© Francesca Canino
  


18 dicembre 2019

Mongrassano (Cs), frana la collina del parco eolico in costruzione



Inondata dal fango. Si è presentata così nei giorni scorsi la zona sottostante al costruendo parco eolico di Mongrassano, San Marco Argentano e Cervicati, in provincia di Cosenza. Le abbondanti piogge, che nella settimana passata hanno flagellato il territorio calabrese, sono state la causa dei diversi smottamenti verificatisi nell’area interessata dai lavori, dove una grossa quantità di fango è scivolato a valle dopo aver percorso le colline che ospiteranno le pale eoliche. Il fango ha invaso pezzi di strada del comune di Mongrassano, impedendo la circolazione per ore. Si è scongiurato il peggio, visto che l’area è ad alto rischio idrogeologico e sismico, come segnalato nel 2018 alla Direzione Generale Architettura Belle Arti e Paesaggio del Mibac.

La realizzazione dell’impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica è stato autorizzato dalla Regione Calabria il 20 giugno 2014 alla Società Siemens Gamesa Energy Italy. È costituito da 6 pale alte 150 metri con relative opere connesse ed è situato in località “Aria dei venti”, sul crinale di una montagna che, oltre ad essere zona a rischio sismico e archeologico, è stata percorsa dal fuoco nel 2017 e nel 2008, prima, dunque, del rilascio dell’autorizzazione unica (20/6/14). Quest’ultima non si è attenuta a quanto previsto dalla legge quadro in materia di incendi boschivi (L. 353/00), secondo la quale le zone boscate e i pascoli percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno 15 anni.
L’impianto, inoltre, avrà impatti negativi sul Percorso religioso di San Francesco di Paola. Elementi, questi, che non sono stati valutati. Allo stesso modo, non si è tenuto conto che i lavori sono iniziati oltre il termine di scadenza fissato dall’autorizzazione unica rilasciata dalla Regione e che il termine di ultimazione dei lavori è stato oggetto di ben due proroghe, in contrasto con quanto disposto dalla L.R. 42/08.

Ora, però, il problema è rappresentato soprattutto dalle frane, che in questo periodo possono verificarsi e causare danni enormi. Non si deve dimenticare che tra i comuni viciniori vi è quello di Cerzeto, dove, 14 anni fa, una frana distrusse la frazione di Cavallerizzo.
Val la pena ricordare sempre che la Calabria non ha bisogno di energia eolica, avendo già raggiunto da anni la piena autosufficienza. 
Cosenza, 18 dicembre 2019
© Francesca Canino



20 novembre 2019

L'aviatrice che nel 1930 cadde dal cielo nel mare di Belmonte di Calabro


Oggi Google ha dedicato il suo doodle a Maude Rose "Lores" Bonney, la pioniera dell'aeronautica che nel 1933 dall’Australia volò da sola verso l’Inghilterra. 

Tre anni prima, un'altra donna si accinse a compiere una lunga traversata a bordo del suo apparecchio, un guasto, però, la fece precipitare nel mare calabro. Miss Spooner era una giovane aviatrice inglese che decise di compiere il raid Londra-Città del Capo nei primi giorni di dicembre del 1930. Stava sorvolando la penisola italiana con il suo apparecchio ed era diretta verso la punta dell'Africa, ma precipitò in mare a tre chilometri di distanza dalle rive di Belmonte Calabro. Dopo aver gridato per  cercare soccorso, Miss Spooner decise di raggiungere a nuoto la costa, mentre il capitano Edwards, suo compagno di volo, rimase a bordo dell’apparecchio. La donna giunse alla stazione di Belmonte Calabro a notte fonda, ove fu soccorsa dai presenti. Nel frattempo, i richiami di aiuto lanciati dal capitano Edwards furono uditi da alcuni pescatori, che diressero le loro imbarcazioni verso l’apparecchio. Dopo vari tentativi, l’aviatore fu tratto in salvo e l’aeroplano, fermato con delle funi, fu trasportato a riva.
L'avventura dell'aviatrice inglese, testimoniata da foto e filmati in bianco e nero emersi da uno storico archivio, è la dimostrazione della diversa situazione femminile esistente nel 1930 tra donne che vivevano a diverse latitudini del vecchio continente.
Il brano che segue è la cronaca dettagliata dello sfortunato episodio incorso a Miss Spooner riportato su un giornale dell'epoca.


Da "Il Telegrafo" - 5 dicembre 1930

L’apparecchio di miss Spooner, sorpreso dalla tempesta, precipita in mare al largo di Belmonte Calabro

Roma, 4 notte.

«Giunge notizia da Belmonte Calabro che la valorosa aviatrice inglese Miss Spooner, per un guasto al suo aeroplano, è precipitata in mare. L’aviatrice ed il suo compagno di volo si sono salvati. Come è noto Miss Spooner stava tentando di battere il record di volo Londra - Città del Capo. Ieri sera, alle 18,40 aveva felicemente atterrato all’aeroporto del Littorio, dove erano ad attenderla numerosi aviatori. Miss Spooner, che aveva brillantemente partecipato al giro aereo d’Italia, è stata molto festeggiata durante la sua brevissima sosta a Roma per i rifornimenti. Si era dichiarata soddisfatta dell’inizio del suo raid e della prova data dall’apparecchio nella prima tappa di volo, durata esattamente 10 ore e 40 minuti. L’aviatrice aveva detto: “Sono partita da Lympne alle 7, ora inglese, ossia alle 8 italiane. Ho volato ininterrottamente. Il viaggio è stato ottimo, tranne per alcune centinaia di chilometri sulla Francia meridionale, dove forti banchi di nebbia ostacolavano la visibilità. Ho tagliato le Alpi Marittime a 4200 metri per evitare di allungare la rotta seguendo la costa - ed aveva quindi soggiunto - da Roma a Catania piloterà invece il mio compagno Edwards”. Dopo aver compiuti i rifornimenti, Miss Spooner ed il capitano Edwards, alle 20,20, salutati dai presenti, avevano ripreso il volo diretti verso Catania.
La notizia pervenuta ora da Belmonte Calabro segnalerebbe come certa l’interruzione del superbo ed ardimentoso raid. Alle 23 l’apparecchio dell’aviatrice inglese, a causa di un guasto che per il momento non è dato precisare, è precipitato in mare nello specchio d’acqua davanti alla stazione di Belmonte Calabro. Nella caduta, miss Spooner è stata lanciata fuori dell’apparecchio. Nella notte Miss Spooner ed il capitano Edwards hanno invocato con alte grida aiuto, grida però che non sono state udite. Coraggiosamente, dopo due ore Miss Spooner si è gettata a nuoto ed è riuscita a raggiungere la riva. Data l’ora tarda e non trovando anima viva, l’aviatrice si è diretta verso la stazione di Belmonte Calabro, ove è stata trovata semisvenuta e raccolta da un fanalista della ferrovia, che l'ha trasportata a braccia alla stazione dove ella ha ricevuto i primi soccorsi. Il personale stupito le si è fatto subito intorno. Miss Spooner, intirizzita ed esausta, è stata immediatamente soccorsa e rianimata. Frattanto, alcuni pescatori hanno finalmente udite le grida di soccorso del capitano Edwards e con magnifica prontezza sono stati inviati soccorsi. Il Delegato podestarile di Belmonte Calabro, non appena conosciuto il fatto, è partito con due barche a remi alla ricerca dell’apparecchio che alle ore 5 di stamani è stato rinvenuto a circa 100 metri dalla spiaggia ove era stato trasportato dalla corrente favorevole. L’aeroplano, semi-sommerso, era tenuto a galla dalle ali. Il pilota trovavasi aggrappato al timone.
L’aviatrice Spooner, dopo aver ricevuto le cure del sanitario comunale, accompagnata dal Podestà, è partita anch’essa con un’altra barca a remi alla ricerca del compagno e alle 6 ha raggiunto l’apparecchio presso il quale stava una delle due barche precedentemente partite alla ricerca. Le due barche insieme hanno così potuto effettuare il rimorchio dell’aeroplano che è stato gravemente danneggiato e salvare il capitano Edwards. I due piloti sono stati ospitati nella casa del Podestà. Hanno riportato varie contusioni ed escoriazioni dichiarate guaribili in circa dieci giorni. Il capitano Edwards ha presentato lievi sintomi di assideramento. Entrambi sono però in stato generale buono. Sono accorsi subito sul posto il direttore dell’Ospedale di Cosenza con un assistente e materiale sanitario. I due sinistrati godono ospitalità e cure premurosissime da parte delle autorità locali. Il Ministro dell’aeronautica ha inviato sul posto un ufficiale che ha raggiunto in volo la località, mettendosi a disposizione dei due aviatori».


Un lieto fine insperato per l'aviatrice e il suo capitano.
Ci saremmo aspettati, a dire il vero, una inversione delle parti, considerato anche il periodo storico: Edwards intento a compiere la breve traversata per cercare aiuti e Miss Spooner, tremante di freddo e di paura, sola nell'apparecchio ad attendere l'arrivo dei soccorsi. Non andò così ed è facile immaginare che il comportamento adottato dal capitano inglese suscitò certamente il sarcasmo dei maschi calabresi. Una ammirazione senza limiti, invece, fu dimostrata all'alta aviatrice, coraggiosa e intraprendente, straniera, distante dalle loro donne che sarebbero rimaste immuni per tanti anni ancora dall'esempio dato dalla donna inglese.

Cosenza, 20 novembre 2019
© Francesca Canino


Castiglione di Paludi, il sito italico dalla poderosa cinta di mura




Il traffico di reperti archeologici scoperto dai Carabinieri NTPC ha fatto emergere una serie di scavi clandestini compiuti in Calabria che hanno interessato anche il sito di Castiglione di Paludi. Il suo parco archeologico è da sempre preda di saccheggi e l'operazione dei giorni scorsi denominata "ACHEI" lo ha ampiamente dimostrato. Rimane ben poco delle vestigia italiche risalenti all'età del Ferro e risulta quasi impossibile mettere in atto azioni di tutela, sia per mancanza di fondi, sia per mancanza di amore verso il proprio territorio. Eppure, Castiglione di Paludi custodisce i resti di una storia antica, molto antica.

A Sud di Sibari il sito archeologico di Castiglione di Paludi occupa la sommità di un colle di oltre 35 ettari, protetto da pendii scoscesi e quasi impenetrabili. La sua posizione geografica, alle pendici della Sila greca, consente di controllare i vicini colli, una parte della costa e della valle del torrente Coserie.
Gli archeologici hanno distinto due diverse fasi nell’occupazione del sito, abitato nell'arco di tempo compreso tra il IX e il III secolo a.C.: la prima fase si riferisce a un abitato indigeno dell’età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.), nota dai corredi funerari di Piana d’Agretto, recuperati nel corso degli scavi degli anni '50 del secolo scorso; la seconda, risalente al IV-III sec. a.C, è caratterizzata dall’abitato fortificato a cui appartengono le strutture monumentali visibili.
Le campagne di scavo iniziate dalla Soprintendenza archeologica della Calabria nel 1950 hanno portato alla luce notevoli emergenze monumentali, come il circuito murario, l'ampio teatro semicircolare, una serie di edifici pubblici e privati e vari oggetti, tra cui statuette fittili votive, capitelli, ceramica a vernice nera e numerose monete di varia datazione e provenienza. Alcuni ritrovamenti archeologici, come i bolli in lingua osca, hanno fatto ritenere che il sito fosse stato abitato dai Brettii.
Sulla collina di Piana d’Agretto è stata rinvenuta una vasta necropoli di cui sono note oltre 40 tombe del tipo a fossa terragna delimitata e coperta da pietre. Nei corredi funerari erano contenuti punte di lancia, fibule, braccialetti e vasi. Non si conosce ancora l'esatta ubicazione del villaggio italico da cui provengono i reperti della necropoli.
Da alcuni studi effettuati sembra che la frequentazione sia cessata dopo la fondazione di Sibari (VIII sec. a.C.). Il sito non rimase tuttavia disabitato fino al IV sec. a.C., quando fu edificato il centro fortificato occupato dai Brettii, al di sotto del quale sono stati ritrovati i resti di un edificio più antico. Il centro è costituito da una poderosa cinta di mura munita di diverse porte d'accesso, da una postierla e da torri a rampe e scale, realizzate con grossi blocchi squadrati di arenaria risalenti alla seconda metà del IV sec. a.C. La grande Porta Est costituiva l'accesso principale al centro abitato ed era difesa da due torri a pianta circolare. Una terza torre proteggeva le mura a Nord-Est, garantendo il controllo su una parte della costa jonica.


Negli anni Cinquanta venne alla luce un'area pubblica nota come 'teatro', a pianta semicircolare e priva di edifico scenico. Oltre agli altri edifici che sorgevano vicino al teatro, occorre menzionare anche una cisterna per la raccolta delle acque, una struttura circolare realizzata con ciottoli di fiume. Il centro fu abbandonato probabilmente intorno al III sec. a.C. con la romanizzazione del territorio.
Una interessante ipotesi sulla fondazione del sito è stata formulata dallo studioso Domenico Canino, che si è soffermato sulla tipologia costruttiva della fortificazione, cioè il punto chiave per capire quale sia stata la civiltà artefice del sito. Il riferimento ai Messapi, popolazione italica della Puglia meridionale, non è fuori luogo. Basta osservare le murazioni di molti insediamenti messapici, tra cui Ceglie Messapica, per notare una grande similitudine con Castiglione di Paludi, forse costruita dalla stessa civiltà italica. Del resto non siamo lontani da quel territorio, ma questa è solo un'ipotesi di studio da verificare con un'analisi accurata dei reperti murari.

Cosenza, 20 novembre 2019
© Francesca Canino

18 novembre 2019

L'operazione ACHEI e il traffico internazionale dei reperti archeologici



L'operazione ‘Achei’ condotta dalla Procura della Repubblica di Crotone ha individuato un'associazione a delinquere specializzata nelle ricerche archeologiche clandestine, che ha danneggiato il patrimonio archeologico dello Stato, impossessandosi illecitamente di beni culturali statali con l’aggravante della transnazionalità. 
La Calabria viene depredata da sempre, ormai sarà rimasto bene poco di tutto il tesoro archeologico che vantava, d'altronde nessun provvedimento concreto è stato mai assunto per contrastare il lavoro dei tombaroli, né per iniziare campagne di scavo ufficiali che avrebbero limitato le operazioni clandestine. Nessun interesse esiste per il territorio e i suoi tesori, la politica è completamente assente, gli amministratori disinteressati, i cittadini poco informati e le archeomafie altamente operative nel depredare i vari siti e piazzare i ritrovamenti nel mercato internazionale. Un giro di miliardi.
L'operazione di oggi pone diversi interrogativi sulla dispersione del nostro patrimonio archeologico, che attraversa migliaia di chilometri nel globo e, soprattutto, circuiti poco chiari. Il commercio di reperti archeologici trafugati ha assunto, negli ultimi decenni, dimensioni internazionali allarmanti. Alimentato da potenti lobby che impongono le leggi del mercato fissando le regole della domanda e dell'offerta, ogni anno sono migliaia gli oggetti di alto valore archeologico trafugati e poi commercializzati che arricchiscono le grandi organizzazioni criminali. 
Il circuito del traffico dei beni archeologici è complesso ed organizzato, varia da una regione all'altra ed interessa soprattutto le aree più indigenti perché sfrutta le condizioni di bisogno. Occorre perciò distinguere i saccheggiatori occasionali da quelli che agiscono in gruppo e con mezzi appropriati, spesso distruttivi di reperti e contesti. I primi sono quasi sempre agricoltori o scavatori una tantum, non consegnano alle Forze dell'ordine i reperti trovati, ma li conservano o li vendono. Di recente la tipologia dello scavatore in Italia ha assunto i tratti degli immigrati che vivono e lavorano nella penisola, visto l'incremento della manovalanza dell’est europeo. La seconda categoria, invece, comprende predatori 'professionisti', conoscono il mercato dell'illecito in cui collocano i reperti attraverso vere e proprie aste o vendite organizzate, coadiuvati da responsabili di zona e da trafficanti nazionali ed esteri.
I legami tra i mercanti d'arte ed i mercati internazionali si basano su rapporti fiduciari e stabili reti di corrispondenti, tali da far passare la merce velocemente dal produttore di beni archeologici, in genere i paesi del Mediterraneo, al consumatore, ovvero America, Giappone ed alcuni paesi europei dove esistono case d'asta, collezionisti e musei in grado di investire grandi capitali per un'opera d'arte. Spesso sono opere italiane, preda del mercato clandestino, sostenuto dai grandi collezionisti internazionali e da alcune istituzioni museali straniere, compiacenti e spesso committenti.
Cosenza, 18 novembre 2019
© Francesca Canino