‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

21 settembre 2018

Comitato Alberi Verdi: Non uccidete gli alberi di Viale Parco - ecco invece il PROGETTO “COSENZA STORICA CITTÀ-GIARDINO”



L’annuncio dell’inizio dei lavori su Viale Parco per la costruzione della metro leggera è preoccupante non solo per tutti i disagi che creerà alla cittadinanza – e per i tanti milioni che si spenderanno per un’opera che effettivamente non serve – ma anche per l’abbattimento di centinaia e centinaia di alberi. Una barbarie che si aggiunge a quelle già compiute in città negli ultimi anni, in seguito alla realizzazione delle tante piazze e al riammodernamento di diverse strade che non hanno tenuto in nessuna considerazione il patrimonio arboreo cittadino. Alberi distrutti anche dalle molteplici capitozzature subite e dalla mancanza di un piano di potatura, cura e tutela.
In meno di un lustro, la città si è trovata con un patrimonio verde quasi dimezzato e senza un progetto che preveda di rimpiazzare gli alberi eliminati. Ora è la volta di viale Parco, uno stradone alberato che soccomberà per far posto alla metro e al cosiddetto parco del benessere, che, secondo quanto ha comunicato l’amministrazione comunale, dovrebbe essere il polmone verde della città.
Riteniamo sia paradossale realizzare una grande area verde abbattendo quella preesistente, oltre che dispendioso e in contrasto con le scelte dell’attuale amministrazione, che ha dimostrato chiaramente di non essere per niente interessata alle politiche verdi, anzi di esserne nemica. Ora, invece, la decisione di volere un parco del benessere – che si sarebbe potuto realizzare indipendentemente dalla costruzione della metro e nel pieno rispetto degli alberi che attualmente si ergono sul viale – con tanti settori che ospiteranno specie diverse di piante, stride con il trattamento che finora è stato riservato alle aree verdi della città.
Non vogliamo conoscere i veri motivi che hanno determinato questa decisione, chiediamo solo che non vengano abbattuti gli alberi del viale e poi portati nelle centrali a biomasse, ma di aver cura di espiantarli e ripiantarli in città, magari sui marciapiedi in cui sono stati eliminati o nei giardini pubblici cittadini, in special modo in quelli meno centrali e più abbandonati. Potrebbero rivivere e fornire ancora ossigeno ai cittadini, sempre più immersi nei gas di scarico delle auto.
Non uccidete gli alberi di Viale Parco.

 Comitato Alberi Verdi
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Mentre l'amministrazione comunale bruzia distrugge il patrimonio verde della città, il nostro Comitato, a dimostrazione dell'amore per il verde e soprattutto per la città storica, ha preparato un progetto per rinverdire Cosenza vecchia che potrete leggere di seguito:

PROGETTO

“COSENZA STORICA CITTÀ-GIARDINO”

Comitato Alberi Verdi

Introduzione

Nella stesura di questo progetto si è tenuto conto delle particolari condizioni ambientali del Centro Storico di Cosenza: spazi spesso ristretti, semi-ombreggiati o in ombra totale con un clima più fresco ed umido rispetto alla parte nuova della città. Non mancano però spazi relativamente ampi come cortili, giardini privati e, ovviamente, le piazze, che sono anche gli spazi più soleggiati della città. In questa situazione è necessario sfruttare al massimo anche gli spazi verticali ricorrendo a vasi e cassette da muro, panieri appesi o alle più recenti “Flower Pouches”, una specie di grandi borse di plastica molto robusta da appendere a muri e recinzioni, nelle quali sono presenti molti fori: queste sacche vengono riempite di terriccio, idrogranuli e concime a lenta cessione e poi vi si mettono a dimora le piantine attraverso i fori suddetti. Crescendo, le piante nasconderanno completamente le sacche che si trasformeranno in grandi cascate di fiori dall’effetto mozzafiato. Prima di scegliere una soluzione del genere, però, bisognerebbe verificare se gli antichi muri delle abitazioni possano sopportare l’infissione di tasselli che reggano ganci cui appendere vasi e cassette e staffe cui appendere i panieri da piante. A tal proposito bisognerebbe anche consultare la Soprintendenza. Vasi e cassette potranno inoltre essere agganciati alle ringhiere dei balconi e posizionati alla loro base. Bisognerà scegliere vasi leggeri, in plastica o resina. Esistono vasi in resina che imitano alla perfezione la terracotta di qualità, con tanto di fregi e rilievi tipici dei vasi antichi che quindi si armonizzano bene al contesto del Centro Storico. Dove invece si abbia più spazio, come nei cortili privati o nelle piazze, si potrà ricorrere a veri vasi in terracotta, semplici o ornati di fregi e bassorilievi. Durante la fiera di San Giuseppe nel settore vasi c’è solo l’imbarazzo della scelta! Si possono usare anche vecchi vasi di recupero in terracotta che, oltre ad essere più economici, risultano pieni del fascino dato dalla “patina del tempo”. Anche botti e barili di recupero possono essere bei contenitori per piante. Nelle aree più soleggiate, dove si disponga della piena terra si potranno abbellire e curare meglio i giardini esistenti oppure creare degli orti-giardino urbani. Questi orti-giardino, potrebbero entrare a far parte del progetto “Kepos delle meraviglie” ideato dal prof. Orlando Sculli, il quale, in diversi anni di ricerca ha recuperato tanti ortaggi e alberi da frutto tipici dell’antichissima tradizione colturale calabrese e giunti a noi nel corso dei secoli, portati da greci, romani, bizantini, profughi cristiano-copti arrivati dall’Egitto e profughi armeni. Semi, talee e marze sarebbero donati gratuitamente a chi voglia creare un kepos. Kepos in greco significa giardino, ma anche “grembo materno”: il progetto prevede tanti kepos diffusi che salvaguardino questi antichi ortaggi e fruttiferi. Il coltivare queste piante potrebbe dare origine ad interessanti gemellaggi: ad esempio con i monaci armeni dell’isola veneziana di San Lazzaro degli Armeni: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Lazzaro_degli_Armeni. Si potrebbero organizzare incontri ed eventi: i cosentini potrebbero donare ai monaci suddetti talee del melograno nero, un melograno speciale di origine armena ritrovato qui in Calabria e i monaci di San Lazzaro potrebbero ricambiare donando talee delle antiche rose damascene dai cui petali ricavano la squisita e profumatissima “Vartanush” (marmellata di rose). Questo melograno era presente anche in un villaggio dell’Iran occidentale, in un territorio che anticamente apparteneva agli Armeni, quindi perché non coinvolgere anche cittadini iraniani cui donare talee dello stesso melograno? Loro forse potrebbero ricambiare con talee delle mitiche e profumatissime rose coltivate nei pressi di Kashan. Altri gemellaggi possibili: l’olivo del Krisma, dalle olive bianchissime, potrebbe originare un gemellaggio con i greci dell’isola di Kasos, nell’Egeo, il cavolo gigante di Staiti con gli abitanti dell’isola di Creta e la vite “Trifera” con cittadini egiziani. Altri eventi potrebbero essere organizzati in occasione dei periodi di fioritura, così come avviene altrove, sia in Italia che all’estero, legati soprattutto alla visita di vere e proprie collezioni di piante.  Si potrebbero creare, ad esempio: “La festa delle fucsie”, “delle rose”, “delle violette antiche”, ecc. Questi eventi di solito attirano un gran numero di visitatori. Si può pensare a speciali “ciceroni” che guidino i turisti nella scoperta dei luoghi fioriti più belli del Centro Storico. Come avviene nel nord dell’Europa, i turisti potrebbero essere guidati anche nella visita dei giardini privati più belli, sempre che i proprietari siano d’accordo. Questi “ciceroni” potrebbero essere semplici cittadini adeguatamente preparati: darebbero spiegazioni sia sul tipo di piante usate (e sulla loro storia, spesso affascinante), sia sui monumenti del Centro Storico. Tutto ciò potrebbe anche alimentare spazi di socializzazione, ad esempio laboratori di giardinaggio e orticoltura cui far partecipare adulti, anziani e bambini. Si potranno anche organizzare degustazioni dei prodotti dell’orto, di fiori commestibili e relativi liquori, sciroppi, marmellate, gelatine e caramelle di rose o viole mammole e marmellate di frutti di fucsia. Sarebbe anche auspicabile una collaborazione con l’orto botanico dell’Università di Arcavacata, per organizzare dei “tour” che guidino alla scoperta delle piante che crescono spontaneamente nel Centro Storico. Sempre l’orto botanico potrebbe fornire molte piante della flora calabrese. Soprattutto potrebbe far scoprire ad adulti e bambini che le piante non ci sono solo utili come alimenti o ornamento, ma sono prima di tutto straordinari esseri viventi e che come tali andrebbero rispettati.

Sicuramente “Cosenza Vecchia” custodisce già un patrimonio di piante, ornamentali e non, alcune delle quali appartenenti ad antiche varietà o specie non comuni che potranno essere riprodotte e diffuse a costo zero. Altre potranno essere acquistate dai fiorai, nei vivai o consultando i cataloghi specializzati. Per la cura di questi giardini urbani sarà meglio evitare pesticidi chimici e optare invece per metodi naturali.

Il progetto:

Veniamo adesso alle varie situazioni che si presentano nel Centro storico e alle soluzioni da adottare, ispirate anche dalla presenza di piante già coltivate con successo in questi luoghi:

ZONE SEMI-OMBREGGIATE:

Sono quelle zone poste in ombra luminosa e che magari godono di un po’ di sole soltanto nelle primissime ore del mattino. Situazioni del genere si possono trovare ad esempio in molti tratti di Corso Telesio, alcuni vicoli e molti cortili e giardini. Sarà quindi opportuno utilizzare piante che prediligano tali condizioni. Per i balconi e le ringhiere delle scale si potranno usare sia piante ricadenti che a portamento eretto. Per adornare i muri dei cortili si potranno usare sia le ricadenti, poste in vasi e cassette da muro, sia piante rampicanti, in grandi vasi poggiati sulla pavimentazione e fatte arrampicare su appositi grigliati o spalliere. Sempre nei cortili, a terra, si potranno collocare vasi anche grandi per contenere piante di vari portamenti e dimensioni. Per adornare i muri dei vicoli sarà preferibile usare le ricadenti, meglio se in posizioni che portino le fioriture all’altezza degli occhi dei passanti o poco al di sopra di essi.

Piante ricadenti:

Fucsie: Conosciute anche come “Orecchini della Madonna”, “Orecchini delle fate”, “Ballerine”, sono indiscutibilmente le vere regine dell’ombra luminosa. Fioriscono da maggio ai primi geli. I loro fiori penduli si apprezzano soprattutto all’altezza degli occhi o viste da sotto in su. Qualcuna sopporta qualche ora di sole al mattino, altre preferiscono la luce diffusa ma non il sole diretto. Sicuramente nel Centro Storico c’è ancora qualche esemplare di quelli coltivati dalle nostre nonne: a sepali rossi e petali viola, ma esistono innumerevoli varietà con altre combinazioni di colori, a fiori semplici o doppi. Anche le fucsie che vengono definite “a portamento eretto” sono sempre leggermente ricadenti e con fiori penduli. Le varietà da paniere sono decisamente ricadenti e formano splendide cascate di foglie e fiori. Sarà opportuno iniziare con le varietà più facili da coltivare, almeno fino a che non si sia acquisita una certa esperienza. Tra quelle a fiore semplice o semidoppio le più facili sono: “Achievement”, “Barbara”, “Beacon”, Border Queen”, “Cambridge Louie”, “Celia Smedley”, “Charming,” “Chillerton Beauty”, “Display”, “Flash”, “Komeet”, “Lena”, “Lyes Unique”, “Margaret”, “Howlett’s Hardy”, “Phyllis”, “Rose of Castile”, ”Rufus”. Tra quelle a fiore doppio bellissime e facili sono “Annabel, “Swingtime”e “Southgate”. Si potrà scegliere anche tra “Bealings”, “Constance”, “Dollar Princess”, “Tennesse Waltz”e “Winston Churchill”.  Appena più impegnativa ma splendida, la “Deep Purple”. Tra le specie selvatiche più facili da coltivare in vaso c’è la F. regia. Nel caso si disponga di un giardino in ombra luminosa e abbastanza spazioso si potranno coltivare in piena terra la F. Magellanica e le sue varietà, tra cui la splendida “Molinae”, a fiori bianchi sfumati di rosa-lilla e una varietà di F. regia, la “Reitzii”, che forma lunghi rami che crescono rapidamente e possono essere legati per formare pergolati o guidati su un grigliato appoggiato ad un muro, come si fa con le rampicanti. Questa fucsia produce frutti commestibili, neri e dolci. Sia la F. Regia che la F. magellanica se piantate in piena terra sono anche molto resistenti al gelo invernale.                                                                        Cure colturali: come detto sopra, le fucsie prediligono in generale la luce diffusa ma non il sole diretto, anche se le fucsie di più facile coltura possono gradire il sole delle primissime ore del mattino, come avviene nelle posizioni esposte ad est. Amano innaffiature regolari, ma temono i ristagni idrici per cui sarà meglio mettere nel fondo dei vasi un coccio sul foro di scolo e sopra di esso uno strato di circa un centimetro di argilla espansa. Sopra si aggiungerà il terriccio che, per lo stesso motivo andrà mescolato a granuli di pomice o perlite. Esistono comunque terricci per piante fiorite già concimati e “alleggeriti” con i granuli suddetti. Le fucsie hanno bisogno di molto nutrimento: concime liquido per piante fiorite (ad alto titolo di potassio) ogni sette giorni durante il periodo vegetativo. Per semplificare le cose si potranno adottare compresse di concime a lunga cessione per piante fiorite: inserite nel terriccio alla base della pianta la nutriranno per un mese intero. Per tenere lontani afidi, ragnetti rossi e mosche bianche, così come le malattie fungine, esistono capsule a base di estratti d’erbe disciolti in olio di soia, sempre da interrare, che proteggeranno le fucsie per un mese. Basterà quindi interrare capsule antiparassitarie e compresse fertilizzanti una volta al mese, per tutto il periodo vegetativo. Per prevenire l’attacco delle cocciniglie, invece, sarà bene, a fine inverno, spruzzarle con olio di pino (olio di soia con estratti vegetali) o, al limite, con olio bianco (olio di paraffina, ammesso in agricoltura biologica). L’operazione andrà fatta dopo la potatura di fine inverno: a fine febbraio-prima metà di marzo infatti, le fucsie andranno potate: si potranno potare in modo drastico, riducendo tutti i rami di due terzi, così da ringiovanire totalmente la pianta che risulterà in seguito fioritissima e compatta, oppure si potrà scegliere una potatura più leggera, accorciando i rami a diverse lunghezze (alcuni per due terzi, altri per la metà o per meno). Si otterranno in questo modo piante abbastanza fiorite e con un portamento più naturale, anche se meno spettacolare. Sempre durante l’operazione di potatura, le fucsie andranno svasate e bisognerà potarne leggermente le radici. Dopo aver aggiunto nuovo terriccio fertile, le si potrà ripiantare nello stesso vaso oppure in uno leggermente più grande. Qualche giorno dopo averle irrorate con l’olio si pino, volendo, le si potrà vaporizzare spesso con acqua tiepida, per ammorbidire il legno e favorire la comparsa delle gemme. Nelle prime 2-3 settimane, per favorire lo sviluppo delle foglie, si concimeranno le fucsie con un concime liquido per piante verdi, successivamente si userà un concime per piante fiorite liquido o in compresse. Una volta che le piante abbiano messo le foglie si passerà a cimarne gli apici: dall’apice cimato ne nasceranno due, che andranno a loro volta cimati, così da averne quattro e così via. Dal momento che le fucsie in genere fioriscono solo sugli apici, più le si cima e più fiori faranno, ma non bisogna esagerare, perché le cimature ritardano il momento della fioritura. Basterà cimarle due-tre volte. Durante la fioritura sarà necessario asportare i fiori appassiti tagliandone anche lo stelo, altrimenti la pianta si riempirà di frutti e la fioritura diminuirà sensibilmente. Tutte le fucsie producono bacche commestibili: non sono squisite ma il loro sapore è comunque gradevole, fresco, leggermente dolce e al tempo stesso piccante. Possono essere consumate fresche o se ne possono fare ottime marmellate. Se si hanno tante fucsie e se si vuole assaggiarne i frutti, se ne può lasciare andare frutto qualcuna, magari in settembre-ottobre, dopo essersi goduti una lunga fioritura. Per trasformarle in marmellata ci vuole almeno mezzo chilo di bacche. http://www.beautyandthefeast.ca/blog/2014/7/3/eating-fuchsia-berries.           

Cure invernali: le fucsie cui saranno asportati i fiori secchi, invece, continueranno a fiorire fino a novembre-dicembre e anche oltre, se il clima si mantiene mite. Qualche tempo prima che le temperature divengano troppo rigide le si potrà proteggere avvolgendo i vasi e parte della pianta con plastica a bolle. Per evitare che le piogge torrenziali le inzuppino facendone marcire le radici, le si potranno mettere al riparo di una tettoia o di una veranda.

Begonie ricadenti: fioriscono da maggio ai primi geli. Ne esistono anche a fiori profumati: Begonia odorata “Angelique” e “Cascade Red Glory”. Non profumata, ma molto ornamentale, la Begonia Bertini “Tanais”.                                                  Cure colturali: concimare una volta a settimana con concime per piante fiorite o usare una o più compresse al mese di concime per piante fiorite, da interrare una volta al mese. Lasciar asciugare il terriccio tra un’innaffiatura e l’altra. Nel tardo autunno diradare le annaffiature. Una volta seccate le foglie estrarre i tuberi, e riporli in un luogo fresco e asciutto. Ripiantarli la primavera successiva.

Viole pendenti: sono simili alle viole del pensiero a fiori piccoli, ma sono ricadenti. Sono annuali: seminate in marzo-aprile fioriranno da maggio ai primi geli, una seconda semina agli inizi di settembre darà piantine che fioriranno da ottobre ad aprile. Alcune sono profumate: Viola x williamsiana “Singing the Blues” e Viola “Allspice mixed”.                                                                                                                 Cure colturali: basterà inserire nel terriccio, una volta al mese, capsule di concime per piante fiorite e di antiparassitari naturali. Innaffiature regolari.

Hoya bella (fiore di cera): bella pianta tropicale con fiori profumati da maggio a settembre.                                                                                                                            Cure colturali: le stesse delle viole pendenti, solo che bisognerà ritirare le Hoya in casa ai primi freddi.

Epiphyllum (lingua della suocera): gli epiphyllum sono cactus particolari, che in natura crescono sugli alberi, all’ombra della loro chioma. Ne esistono numerosi ibridi a fiori rossi, bianchi, lilla e in varie sfumature di rosa. Fioriscono in giugno-luglio. Molti sono anche profumati. E. cooperi ha grandi fiori bianchi (10 cm.), profumatissimi, che sbocciano al calar del sole e rimangono aperti per tutta la notte. Cure colturali: Innaffiature regolari. Il terriccio va mantenuto sempre umido, a differenza degli altri cactus. Concime liquido per piante fiorite ogni sette giorni, durante la fioritura. In caso di attacco di cocciniglie spruzzare con olio di pino o olio bianco. Ritirare in casa ai primi freddi.

Campanule ricadenti: soprattutto Campanula fragilis, con fiori azzurro-lilla a forma di stella in giugno-luglio e Campanula isophylla, totalmente ricoperta di fiori stellati bianchi o azzurro-violetti da giugno ai primi geli.                                                          Cure colturali: Innaffiature regolari. Spruzzare con olio di Neem in caso di attacchi parassitari.

Dicentra spectabilis (Cuor di Maria): bella pianta ricadente con fiori a forma di cuore in maggio. Cure colturali: stesse cure delle begonie.

Asparagus sprengeri: bellissima pianta verde ricadente estremamente facile da coltivare.

Fragole e fragoline rifiorenti: in vasi e cassette appesi alle ringhiere dei balconi esposti ad est.

 

Piante a portamento eretto, a cuscino o tappezzanti, da posizionare in vasi a terra o in piena terra:

Pervinche (Vinca minor): pianta tappezzante a fiori azzurro-violetto, rosa o bianchi, da piantare in piena terra dove forma meravigliosi tappeti fioriti da marzo a luglio.

Viola tricolor e sue varietà: la specie selvatica viola tricolor (viola del pensiero) forma cuscini fioriti da maggio ai primi geli, se seminata in marzo-aprile, fiorisce invece da ottobre ad aprile se seminata agli inizi di settembre. Tantissime le sue varietà, sia a fiori piccoli che grandi.                                                                                                                Cure colturali: stesse cure delle viole pendenti.

Viole mammole e viole di Parma (Viola odorata): la viola mammola produce fiori profumatissimi in febbraio-marzo. Può essere coltivata in piena terra, dove si riprodurrà da sola o in vasi piuttosto larghi. Chi vuole potrà dar vita ad una autentica collezione di varietà di mammole. Tra quelle antiche: V. odorata “Alba”, a fiori bianchi; “Coeur d’Alsace”, rosa malva; “Princess of Wales” e “The Czar”, viola intenso; “La France”, a fiori grandi, blu-violetto ; “Sulphurea”, giallo chiarissimo e le più recenti “John Raddenbury”, azzurro-violetto o “Nora Church”, a fiori rosa ametista. Bellissime anche molte specie di violette selvatiche. V. papilionacea, V.hederacea, V. labradorica, V. sororia, ecc. Tutte queste violette sono facilissime da coltivare. Necessitano invece di un po’ più di cure le violette di Parma, a fiori doppi: vogliono posizioni riparate e concimazioni durante il periodo della fioritura, che va da febbraio ad aprile all’aperto e in serra da febbraio a novembre. La viola di Parma ha dato origine a diverse varietà: la viola di Udine e quella di Tolosa, la “Conte di Brazzà” a fiori candidi, la “Marie Louise”, la “Gloire de Verdun” e la “Comte de Chambord”.

Ciclamini: ciclamini nostrani come il C. neapolitanum (hederifolium), in fiore da settembre a novembre o il C. repandum, a fiori profumatissimi, in marzo-aprile o il ciclamino di Persia (C: persicum) soprattutto quello selvatico a fiori profumati, piccoli e numerosissimi, in marzo aprile. Cure colturali: concime liquido per piante fiorite durante e dopo la fioritura. Ridurre le annaffiature fino a sospenderle quando la pianta sta per andare in riposo.

Pulmonaria officinalis e P. Saccharata: con belle foglie maculate e fiori cangianti rispettivamente in aprile-maggio e marzo-aprile.

Asperula odorata (stellina odorosa): pianta del sottobosco, con fiori bianchi a stella in maggio-giugno.

Bulbi e rizomi: mughetti, anemoni (nemorosa, blanda, hortensis), hepatica, narcisi, tulipani, scille, ecc.

Ortensie: in piena terra o in vasi molto grandi le varietà di Hydrangea macrophylla, soprattutto quelle antiche, sicuramente già presenti nel Centro storico e le varietà di H. paniculata: “Vanille Fraise”, “Limelight” e “Diamant Rouge”, la H. quercifolia e la H. paniculata “Strong Annabelle”.

Calle (Zantedeschia): la più bella di tutte è quella coltivata dalle nostre nonne, la Zantedeschia ethiopica, a grandi fiori bianchi profumati in maggio-giugno.

 

ZONE IN OMBRA PIENA:

Qui andranno bene le piante delle nostre nonne:

Piante ricadenti:

Nastrini (Clorophytum comosum): le loro striature bianche porteranno tocchi di luce nell’ombra.

Pothos (Scindapsus aureus): questa pianta forma cascate di foglie variegate di bianco. Ai primi freddi andrà riparata in casa.

Felci: le più belle sono il capelvenere, la felce femmina e la felce maschio. Anche la felce di Boston (Nephrolepsis exaltata) in estate potrà essere messa all’aperto e ritirata in casa ai primi geli.

È difficile che le piante fioriscano all’ombra completa ma si può provare con:

Mughetti: hanno fiori bianchi, profumatissimi, in maggio.

Oxalis regnelli: una specie di trifoglio che si ricopre di fiori bianche da aprile ai primi geli.

Ellebori: soprattutto Helleborus niger.

Hosta: grandi foglie variegate e fiori profumati lilla o bianchi da giugno a settembre. Bellissime le H. “Fire and Ice”, “Color Festival”, “Risky Business”, “June”. Grandi nemiche delle hosta sono le lumache e le chiocciole. Per tenerle lontane dalle hosta in piena terra si può circondarle di cenere di legna o sepiolite. Quelle in contenitore si potranno proteggere avvolgendo intorno ai loro vasi dei fili di rame.

Trillium: soprattutto T. grandiflorum

 

ZONE CON QUATTRO O CINQUE ORE DI SOLE AL GIORNO:

Rose a cespuglio resistenti all’ombra: il gruppo delle Alba, delle Centifolia, delle Damascena, delle Gallica e anche: “Alfred de Dalmas”, “Ballerina”,”Cecile Brunner”, “Hermosa”, “Louise Odier”, “Mme Laurette Messiny”, “Mme Pierre Oger”, “Mutabilis”, “Old Blush China”, “Souvenir de la Malmaison”.

Rose rampicanti e sarmentose resistenti all’ombra: “Aimée Vibert”, “Alister Stella Gray”, “Alberic Barbier”, “Blush Noisette”, “Clair Matin”, “Félicité et Perpetue”, “Ghislaine de Féligonde”, “Gloire de Dijion”, “Goldfinch”, “Iceberg clg”, “Mme Alfred Carriere”, “Mme Grégoire Staechelin”, “Mme Isaac Pereire”, “May Queen”, “Mermaid”, “Mrs. Herbert Stevens”, “New Dawn”, “Paul’s Himalayan musk”, Rosa bracteata, Rosa levigata, “Zephirine Drouhin”. Necessitano di sostegni (grigliati, spalliere).

Altri rampicanti da mezz’ombra:

Vite del canada (Partenocissus tricuspidata): rampicante con bellissime foglie che in autunno si tingono di rosso cremisi. Raggiunge i 20 metri d’altezza e non ha bisogno di sostegni, perché aderisce ai muri con speciali ventose.

Caprifogli (Lonicera): vogliono le radici all’ombra e la chioma al sole e fioriscono da giugno a settembre, con fiori profumatissimi: Tra i più belli ci sono Lonicera periclymenum serotina, a fiori color crema e porpora e L. japonica halliana, a fiori bianchi e gialli. Hanno bisogno di sostegni.

ZONE SOLEGGIATE:

Piante ricadenti:

Petunie ricadenti (Surfinie): bellissime la “Jamboree Scarlet”, a fiori rossi e i miscugli “Indian Summer” e “Surprise”. Fioriscono da maggio a novembre. Vogliono innaffiature e concimazioni regolari con concimi per piante da fiore.

Gerani edera (gerani pendenti): a fiori rossi, rosa o bianchi, semplici o doppi, da aprile a novembre. Stesse cure delle petunie.

Garofani pendenti: garofani tirolesi a fiori rosa o rossi, da aprile a novembre.

Lobelie: Lobelia erinus a fiori blu, celesti, bianchi, rosa, da maggio a ottobre e L. tenuior “Blue Wings”, a fiori blu genziana da giugno a settembre.

Pomodorini da vaso: “Cherry Cascade”, “Maskotka”, “Gartenperle”, “Vilma”.

Nasturzi: sia le varietà nane che quelle rampicanti (che possono anche essere usate come ricadenti), sono bellissime. Fioriscono da maggio ai primi geli in varie sfumature di giallo e arancio, fino al crema e al rosso mattone, sono commestibili e proteggono le altre piante dagli afidi.

Nolana paradoxa: questa ricadente somiglia alle petunie, ma resiste alla siccità e può pendere fino a un metro. Si copre letteralmente di fiori per tutta l’estate. Bellissimo il miscuglio “Sun Belle Mixed”, a fiori viola, porpora e bianchi.

Verbene pendenti

Piante a portamento eretto, a cespuglio o a cuscino:

Gerani zonali e imperiali: tutte le varietà sono bellissime i primi fioriscono da aprile ai primi geli e i secondi in maggio-giugno.

Rose: c’è solo l’imbarazzo della scelta: la stragrande maggioranza delle rose ama il sole, sia tra quelle a cespuglio sia tra le rampicanti e sarmentose.

Petunie: anche qui c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Garofanini e garofani dei poeti

Melanzane da vaso: bellissime, oltre che buone: “Baby Rosanna”, a frutti piccoli, viola; “Calliope” e “Listada de Gandia”a frutti piccoli, bianchi striati di viola. Possono essere messe in vasi e cassette sui balconi, assieme ai pomodorini da vaso e ai nasturzi.

Pomodorini da vaso a cespuglio: “Balconi Red” e “Balconi Yellow”.

 

Rampicanti:

Glicini, Rose rampicanti e sarmentose, Bouganvilee e Plumbago.

 

ZONE CON MACERIE DI EDIFICI:

Sempre che queste macerie non debbano essere recuperate, perché di valore storico e artistico, le si può usare come se fossero un giardino roccioso: basta osservare le piante che normalmente crescono sulle macerie e sulle rocce: capperi, campanule (C. fragilis, isophylla, garganica, muralis, ecc.), bocche di leone, freesia refracta (la fresia selvatica che cresce sui muri perimetrali del giardino Passalacqua), timo serpillo, aubretia “Cascade Blue”, Saponaria ocymoides e tre piante nostrane: Iberis semperflorens , in fiore dall’autunno a tutta la primavera, Centhranthus ruber dai fiori rossi in giugno-luglio e Trachelium coeruleum, dalle belle infiorescenze azzurro violette (cresce sui ruderi vicino a piazzetta Toscano). Qui può essere utile l’aiuto degli esperti dell’orto botanico dell’UNICAL. Nel caso le macerie avessero un valore storico e artistico e quindi vadano protette, si possono mettere al loro interno dei semplici vasi di cm 20 di diametro e altezza e seminarvi dentro le ipomee, in aprile: sono piante rampicanti che si allargheranno coprendo tutto con foglie verdi a forma di cuore e fiori campanulati azzurri, celesti, bianchi, rossi, viola. Tra le varietà più belle: “Heavenly Blue”, a fiori celesti e “Carnevale di Venezia”, a fiori bianchi striati di rosso o blu. Le ipomee sono piante annuali e quindi in autunno muoiono, lasciando libere le macerie in questione.

CHIOSTRI DEI CONVENTI:

Qui si potranno mettere a dimora, in piena terra o in vasi di terracotta, le piante che nel Medioevo venivano coltivate in questi luoghi, a scopo medicinale: la Rosa gallica “Officinalis”, la Rosa alba “Maxima”, i gigli di S. Antonio (Lilium candidum), l’issopo a fiori blu, bianchi o rosa, gli ellebori, le digitali, le viole tricolor e le mammole, solo per citarne alcune.

 

ORTI-GIARDINO URBANI:

Nelle zone in pieno sole e piena terra si potranno realizzare degli orti-giardino dove, agli ortaggi potranno essere mescolate piante ornamentali. I loro vistosi fiori, infatti, attireranno gli insetti impollinatori i predatori dei parassiti, facendo aumentare così la produzione. Si potranno coltivare gli ortaggi anche in cassoni rialzati, più facili da coltivare nel caso a curarli siano anziani o disabili. Il terreno andrà accuratamente lavorato a fine autunno (novembre-dicembre) e vi andrà incorporata una gran quantità di letame ben maturo proveniente da allevamenti non industriali, oppure compost o humus di lombrico. Il terreno andrà poi fatto riposare per un paio di settimane. In seguito si potranno tracciare i disegni delle aiuole e dei sentieri con polvere di gesso. Le aiuole potranno essere delimitate da mattoni pieni (anche di recupero) messi longitudinalmente e interrati per metà. I sentieri potranno essere coperti con uno spesso strato di ghiaia fine o sabbia di fiume. Se c’è abbastanza spazio, gli orti potranno essere circondati da un “bosco di alberi da frutto” di facile manutenzione come fichi e gelsi, ma anche alcuni dei fruttiferi del già citato “Kepos delle Meraviglie”: il melograno nero, quello di San Giovanni Teristis, squisito e con semi morbidi e quello di Brancaleone, dai frutti enormi. Alcuni peri di facilissima coltura, perché immuni dai parassiti: pero “Garofano e cannella”, dai frutti piccoli e profumatissimi, bellissimi a vedersi perché sono lucidissimi, gialli e rossi. Altrettanto belli e profumati sono i frutti del pero “Angelica”, del “Gentile di Sant’Agata” e del “Moscatello”. Sempre appartenente al kepos la “melarosa di Stallette”, un melo che produce frutti profumati di rose e lo squisito susino “Rusìa”. All’ombra di questi alberi, in un luogo arieggiato, potrà trovar posto una compostiera. Nelle zone più esposte alla pioggia si potranno porre contenitori per la raccolta dell’acqua piovana, coperti da una fitta rete, per evitare che nell’acqua cadano foglie secche e per impedire alle zanzare di deporre le uova. Eventualmente in un’area soleggiata si potrà anche mettere una serra delle più semplici, per anticipare le semine e ricoverare piante delicate.

 Oltre ai classici schemi degli orti tradizionali si può pensare a disegni più originali e “artistici” anche se ugualmente funzionali: L’idea è che questi orti, visti dall’alto, risultino come “radure artistiche” all’interno di “boschi di alberi da frutto”.

Per quanto riguarda gli ortaggi, molti di questi potranno provenire dal “Kepos delle meraviglie”: la melanzana “Rossa di Mormanno” quella “Verde di Sant’Agata”, i piselli “Zuccarigni”, i fagioli “di Roghudi”, resistenti alla siccità, il fagiolo “Dolica di Brancaleone” a fiori azzurro lilla e semi tondi, neri, il gigantesco e stranissimo fagiolo “Zoiaro”, il fagiolo “Pappaluni”, una varietà calabrese del fagiolo di Spagna, a fiori rosa o bianchi, così belli che un signore del reggino li ha fatti arrampicare su un tunnel, come si fa con le rose rampicanti. Altri legumi del kepos: Il “cece piccolo” e la “Mavrofacì” o “Lenticchia nera”, molto rara e antica (arrivata con i Bizantini). Uno dei pochi che ancora la coltiva è l’editore Rubettino. Altri ortaggi molto originali sono: il “Cavolo gigante di Staiti” che diventa una specie di alberello di tre metri di altezza, con tanto di “tronco”,  l’enorme zucca “Baffa”, la zucca “di corda” e il pomodoro “Siccagno rosa”, resistente alla siccità, l’aglio antico ela “Menta al bergamotto”. Per allontanare molti parassiti saranno utili le aromatiche, come lavanda, rosmarino, salvia, il timo, l’origano, ecc.  il basilico giova ai pomodori ed esiste in tante varietà: “Genovese”, “Napoletano”, , “A foglia di lattuga”, “Mostruoso Mammouth”, “Finissimo Greco a Palla”, quelli a foglie porpora, ecc.

Per tenere lontane le formiche e quindi afidi e cocciniglie:

Assenzio

Per tenere lontano i topi:

Ruta

Vicino ai fagioli, per tenere lontano gli afidi neri:

Santoreggia

Anti-afidi:

Aglio, ortica.

Per tenere lontano lumache e chiocciole:

Cenere di legna, sepiolite.

Fiori antiparassitari:

Nasturzi, da seminare un po’ ovunque, tra gli ortaggi: allontanano gli afidi e sono commestibili. Le foglie ed i fiori sono aromatici e leggermente piccanti e si aggiungono alle insalate. I boccioli si fanno sott’aceto, come quelli del cappero.

Tageti: preservano i pomodori dagli attacchi dei nematodi del terreno.

Calendula: attira i predatori degli insetti nocivi. I petali si aggiungono alle insalate ed ha proprietà medicinali.

Piselli odorosi: si possono far arrampicare vicino a fagioli, fagiolini, piselli, ecc. perché attirano gli impollinatori e quindi aumentano la produzione. Ottima, atal proposito, la varietà “Floral Tribute”. Attenzione: i piselli odorosi non sono commestibili, perché tossici.

Borragine: allontana le cavolaie. Le sue foglie si cucinano come gli spinaci, le foglie giovani e i fiori azzurri si aggiungono alle insalate. Hanno un fresco sapore di cetriolo.

Petunie: piantate intorno alle patate le difendono dall’attacco della dorifora. Si possono piantare le patate in un cassone rialzato e sul bordo far ricadere petunie pendenti (“surfinie”) variopinte: insieme ai bei fiori viola o bianchi delle patate l’effetto sarà spettacolare!

Altri fiori ornamentali che attirano gli impollinatori e i predatori di parassiti, oltre ad essere commestibili:

tutti i garofani e garofanini, Begonia semperflorens, gerani, convolvolo, fiordaliso, tutte le viole: mammole, del pensiero e cornute.

Con le viole mammole si fanno sciroppi, caramelle e zucchero profumato, con le viole tricolor tisane e uno sciroppo medicinale.

A proposito di fiori medicinali, non potrà mancare la camomilla.

I petali di molte rose antiche si usavano e si usano ancora per confezionare profumatissimi e squisiti sciroppi, marmellate, gelatine, liquori, caramelle e pot-pourri. Si usano soprattutto le rose “Galliche”, come “Rosa di Magliano”, “Rosa Isabella D.”, rosa gallica “Officinalis”, la “Tuscany Superb”, ma anche rose “Centifolia”, come la “Chapeau de Napoleon”, molte “Damascena” come “Ispahan”, “Kazanlik”, “Omar Khayyam” e la “Portland” “Rose de Resht”.

Alcune di queste rose inoltre, sono abbastanza alte e spinose per formare siepi difensive attorno all’orto.

Allo stesso scopo, si potrà circondare l’orto con una siepe di more di rovo selvatico che andrà tenuta a bada con opportuni tagli: i suoi frutti sono più profumati e saporiti di quelli delle varietà coltivate. Il rovo inoltre, migliora il terreno, rendendolo soffice e fertile.

Altre siepi potranno essere di mirto, alloro o delle varietà più alte di rosmarino.

Attorno si potranno coltivare cespugli da fiore cari ai nostri nonni: i filadelfi, detti “Fiore d’Angelo”. Bellissimi e profumatissimi il Philadelphus coronarius, a fiori bianchi e semplici e il P. “Virginal” a fiori bianchi, doppi.

Un tempo i contadini del sud, in maggio, riempivano le chiese di rose antiche, gigli di Sant’Antonio e filadelfi, rendendole un trionfo di colori e profumi. Sarebbe bello riprendere quest’usanza.

Altri ortaggi della tradizione si trovano nei cataloghi specializzati e presso le associazioni di “Seed Savers”, tra queste, Crocevia Calabria, che insegna anche tecniche di coltivazione rispettose dell’ambiente. 

 

 

 

 


17 settembre 2018

Camigliatello, le compiute abbandonate e le innumerevoli discariche




Camigliatello e i suoi dintorni si distinguono per le bellezze naturali, per le opere inutili realizzate e abbandonate che deturpano la natura, per lo spreco di denaro pubblico, per gli interessi dei soliti noti, per i rifiuti abbandonati in ogni dove, segnalati e mai raccolti, per l’incuria degli amministratori e dei politici locali. Lo scempio dei luoghi silani indigna e chiama in causa cittadini e amministratori, poiché sporcizia, colate di cemento e spreco di risorse non possono essere taciuti.


Area pic-nic Tasso, quando il Demanio viene privatizzato
Per anni è stata una delle zone più frequentate di Camigliatello da famiglie, turisti e comitive. Qui si poteva pranzare all’ombra degli alti alberi, usufruendo delle panche e dei tavoli in legno. Nell’estate del 2017, il sito è stato recintato e l’ingresso interdetto al pubblico a causa dell’inizio dei lavori per la realizzazione di un Parco avventura. I lavori si sarebbero dovuti concludere entro due mesi, invece, a distanza di un anno esatto, non sono ancora terminati e l’area risulta, pertanto, delimitata da una rete che ne impedisce l’accesso alle persone. Proprio sulla rete, si notano alcuni cartelli a dir poco inquietanti, infatti, uno di essi riporta la scritta “Proprietà privata”.


Ci si chiede come sia possibile che un’area facente parte del demanio sia diventata proprietà privata e soprattutto chi siano i proprietari. C’è poi un altro cartello dietro la rete, da cui si apprende che il progetto del “Parco avventura lupo Ezechiele”, affidato all’Associazione Nuova Presila di Spezzano della Sila, è stato cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Gioventù e del Sevizio civile nazionale, per un importo “del progetto di € 222.000, finanziato € 199.999,80”. Il Concessionario del suolo risulta essere Calabria Verde, mentre il permesso per costruire è stato rilasciato dal comune di Spezzano della Sila.


Proseguendo, si trova un altro cartello che riporta, oltre alle informazioni che abbiamo già scritto, un diverso importo complessivo dei lavori, che ammonta a € 92.500 e anche la data di inizio dei lavori, cioè giugno 2017 e la data della fine, agosto 2017, 
ma, come dicevamo all’inizio, il Parco avventura risulta avviato e non completato. Intanto, è stato impedito a tanti visitatori e residenti l’uso dell’area pic-nic, pubblica, e ciò non avrà fatto che favorire le attività di ristorazione private.



















Il palazzetto dello sport



Dalla strada sembra un disco volante atterrato in una radura della Sila. Una bella cupola blu si staglia tra le chiome degli alberi silani, ricopre una struttura nuova e ben tenuta che sarebbe dovuta diventare il palazzetto dello sport di Camigliatello. Nessun cartello lo segnala, bisogna abbandonare la strada che porta a Croce di Magara e immettersi su una stradina secondaria, sconosciuta ai più, per giungere su un pianoro su cui si erge il palazzetto, in ottimo stato, ma inutilizzato. Completato circa 4/5 anni fa, fu inaugurato in pompa magna, ma mai messo in funzione. In effetti, si fa fatica a comprendere a cosa potesse servire un palazzetto dello sport distante parecchi chilometri da Camigliatello, progettato su un’area non facilmente raggiungibile, che ha subito la perdita di centinaia di pini per consentire la costruzione di un’enorme palestra che non serve a nessuno. O meglio, sarà servita a incassare finanziamenti pubblici e a sprecarli.

Complesso Pop




Si tratta di un grande centro multifunzione realizzato nel 2000 per la ‘modica’ cifra di circa 5 miliardi di lire. Ha funzionato per qualche anno, ospitando eventi diversi e ora giace nell’abbandono. Anche questa struttura non è segnalata da alcun cartello e sorge su un’area lontana dalla strada principale, a ridosso del ‘Camigliatello residence’. Pare che sia stato gestito da alcune cooperative di giovani del comune di Spezzano, ma oggi, sia esternamente che internamente è in uno stato di completo abbandono, sfasciato in parte e depredato degli arredi, come si può notare dalle foto.

Sentiero Parco fluviale Camigliati


Denominato ‘Sentiero della salute’, in località Tasso e Federici, il percorso si snoda per 1900 ml. tra rifiuti di ogni genere. 






Area mercato Camigliatello


Realizzata pochi anni fa per una spesa di circa 100.000 euro, l’area del mercato di Camigliatello è oggi abbandonata. Dopo il rifacimento completo delle strutture che avrebbero dovuto ospitare i commercianti, è stato deciso di abolire per sempre una tradizione silana che contribuiva ad arricchire la località e i vari agricoltori della zona. Le ragioni della sua eliminazione, che hanno trovato giustificazione in un paventato problema di igiene, non hanno mai convinto nessuno e ancora oggi i residenti e i villeggianti si chiedono cosa ne sarà dell’area, ma soprattutto chi ha tratto vantaggi dalla chiusura del mercato settimanale. La speranza che riapra non è stata persa, ma ad oggi nessun segnale positivo è giunto dall’amministrazione comunale.

Colonia silana “Federici” di Camigliatello


È l’esempio più vergognoso dell’incuria e dell’abbandono. La Colonia silana, le cui notizie storiche potete trovarle al seguente link: http://francescacanino.blogspot.com/2018/09/la-colonia-silana-federici-di.html, è una bellissima struttura ormai cadente. È un luogo da fiaba che nel secolo passato ospitava i bambini malarici, un piccolo villaggio che comprende una chiesa, un campo sportivo e altre piccole strutture. Potrebbe ancora essere recuperata e utilizzata per svariati scopi, così come sono state ristrutturate alcune sue pertinenze. 


Su una di essa vi è un cartello affisso da cui si apprende che la stessa è stata ristrutturata (Programma di sviluppo rurale 2007/13 della Regione Calabria) per essere adibita a Museo contadino. 


Oltre ai soliti rifiuti ingombranti, non c’è altro, soprattutto non c’è il Museo. In molti affermano che negli ultimi mesi la struttura ha ospitato alcune persone.







Il Museo archeologico mai aperto


Nel 2004, dopo un accurato sopralluogo effettuato nell'area del lago Cecita dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, furono scoperti importantissimi reperti in tutta la Valle del Mucone.
Gli scavi portarono alla luce i resti di una civiltà che abitava la zona già nel Paleolitico antico. Numerosi i reperti rinvenuti che sarebbero dovuti confluire nel Museo archeologico silano, a Camigliatello, come annunciato in una conferenza svoltasi anni fa in Sila.
Fu annunciata l’apertura del Museo al pubblico per i primi mesi del 2010, ma ancora oggi non esiste. I reperti ritrovati pare siano custoditi nel museo di Crotone.

Cosenza, 17 settembre 2018
© Francesca Canino

15 settembre 2018

Cosenza, Lavori in città e cartelli di cantiere mancanti

Il meet up Cosenzaeoltre interviene sulle irregolarità riscontrate nei cantieri cittadini e pone l'attenzione sulla realizzazione della nuova piazza <<che sorgerà tra le due scuole di via Roma, e che sarà intitolata a Stefano Rodotà, merita la dovuta attenzione, dopo aver notato che sulla recinzione del cantiere, lato via Rodotà, campeggia un cartello di cantiere che è chiaramente incompleto. Infatti, a norma del D.P.R. 380/2001, art. 27, comma 4, il cartello deve indicare: il tipo di opere da realizzare; l’importo delle opere da realizzare; le modalità di realizzazione, gli estremi dell’autorizzazione o permesso di costruire comunale riguardante le opere da eseguire, la stazione appaltante; l’impresa o le imprese esecutrici; le eventuali imprese subappaltatrici; il nome del progettista architettonico; il nome del progettista delle strutture il nome del progettista degli impianti; il nome del direttore dei lavori; il nome degli eventuali direttori operativi o ispettori di cantiere; il nome del coordinatore per la progettazione in materia di sicurezza; il nome del coordinatore per l’esecuzione dei lavori - in materia di sicurezza; il nome del direttore di cantiere; i responsabili delle imprese subappaltatrici, i soggetti responsabili nel caso si verifichino danni che coinvolgono soggetti terzi durante lo svolgimento delle attività di cantiere. Invece, sul cartello in questione sono indicati solo il responsabile di cantiere, il CSE, il CSP-progettista-DL-RUP, la data consegna dei lavori (21.05.2018), l’impresa esecutrice, il RSPP e gli oneri per la sicurezza che ammontano a € 4369, 65. Manca l’importo totale dell’opera. È lecito, ora, chiedersi il perché non viene riportato, come richiesto dalla legge, il costo complessivo dell’opera, visto che il cartello deve contenere anche questa informazione. Non vorremmo essere di fronte all’ennesima leggerezza a cui l’attuale amministrazione ci ha abituato da tempo, con la complicità delle forze di opposizione che sono da sempre prone ai diktat del sindaco. Peraltro, facciamo notare che il suddetto cartello manca o è incompleto anche in altri cantieri della città, primo su tutto San Domenico e ora anche per quanto riguarda i lavori per il parco del benessere.
Ma c’è anche altro in questi lavori su cui porre attenzione ed è l’intasamento del traffico che la strozzatura viaria ha creato, è d’obbligo sottolineare che, proprio a causa dell’interruzione e della conseguente deviazione delle auto su strade più strette, si crea una sorta di imbuto che impedisce ai veicoli di procedere speditamente, costringendoli a rimanere imbottigliati sulla strada con i motori, ovviamente, accesi. Di questo ne risentirà certamente la qualità dell’aria, satura di gas di scarico nelle ore di punta. E dire che la chiusura di via Roma è stata decisa per migliorare la qualità dell’aria e tutelare la salute degli scolari! Paradossalmente, si è ottenuto l’effetto contrario>>.

07 settembre 2018

La Colonia Silana "Federici" di Camigliatello



da Apollinea, 2008
La Colonia Silana per i bambini malarici sorse in seguito al terremoto del 28 dicembre 1908, dopo la costituzione della “Lega Nazionale contro la malaria” che attuò un piano di contenimento della malattia nella speranza di debellarla.
Anche in Calabria erano sorte le prime sedi ed a Cosenza, nello stesso anno, era nato un comitato della Lega sotto la guida del professore piemontese Bartolomeo Gosio, scienziato di fama mondiale ed esperto di malaria. Direttore del Laboratorio scientifico della Sanità, fu tra i precursori della scoperta della penicellina, infatti isolò dalle muffe una sostanza chimicamente pura, dotata di notevoli proprietà antibatteriche, definita 'sostanza G'. Il comitato di Cosenza, oltre a Gosio, comprendeva il medico provinciale di Cosenza Domenico Migliori, il Segretario comunale Patti e due altri noti medici cosentini: Angelo Cosco e Adolfo Tafuri.
Quando il Comitato antimalarico di Cosenza decise di fondare una struttura per i piccoli ammalati, fu indicato come sito idoneo la località 'Federici' di Camigliatello ed il comune di Cosenza, con delibera 11 Giugno 1910, decise di donare tre ettari di un terreno di sua proprietà e di disporre l'assistenza medica gratuita per i bambini ricoverati con proprio personale sanitario. Si accollò, inoltre, le spese per l'impianto della struttura ed il trasporto dei materiali e degli arredi e concesse anche un sussidio annuo di tremila lire.
In seguito, lo stesso comune vendette all'Amministrazione dello Stato per le foreste demaniali tutto il restante terreno adiacente alla Colonia, un maestoso contesto boschivo di pini nel quale si respirava aria resinosa e balsamica. La Colonia aveva anche una fontana costruita nel 1910 ed intitolata al professore Gosio. All'inizio il posto in cui era sorta la Colonia mancava di tutto quello che era necessario ad un vivere civile, era isolato e coperto completamente dalla neve in inverno, non esistevano i collegamenti con gli altri centri, non c'era acquedotto e l'acqua che serviva per tutti i bisogni proveniva da tante piccole fonti, la stessa che alimentava la piccola fontana, niente illuminazione nè riscaldamento, solo mandrie di animali e qualche casa isolata di gente che vi abitava tutto l'anno per accudire le bestie. La farmacia più vicina era a 20 chilometri di distanza, anche se lo Stato era presente con l'ufficio postale, la casa cantoniera, una caserma di Guardie Forestali e, solo nella bella stagione, una piccola stazione di Carabinieri.

Il decollo della struttura ebbe inizio nel 1910 e fu caratterizzato da una alacre attività e da una serie di opportune iniziative che vide anche il concorso operoso del 'Comitato romano della Lega Nazionale contro la malaria'.
Il primo padiglione fu offerto dalla Direzione di Sanità, già utilizzato per ospitare i superstiti del terremoto ed il 28 Giugno 1910, alla presenza delle autorità cosentine e provinciali, si inaugurò ufficialmente 'La Colonia per bambini malarici'.
Gosio e Migliori affidarono l'organizzazione della Colonia a Giuseppina Le Maire, una donna piemontese giunta in Calabria come volontaria per prestare soccorsi ai terremotati: dotata di molta generosità, rimase colpita dalle condizioni delle popolazioni calabresi del tempo e si dedicò per oltre vent'anni ai bambini calabresi malarici. Insieme alla pediatra Angela Borrino, prima donna in Italia ad ottenere una cattedra universitaria (Perugia), alla quale si unirono successivamente alcuni volontari e delle suore, si costituì il primo nucleo.

Provvidenziali aiuti erano giunti dalla Regina Elena, dalla fondazione Carnegie, dalla Croce Rossa americana, dal Consiglio Nazionale delle Donne Italiane, dall'Associazione Donne di Cremona, dalla Marchesa Lucifero di Crotone, dal Marchese Berlingieri che offrì un padiglione, mentre un altro a due piani, più bello ed imponente, fu offerto dall'ingegnere Barrese. Da quel momento la Colonia fu in continua crescita, si arricchì successivamente di nuovi padiglioni, verande ed arredi che ne accrebbero la fama, tanto da attirare molte personalità del mondo dell'arte che vi rappresentarono spettacoli e concerti.
Nel 1925 la Contessa Adorno fece dono alla Colonia di una chiesetta edificata in memoria del figlio Enrico, giovane aviatore caduto nel corso di un'esercitazione e Giuseppina Le Maire donò una campana.
Un paio d'anni dopo, il Prefetto di Cosenza, con idoneo decreto, cambiò la personalità giuridica della Colonia in Ente morale: era inconcepibile, infatti, che una realizzazione di tale importanza avvenisse fuori dal Regime. La gestione fu affidata al Podestà di Cosenza Tommaso Arnone e fu cambiata l'intestazione da Domenico Migliori a Michele Bianchi. Per i suoi indiscussi meriti a Giuseppina Le Maire fu concesso di dirigere la struttura: da quel momento iniziarono importanti opere finanziate con fondi pubblici ed entrarono in funzione regolari corsi scolastici diretti dallo storico Giuseppe Isnardi.

Il 1936 fu l'anno di maggiore espansione ed efficienza dell'Ente morale, che fu additato ovunque come esempio di struttura pubblica di alti fini sociali e di grande funzionalità. I padiglioni finalmente erano riscaldati da un impianto a termosifoni, il primo in tutta la Sila, primato condiviso col nuovo acquedotto realizzato contemporaneamente insieme all'impianto elettrico.
Durante la seconda guerra mondiale la struttura fu occupata dalle Forze armate tedesche e da quelle americane, subendo molti furti e danneggiamenti. Nel 1947, a richiesta del Commissario Prefettizio, la Colonia fu affidata per un periodo di quindici anni all'Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno (ANIMI), con presidente il piemontese Umberto Zanotti Bianco, futuro fondatore dell'associazione Italia Nostra. L'ANIMI operò nella struttura fino al 1965, ospitando bambini bisognosi indirizzati dall'Assistenza post-bellica: nel '47 ne ospitava 130, dei quali oltre 50 erano stati inviati dal Consorzio Antitubercolare di Cosenza.
Successivamente l'intero impianto fu affidato con una delibera del 1978, al comune di Spezzano della Sila che ne aveva fatto richiesta e, fino al 1980, gli furono concessi gli immobili, i mobili e tutte le attrezzature, con l'obbligo da parte dello stesso, della buona conservazione. In seguito lo rilevò la Regione Calabria, che lo utilizzò in parte per lo svolgimento di corsi di formazione professionale.

Attualmente l'intero complesso mostra evidenti segni di un avanzato deterioramento, tanto che la maggior parte degli edifici non è più agibile. Comune, Provincia, Regione ne rivendicano la proprietà, ma la grandiosa e bella struttura è abbandonata. Da una visura storica compiuta lo scorso anno, si apprende che l'Ente Colonia Silana 'Domenico Migliori' è domiciliata presso la Prefettura di Cosenza, che il lussureggiante parco appartiene al Demanio, ma l'attuale e reale proprietario dovrebbe essere il comune di Spezzano.  



Giuseppina Le Maire
Nacque a Rivarolo Canavese (TO) nel 1860 e morì a Torino l'11 Maggio 1937. Portava sempre un cappellino sui capelli quasi bianchi – scriveva lo storico Antonio Cicala in una sua relazione - ed il sorriso le illuminava perennemente il volto. Vestita quasi sempre di bianco, Giuseppina Le Maire ispirava simpatia a chiunque aveva modo di conoscerla, s'intratteneva volentieri a parlare con le persone che incontrava. La sua forza d'animo era inversa alla sua figura gracile e mite, innamorata della Calabria l'aveva eletta a sua seconda patria ed in qualsiasi circostanza la difendeva dai malevoli luoghi comuni in cui le accadeva di imbattersi. Ad un articolo della giornalista e scrittrice lombarda Ada Negri, pubblicato sul 'Marzocco' nel 1913, nel quale erano contenuti giudizi poco lusinghieri sulla Calabria e i calabresi, le rispose confutando con forza le opinioni espresse dalla giornalista, invitando la Negri a venire in Calabria per vedere con i propri occhi la realtà calabrese senza farsi influenzare da alcun pregiudizio. La Sila fu il suo maggiore campo d'azione, ma riuscì a trovare il tempo per creare altre analoghe iniziative in posti sperduti, privi di strade e di energia elettrica, che lasciava poi alla direzione di altre persone. Nella frazione S. Angelo di Cetraro, insieme ad un professore del posto, riuscì a realizzare la prima vera scuola rurale della Calabria. Lasciò la Colonia nel 1933 per problemi familiari e morì a Torino nel 1937.

Cosenza, 7 settembre 2018
©Francesca Canino