‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

31 luglio 2023

Mongrassano, Rende, Camigliatello (CS): alberi sotto attacco

Appalti contro la natura. Le amministrazioni comunali sono ormai diventate una piaga ambientale, decidono con sempre maggiore frequenza di abbattere boschi, migliaia di alberi che sono parte integrante del paesaggio, fornitori di ossigeno, patrimonio di tutti i cittadini. I comuni, si sa, “devono fare cassa” e per questo motivo spuntano sui loro albi pretori le procedure di gara per la vendita alle imprese boschive di materiale legnoso. Ovvero di alberi da tagliare. 1555 sono quelli mandati a morire dal comune di Mongrassano con un “appaltino” che porterà nelle casse comunali migliaia di euro. Ma procediamo con ordine.

Un bando di gara ad asta pubblica campeggia nell’albo pretorio del suddetto comune, dal quale si apprende che sarà oggetto di appaltol’esecuzione dei lavori di taglio bosco e la vendita del materiale legnoso ritraibile da un bosco in località Sciupano e Pizzo Fino, costituito da 1555 di cui 1130 essenza quercine, 306 Faggi, 65 Ontani, 51 Carpini, 3 Aceri e taglio di ceduo di castagno con superficie di Ha 04.96.60. Luogo di esecuzione: in Agro e di Proprietà del Comune di Mongrassano, località Sciupano e Pizzo Fino”.

Si tratta di piante ad alto fusto, come si legge nella Descrizione: “Taglio, allestimento ed esbosco del materiale legnoso ritraibile dall’utilizzazione di N°1555 piante di alto fusto e del ceduo di castagno…”.

L’autorizzazione all’ennesimo scempio è stata rilasciata dalla Regione Calabria, Dipartimento UAO del 30/05/2022 - Prot. 253919/REGCAL. L’esperimento d’asta pubblica relativa alla vendita del materiale legnoso ha avuto luogo il 28 luglio scorso.

Nel punto riguardante la Procedura di Gara, si apprende, tra le altre cose, che “La vendita a rialzo avverrà a corpo partendo dal prezzo a base d’asta di € 66.924,91 oltre Iva, più € 12.652,66 per spese di progettazione, RUP, D.L., collaudo”.

Mongrassano non è l’unico comune a provare “avversione” per gli alberi, visti i tagli sconsiderati e immotivati di numerosi alberi effettuati la scorsa estate e anche nelle ultime settimane a Rende. E ancora, sono sospetti i segni di vernice rossa apparsi su decine di pini a Camigliatello, come riporta “ICalabresi”: “Su decine di pini alti anche venti metri è apparsa della vernice rossa per marchiarli, ma Regione, Comune e Parco non forniscono chiarimenti a riguardo e le leggi sui tagli boschivi prevedono altre procedure. Abbattimento in arrivo per lasciar spazio alle auto?”. Nessuno risponde, fanno finta di non sapere, intanto si spera che non vengano abbattuti.

La Calabria ogni anno è devastata dagli incendi, che non sono dovuti al caldo cosiddetto eccessivo, bensì a motivi ben diversi riconducibili a interessi economici gestiti da una regia criminale. Ma se a distruggere il patrimonio boschivo contribuiscono anche le Istituzioni, l’ambiente non ha più alcuna speranza. Allora, sarebbe conveniente abolire tutte le manifestazioni a tutela dell’ambiente, che periodicamente associazioni ed enti, spesso teatranti del finto ambientalismo, propinano fino alla noia. È ben risaputo che ognuna di esse sottende entrate, elargizioni, propagande mascherate, una fiera di ipocrisia non più sopportabile. A farne le spese gli alberi e la salute degli esseri viventi, a farne guadagni i soliti noti attaccati ai carri politici.  

Cosenza, 31 luglio, 2023

© Francesca Canino

14 giugno 2023

“Filigrana del cuore, T’ama chi viver ama” di Gabriele Garofalo

 


Gabriele ha quindici anni ed è già nell’Olimpo. Dal luminoso monte irradia ulteriore luce e rischiara le tenebre che oggi avvolgono l’umanità. La vasta conoscenza dei classici, l’approccio critico e ammirato alla letteratura anglosassone e la posizione di dominus nei confronti delle italiche litterae lo rendono “granello illucescente” nell’attuale società dell’intelligenza artificiale. O del metaverso.

Gabriele, invece, vive in quel che rimane di un mondo forse passato, lo guarda in filigrana e sogna “tra i banchi di mandorlo e fette di pane” il suo futuro; ma vive anche tra i banchi di scuola e i campi di calcio e sogna come solo a quell’età si riesce a fare.

Studente del Liceo classico “Bernardino Telesio” di Cosenza, Gabriele Garofalo esordisce nel panorama letterario con la silloge di poesie e racconti dal titolo “Filigrana del cuore, T’ama chi viver ama”. L’opera è divisa in tre sezioni: racconti, teatro e poesia, imbibiti di grecità e dell’acerbo pathos della sua giovane età. Pluripremiato in campo letterario in diverse città italiane, vincitore di concorsi internazionali, il giovane autore confessa di aver letto l’Eneide a cinque anni. «Ho approfondito la poetica di Byron e Keats – dice Gabriele - dei quali ammiro la raffinatezza del primo e la semplicità raffinata del secondo. Ho scritto “Giappone Desire” dopo aver letto un brano de “L’arte della Guerra” di Sun Tzu e aver apprezzato la lealtà dei giapponesi nei confronti dei vinti. Nella figura dello shogun, di colui che combatte per difendere, ho riscontrato una similitudine con il vecchio saggio per antonomasia, Nestore».

L’universalità della poesia è il tema della Silloge che tratta anche «il rapporto tra eleos kai phobos, riuscendo grazie all’eleos ad avvicinare e poi con il fobos ad allontanare, con l’effetto di creare un sostanziale equilibrio che è segno dei tempi e resta immortale. I poeti hanno scritto per millenni sull’amore, ora – spiega il giovane autore – io ho voluto rivolgermi ai miei coetanei e agli adulti, perché l’amore è universale e vivifica. È dai temi dell’amore che si innestano gli altri argomenti della Silloge, il mondo classico, il mondo naturale, la personificazione di figure retoriche, l’identificazione dell’uomo in un essere desiderante. Il primo messaggio del libro è continuare a sognare, il sogno è tale se si realizza, altrimenti rimane illusione. Il secondo messaggio è stimolare le persone a leggere, ricordando loro il valore educativo dei classici».

Il libro è stato presentato nella biblioteca Rodotà del Liceo “Telesio” e prossimamente sarà premiato alla Cittadella regionale. Seguiranno altre presentazioni nelle librerie della provincia.

Ad maiora semper” Gabriele, che tu possa “Transire tuum pectus mundoque potiri”.

Cosenza, 14 giugno 2023

© Francesca Canino

16 maggio 2023

“Il brigante” di Giuseppe Berto, la storia dell’apriglianese Francesco Acciardi, nella nuova edizione di Neri Pozza editore con la postfazione di Gabriele Pedullà

 


Mille voci l’hanno raccontata, più mani l’hanno scritta, qualcuno l’ha anche rappresentata. La vita di Francesco Acciardi non si è esaurita nell’arco della sua esistenza, ma ha varcato i confini della sua terra e superato i limiti del suo tempo. Non era un eroe, un santo, un benefattore o uno scienziato. E nemmeno un poeta. Era un brigante. L’ultimo.

A tramandare le gesta di “Cicciu e mare mare”, come era chiamato ad Aprigliano (Cosenza), suo paese natale, sono stati in primis quelli che lo avevano conosciuto di persona o di fama. Mille voci.

In seguito, si sono aggiunti giornalisti, scrittori e registi a immortalare la figura di un brigante del Sud che ha guadagnato le pagine de “L’Europeo” nel 1947 grazie a Ferrante Azzali, ha ispirato il romanzo di Giuseppe Berto “Il Brigante” e l’omonimo film di Renato Castellani. Qualche anno più tardi, invitato a “L’ora della verità” dal giornalista Gianni Bisiach, Acciardi ha fatto la sua apparizione sul piccolo schermo. In tempi più recenti, la sua vita è stata narrata da Tonino De Paoli in “Processo ai processi” e nel 2012 “Il Quotidiano del Sud” ha pubblicato a mia firma un domenicale sulla vita del brigante (http://francescacanino.blogspot.com/2015/03/lultimo-brigante-francesco-acciardi-di.html). Dieci anni dopo, il romanzo di Berto è stato riproposto da Neri Pozza Editore, corredato da un’ampia postfazione firmata da Gabriele Pedullà che ha analizzato il romanzo, la vita di Acciardi, il contesto storico, le motivazioni che hanno indotto l’autore del romanzo a scrivere di Sud e briganti. 



Giuseppe Berto, venuto a conoscenza delle gesta di Cicciu ‘e mare mare, ha narrato la storia di Michele Rende, un giovane veterano di guerra che, tornato nel paese natale è ingiustamente accusato di omicidio e si dà alla macchia, diventando un brigante. Inizia così il suo inferno che lo lascia senza alcun margine di scelta. La voce narrante è quella di un ragazzo, Nino, di cui Michele sposerà la giovane sorella, uccisa perché scambiata per il brigante. Sullo sfondo del romanzo il Sud ancora sconosciuto, povero, ancorato a schemi obsoleti che diventa coprotagonista nella storia di avventura, amore e dolore del brigante. La storia di Michele Rende è quella di Acciardi, seppure con molte differenze. Ed è su queste vicende che il professore Gabriele Pedullà si è soffermato, ha esaminato l’opera di Berto, analizzato il mondo e i fatti degli anni ‘60, periodo favorevole per il romanzo che fu tradotto in dodici lingue. E se i briganti restano “sempre i più nobili tra i delinquenti, perché sono gli unici a possedere una storia” (W. Benjamin), Acciardi è entrato nella storia del Sud più a sud d’Italia per la sua vita segnata da eventi tristi, melodrammatici. Saranno stati proprio questi, ha ipotizzato Pedullà, ad attrarre Berto, che si è avvicinato alla figura del brigante dopo averla scoperta su L’Europeo e ne ha immortalato le gesta in un romanzo che è rimasto un unicum nella sua opera. Ha scritto Pedullà: “Non è comunque privo di significato che, volendo scrivere un romanzo neorealista, piuttosto che soffermarsi su un riformatore sociale qualsiasi, Berto si sia rivolto alla figura, per eccellenza anarchica, del brigante: un individualista radicale che si guadagna la simpatia dei paesani prendendo le armi da solo contro i prepotenti, secondo un vecchio topos delle storie di banditi… e un uomo con il carattere di Berto potrebbe essere stato conquistato proprio da questa immagine dell’eroe solitario che si erge a difesa dei più deboli, mettendo al servizio della collettività la propria riluttanza a conformarsi agli imperativi ai quali sottostanno tutti gli altri”.

Un libro di battaglia nell’intenzione di Berto, forse voluto per sostenere il movimento contro il latifondo nel momento in cui le campagne diventavano teatro di accesi scontri sociali e il ruolo dei briganti, “spaventosi e seducenti”, “nobili e profondamente corrotti, ma sempre romanticissimi”, restituivano un'immagine esotica della società meridionale. Ma, si chiede Pedullà, il termine brigante può ancora andar bene per il protagonista del romanzo? Michele Rende è un brigante “nuovo”, ha compreso che le ingiustizie subite non dipendevano dalla cattiveria dei singoli individui, ma dal marciume imperante nell’intero assetto sociale. Ed è per questo che l'avvocato Gennaro Cassiani, difensore di Acciardi, nella sua arringa ha pronunciato parole indimenticabili: “C'è dunque una miseria umana capace di inchiodare la miseria degli uomini sulla croce del delitto?”.

La vicinanza del protagonista alle fasce proletarie ha fatto ritenere che l’opera di Berto fosse “un romanzo di stretta osservanza marxista”. Ma forse l’autore ha voluto solo descrivere realisticamente, quasi da cronista, una stagione di lotte che ha caratterizzato e insanguinato la Calabria. E oltre alla miseria del Sud afflitto dal latifondo - ha fatto notare Pedullà - dal romanzo emergono la Resistenza come esperienza decisiva nell’educazione politica delle plebi diseredate e il pervertimento della legge in strumento di repressione sociale. 

Rimane, tuttavia, ancora sconosciuto il motivo che ha spinto Berto a raccontare una storia forte, tragica, rappresentativa di un Meridione che tentava di liberarsi dal suo passato di miseria, a cui, paradossalmente, sembrava invece dover rimanere ancorato. I parallelismi tra la figura dello scrittore Giuseppe Berto e del bandito Francesco Acciardi, seppur sembrino iperbolici, non sono da escludere. Entrambe le personalità sono specularmente complesse, ognuna spinta da un differente “sacro fuoco” che ne ha delineato i destini, rendendo immortale la loro opera.

 

Cosenza, 16 maggio 2023

© Francesca Canino

06 aprile 2023

Biblioteca Civica di Cosenza, a rischio il suo patrimonio

 


Cancelli serrati. Si presenta così la Biblioteca Civica di Cosenza agli studiosi, ai passanti, a chi non ha agito per salvarla dai debiti. O, almeno, tentare di salvarla. Chiusa da mesi, preoccupano ora le condizioni in cui versa l’immenso patrimonio librario, non immune, purtroppo, dagli effetti dell’umidità. Attendere che si porti a termine l’iter per trasferire la Civica allo Stato, potrebbe danneggiare gli incunaboli e gli altri libri antichi. È urgente, pertanto, mettere in atto degli interventi per salvare il tesoro dell’antica e nobile Istituzione cosentina, in attesa che il ministero della Cultura si determini sul processo di trasferimento già avviato nel 2021. Intanto, le amministrazioni comunali e provinciali sembrano aver completamente dimenticato la Biblioteca e la sua storia. Unica voce che si leva in cotanto silenzio è quella di Antonio d’Elia, Presidente dell’Accademia Cosentina e della stessa Biblioteca.

La decisione di trasferire la Biblioteca Civica allo Stato

Difficile che il trasferimento avvenga in tempi brevi, ricordiamo, infatti, che il Consiglio comunale bruzio, nell’adunanza del 29 luglio 2021, impegnò il sindaco e la Giunta «ad avviare un percorso che porti al trasferimento del patrimonio librario della Biblioteca Civica, ora ente morale, allo Stato». In data 27/07/2021 – si apprende dalla Deliberazione del Consiglio comunale n. 40 - «si è svolta la Commissione Cultura nella quale con la quasi totalità dei voti dei componenti, favorevoli si è votato il passaggio della Biblioteca Civica allo Stato, uno astenuto… il consigliere Battaglia replica che non vede pericoli sul trasferimento del patrimonio librario della civica al ministero. Oggi i locali della civica sono allo sfascio. Bisogna tenere i piedi per terra: se i privati porranno delle iniziative utili, ben vengano. Oggi deve avviarsi una trattativa altrimenti non se ne uscirà più». Oggi è ancora tutto fermo.

Le ultime disavventure della Biblioteca Civica

Le vicissitudini della Civica hanno sempre suscitato l’interesse dei media e di tanti cittadini, mai quello dei politici e degli amministratori locali, che l’hanno volutamente lasciata morire pur di non erogare i finanziamenti annui previsti per la sua sopravvivenza. Sulla Civica gravava un debito di circa 900.000 euro, non saldato né dal Comune, oggi in dissesto, né dalla Provincia che non ha più competenze sulla cultura. Pochi anni fa, l’allora Mibact acquisì dall’Agenzia del Demanio il Complesso monumentale di Santa Chiara, consentendo alla Biblioteca di risparmiare quasi 170.000 euro all’anno di affitto. Rimase, però, il debito pregresso con l’Agenzia del Demanio, debito che il Ministero non poté accollarsi. Ricordiamo che il 2 agosto 2017 la Biblioteca fu sfrattata dal Complesso perché non erano stati corrisposti i canoni d’affitto all’Agenzia del Demanio. Il Comune non aveva pagato.

Obblighi disattesi

Comune e Provincia, per Statuto soci finanziatori della Biblioteca Civica, hanno preferito assistere al declino della prestigiosa istituzione culturale pur di non stanziare 100.000 euro annui a testa. Dal 2014, i bilanci non sono stati più approvati. In quel periodo, sindaco e presidente della Provincia erano la stessa persona, sarebbe stato più semplice, dunque, gestire economicamente l’istituto culturale, invece si è assistito al suo tracollo con la complicità di tutta la politica cittadina. Gli immondi teatrini che a turno sono stati messi in scena da associazioni e istituzioni presenti sul territorio si sono rivelati inutili, dannosi e tante volte autoreferenziali e occasione di guadagno, non esclusivamente economico, per i soliti noti. Per ridimensionare i problemi della Civica, l’amministrazione provinciale (quando il presidente era Franco Iacucci) aveva addirittura auspicato il contributo di soggetti economici privati, suscitando le ire dei cittadini.  

I motivi del tracollo

Nel 2019 si apprese che l’ultimo bilancio approvato della Biblioteca Civica risaliva al 2013, che i contributi della Provincia erano stati ridotti e che centinaia di migliaia di euro stanziati dal Comune non erano mai giunti a destinazione. I bilanci della Biblioteca, infatti, sia preventivi sia consuntivi, erano stati approvati solo fino al 2013. Dal 2014 al 2018, nel bilancio preventivo della Biblioteca Civica era stata prevista un'entrata consistente, della quale non è stato mai possibile tracciarne la destinazione a causa della mancanza dei bilanci consuntivi.

I bilanci comunali, invece, avevano previsto uno stanziamento di fondi che, però, non corrispondevano puntualmente al totale delle liquidazioni. Emerge chiaramente il disinteresse mostrato verso la Biblioteca, usata come una cassa alla quale destinare fondi che in seguito venivano distratti. E mentre la Civica si avviava verso la strada del tramonto, l'amministrazione comunale tornava a chiedere all’allora MIBAC fondi per la ricerca del tesoro di Alarico, di cui non esiste alcuna traccia. Nell’agosto del 2019, il Comune tagliò il finanziamento.

La dichiarazione dell'interesse culturale del patrimonio della Biblioteca Civica di Cosenza

Nel 2019, la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Calabria, considerato l’interesse storico particolarmente importante della Biblioteca, emanò il decreto di dichiarazione dell'interesse culturale del patrimonio della Biblioteca Civica di Cosenza e inviò al Presidente della Biblioteca Civica di Cosenza le proprie prescrizioni circa i provvedimenti da adottare per assicurare una buona tenuta e conservazione del patrimonio librario e documentario. Il Soprintendente archivistico e bibliografico della Calabria notificò all’allora Presidente della Civica Leopoldo Conforti e all’allora componente del Consiglio di Amministrazione Franco Iacucci, “l’obbligo di conservare, ordinare e inventariare la documentazione della Biblioteca e il divieto di smembrare l'archivio e far uscire in modo definitivo dal territorio della Repubblica l'archivio o i singoli documenti ad esso appartenenti”. La Soprintendenza calabrese invitò, inoltre, Conforti e Iacucci a “voler adempiere ai provvedimenti necessari per assicurare una buona tenuta e conservazione dei beni culturali di che trattasi. Si rappresenta che nel corso dei sopralluoghi effettuati e da un'attenta analisi e verifica tecnico-scientifica è stato rilevato che parte del materiale librario ed archivistico non è conservato in modo idoneo, è in precario stato di conservazione, frammisto a materiale di risulta in locali per lo più umidi e carenti di scaffalature sufficienti”.

Si sarebbe dovuto provvedere a ricollocare in locali salubri e idonei il materiale afferente l'emeroteca e le Gazzette Ufficiali; individuare locali idonei per la conservazione dell'archivio della Biblioteca Civica; provvedere alla sanificazione di alcuni locali risultati troppo umidi; provvedere a un intervento di restauro conservativo del materiale librario e documentario che non versava in buono stato di conservazione. A distanza di quasi quattro anni, si rischia di perdere l’intero patrimonio per il disinteresse dimostrato dalle Istituzioni, così come negli ultimi vent’anni la Biblioteca ha perso 120 libri antichi e rari stampati tra il 1500 e il 1700. Nessuno sa che fine abbiano fatto, né come sia potuto accadere che oltre un centinaio di volumi sia stato portato fuori dalla Biblioteca.

La città dei balocchi ha sconfitto la città di Telesio e l’Atene della Calabria oggi è solo un ricettacolo di immondizia. 

Cosenza, 6 aprile 2023
© Francesca Canino

 

 

 

 

26 gennaio 2023

Libiamo ne’ lieti calici

 


La vite e il vino sono elementi presenti nella storia dell’uomo dalla notte dei tempi: dall’Asia all’Egitto, dalla Palestina a Israele, dall’antica Grecia a Roma, in ogni antica civiltà l'inebriante bevanda è stata protagonista della vita quotidiana, delle tradizioni, della mitologia.

Omero, nel libro IV dell’Iliade, raccontò la nascita del piccolo Dioniso, della sua travagliata infanzia e dell'aiuto che ricevette dagli uomini, ai quali, in segno di gratitudine, svelò 'l’arte di fare il vino'.

Ad Atene, la città della cultura e dei simposi, il vino era portatore di una dolce euforia e incoraggiava gli animi alla conversazione e ai pensieri più elevati. Lo sapeva bene Socrate, che apprezzò sempre l’amico vino e lo stesso Platone, in un’esortazione che sembra attuale più che mai, scrisse: “Per ciò che riguarda il bere, il vino impregna l’animo e addormenta i nostri crucci destando buoni sentimenti… tuttavia quando ci versiamo grandi coppe, il nostro corpo e il nostro spirito non tardano a smarrirsi e noi ci mettiamo a divagare. Se, al contrario si beve in piccole quantità, il vino ci mette dolcemente di buon umore”.

I Greci coniarono, inoltre, il termine Enotri per identificare le popolazioni italiche indigene del Meridione, affidando così al vino un ruolo caratterizzante i popoli mediterranei.

Anche Roma apprezzava il nettare prelibato, tanto che molti furono gli scrittori e i poeti che gli dedicarono odi e versi: Marziale, Orazio, Catone o Virgilio, tutti concordi a cantare il vino come preludio all’amore, alla vita.

E nella magnifica e opulenta Sibari? Erano state costruite delle tubature di argilla in cui scorreva il vino dalla campagna alle ville sul Crati. Quando si dice essere un Sibarita, ovvero un uomo straricco.

Il tempo non ha snaturato le ispirazioni che il vino infonde, è rimasto al fianco di poeti e artisti, nelle penne aristocratiche dei maggiori autori medievali e moderni e negli stornelli popolari. Se da sempre anima la cultura con “i lieti calici, che la bellezza infiora e la fuggevol ora s’inebrii a voluttà”, la vasta letteratura di cui è protagonista passa pure dalla poesia in vernacolo, che sottende l’importanza riconosciuta al vino, intermezzo nelle difficoltà giornaliere della vita e alla vendemmia, vera festa e momento di aggregazione e allegria, come ricordano coloro che l’hanno vissuta e come sapientemente è stata descritta in numerose poesie.

Ilari versi composti anche da poeti calabresi come Ciardullo, che scrive di un amore nato in cantina, o Antonio Chiappetta, altro poeta calabrese che beatifica il vino e i bevitori di ogni epoca. Il suo vero cuore è, dunque, nel popolo, batte dentro le cantine, prospera attraverso la vitalità dei borghi. Vive e pulsa nelle mani grosse e nodose dei contadini, che seppur stanche, non si sono mai sottratte ad ''alzare i calici per libar ne’ dolci fremiti che suscita l’amore''.

‘Ntiempu de l’uva

Ciardullo

Haiu truvatu a Mara Catarina
curcata ntra la vigna a nna cuntrura;
sutta nna vita d'uva matrucina,
sbentrugliatella, pracira e sicura...
L'haiu tuccata ccu nna paglicella
arrieti de nna ricchia. Illa e' scantata;
pue m'ha guardatu tutta assonnatella,
ha cuotu nn'uvicella e mi l'ha data...
Cumu sapia chill'uva matrucina
chi m'ha proiuto Mara Catarina!...

E m'ha trovatu Mara Catarina,
squazatu, allu parmientu, chi zampava;
s'e' appaggiata a llu muru de la tina,
ccu nna manu alla faccia e me guardava...
E me guardava ccu chill'occhiccielli,
chiusi e nun chiusi e me paria nnu juri...
Supra la frunte avia due cerritielli
scappati fore de lu maccature...
Chin'ha zampatu cchiu' chilla matina
chi m'ha trovatu Maria Catarina?
Puru si nne truvamu ntra nna festa,
vire cchi cosa, mancu nne guardamu!...
Tu vasci l'uocchi ed io vasciu la testa...
Chissu e' lu veru signiu ca nn'amamu...
L'amiche tue chi saru tutte quante,
iettanu botte, iettanu petrate!...
Nue nille ricoglimu tutte quante,
cussi' passamu le sante jurnate...
Quannu, quannu se ncrocca sta cantina,
chi m'ha ligatu a Mara Catarina?!...

 

La Vindigna

di Angela Iapello Mellace

A ottobra si ncumincia a vindignara,

s’abbonanu li vutti, si battunu li duaghi.

La genta va mmu vindigna e filaru pe

filaru cogghia la racina ntra lu panaru.

La mentanu ntra li spuarti para para e a lu

paramientu la portanu a macinara.

Li tini sugnu pronti mu si menta a

fermentara e lu torchiu, mandatu avanti e

arriedi, pressa li vinazzi sonandu na nota

musicala,clic clac, clic clac.

Ntra lu parimientu la genta chiacchiarija;

li vutti inchianu de mustu profumatu e

quannu pua hurna de vugghira lu vinu

assapuranu alu palatu.

Jugale

Di Antonio Chiappetta

 

Si la memoria ‘ngrata m’aiutasse de core ve

facerra ricriare, li brindisi chi ‘ntisi ve

cuntasse quannu tutti ‘ncignarunu a

mangiare; sentite cumu disse Ricchizzinu

azannu a l’aria nu bicchieri  ‘e vinu:

Viatu chine fici la chiarenza, viatu chine

viva a chi’ ha vivutu, su vinu nu me para

de Cusenza ma è u veru zuccariellu de

Savutu. Io vivu e me rifriscu li stentina

 brinnisannu a cummare Tiresina…”

 

Cosenza, 26 gennaio 2023

© Francesca Canino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

06 settembre 2022

Calabria e medici cubani. Un affare da 84 milioni di euro in 3 anni: tutti i benefit dell’Accordo

 


Affaire Cuba e dintorni

Parte II

 

La sanità in Calabria è commissariata dal mese di luglio del 2009, ma nessuno è a conoscenza del debito effettivo che gravava a quel tempo sulle casse regionali. A distanza di 13 anni, non si sa ancora quale sia la reale situazione dei ‘conti’ della sanità, ma se la Regione è ancora commissariata significa che i debiti non sono stati ripianati. Da novembre 2021, il ruolo di “commissario ad acta per l’attuazione del Piano di Rientro dal disavanzo del settore sanitario” è stato affidato al presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Una sanità, quella calabrese, senza più speranza ormai, che si arrangia da anni dopo i 18 ospedali chiusi nel 2010 e la deriva della sanità territoriale. E, oltre alle strutture obsolete, i calabresi fanno i conti da decenni con la carenza di personale nelle strutture sanitarie pubbliche. Oggi la situazione è scoppiata. Mancano medici, non si può, pertanto, garantire al cittadino il diritto alla salute, come previsto dalla nostra Costituzione. Per ovviare a questo annoso problema, il presidente-commissario Occhiuto ha firmato un “Accordo quadro di cooperazione per la fornitura di servizi medici e sanitari” con la Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A. (CSMC S.A.).

 

Secondo l’Accordo (https://www.regione.calabria.it/website/portalmedia/decreti/2022-08/1660815672262_Accordo.pdf), saranno 497 gli operatori sanitari cubani che presteranno servizio in Calabria per tre anni, al costo di 4.700 euro al mese. Un’operazione di oltre 84 milioni di euro. Ma non finisce qui, visto che l’Accordo prevede numerosi obblighi per la Regione Calabria, come:

·         farsi carico dell’ottenimento delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente della Repubblica Italiana per l’ingresso, il soggiorno e il lavoro non appartenenti all’UE;

·         assumere i costi di trasporto internazionale e nazionale di professionisti cubani per le vacanze durante l’esecuzione del presente Accordo, per l’inizio e la conclusione dei servizi forniti, nonché quelli derivanti dal ritorno a Cuba per partenza temporanea o definitiva;

·         pagare in anticipo il rimborso spese forfettario agli operatori sanitari cubani, all’arrivo nella Repubblica Italiana, per garantire le condizioni di vita e di cibo;

·         garantire alloggio, mobili e servizi necessari (mobili, elettrodomestici, utensili da cucina, biancheria, acqua, elettricità, internet, gas, telefono, aria condizionata, computer), in conformità con le condizioni del luogo in cui svolgono le loro attività;

·         garantire mezzi di protezione individuali della salute e gli strumenti e le risorse necessarie per l’adeguata fornitura secondo la specialità;

·         assicurare cure mediche e stomatologiche gratuite, in particolare per le emergenze urgenze;

·         fornire un contratto di assicurazione a ognuno di essi, con copertura di responsabilità civile, in termini simili alla copertura per i dipendenti del SSN. La copertura assicurativa dovrà essere riconciliata con CSMC,S.A;

·         garantire l’accesso alle informazione, ai media e agli eventi scientifici;

·         garantire il godimento delle festività stabilite nella Repubblica di Cuba (1 e 2 gennaio, 1 maggio, 26 luglio, 10 ottobre, 25 dicembre e 31 dicembre) e di quelle fissate nella Repubblica Italiana e se saranno tenuti a lavorare nelle suddette festività la Regione Calabria fornirà lo stesso trattamento riservato ai professionisti italiani;

·         riconoscere il diritto alle ferie retribuite degli operatori sanitari cubani e il godimento di 30 giorni nella Repubblica di Cuba;

·         farsi carico delle spese della visita medica all’arrivo in Calabria, nonché delle spese di soggiorno dell’operatore che non supera la visita medica fino al suo ritorno a Cuba;

·         facilitare l’apertura del conto bancario individuale all’arrivo in Calabria;

·         garantire al coordinatore (rappresentante legale) del CMCS, SA, assistenza tecnica e legale per lo svolgimento delle sue funzioni;

·         fornire uno spazio fisico al coordinatore e al team di coordinamento designato.

 Altri obblighi:



Un Accordo evidentemente sbilanciato che graverà su tutti i cittadini e farà indignare i medici calabresi in servizio. E già, i cubani troveranno qui l’America, come suol dirsi, e i calabresi gliela garantiranno. Resta, poi, da capire, dove saranno attinti gli 84 milioni dell’operazione. Ma questa, sicuramente, è una storia non ancora definita.

Cosenza, 6 settembre 2022

© Francesca Canino

 

04 settembre 2022

Calabria, sperperi e schiavitù moderna: chi e cosa c’è dietro l’affaire Cuba

 Affaire Cuba e dintorni


I Parte

Non convince la ‘faccenda’ cubana architettata dal presidente della Regione Calabria e commissario alla sanità Roberto Occhiuto. Dal primo annuncio dato dallo stesso presidente-commissario per divulgare l’accordo tra la Calabria e la Repubblica di Cuba, la vicenda ha assunto contorni poco chiari. Specialmente all’indomani della firma dell’Accordo quadro di cooperazione per la fornitura di servizi medici e sanitari tra la Regione Calabria e la Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A. (CSMC S.A.), approvato il 17 agosto scorso con DCA n. 87 (https://www.regione.calabria.it/website/portaltemplates/view/view.cfm?29676).

 

La Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A. (CSMC S.A.)

La CSMC è una società commerciale con capitale totalmente cubano in mano al governo di L’Avana, disponibile a offrire servizi sanitari al fine di garantire la regolare erogazione dei servizi sanitari necessari alla Regione Calabria. È quanto si legge nelle premesse dell’Accordo quadro, che continua con una serie di clausole poco edificanti. 497 operatori sanitari cubani presteranno servizio in Calabria per 2 anni. Si partirà con 137 sanitari per poi arrivare al numero richiesto. Gli operatori sanitari «forniranno i servizi concordati usualmente per 40 ore settimanali, dal lunedì al venerdì, in giornate lavorative di otto (8) ore al giorno, compresa una guardia di ventiquattro (24) ore per ogni settimana». La Regione Calabria, dal canto suo, si impegna, o forse sarebbe meglio dire si inguaia, assumendo costi, rimborsi e altre incombenze a tutto svantaggio dell’ente. Cui prodest? E, soprattutto, cosa sottende questa operazione?

Intanto è necessario precisare che la CSMC, che si autodefinisce “Società internazionale di servizi medici”, in realtà esporta personale medico da Cuba in diversi altri paesi. Un business già collaudato che arricchisce il regime castrista e priva dei diritti i suoi medici.

 

I compensi ai medici cubani secondo l’Accordo quadro di cooperazione per la fornitura di servizi medici e sanitari

Proseguendo nella lettura dell’Accordo quadro, si apprende che per ogni medico cubano la Regione Calabria spenderà 4.700 euro al mese, di cui 1.200 euro andranno ad ogni operatore come rimborso spese. Il tutto esente da imposte, sebbene il lavoro si svolgerà sul territorio italiano. Il restante valore di 3.500 euro sarà pagato direttamente con bonifico bancario alla CSMC, S.A., attraverso il “Banco Financiero Internacional”, S.A. L’Avana. L’operatore sanitario cubano, dunque, riceverà solo una percentuale di quanto la Regione sborserà per il suo lavoro. Non solo, i sanitari saranno sottoposti ad una serie di restrizioni che violano i diritti umani. Se a questo si aggiunge che percepiranno solo una parte del loro compenso, si potrà, giustamente, parlare di schiavitù. Necessario aggiungere che la CSMC designerà “il Coordinatore degli operatori sanitari cubani nella Regione Calabria, come rappresentante legale di CSMC S. A. in Italia”. In pratica si tratterà di controllori.

 

Alcune reazioni

L’operazione Cuba ha, pertanto, sollevato una serie di disapprovazioni e dubbi anche sugli effettivi titoli posseduti dagli operatori cubani in partenza per la Calabria.

La dottoressa Maray Sara Sanchez Guevara, Segretaria ODV Democrazia e Libertà, ha definito, presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani, l’emigrazione dei sanitari cubani una tratta di esseri umani, una schiavitù moderna praticata dalla dittatura dell’Avana attraverso le sue “Missioni Internazionaliste”, o “Brigate Mediche”, come sono conosciute in Italia. Una ‘missione’ in contrasto con la risoluzione 0342/2021 del Parlamento Europeo (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/B-9-2021-0342_IT.html), che ha ricevuto l’approvazione della maggioranza con 386 voti favorevoli e che nel suo articolo 10: “Condanna le violazioni sistematiche dei diritti umani e del diritto del lavoro commesse dallo Stato cubano nei confronti del suo personale sanitario in servizio all'estero nell'ambito delle missioni mediche e in violazione delle convenzioni fondamentali dell'OIL ratificate da Cuba”.

Una denuncia portata avanti dall’Organizzazione Internazionale Prisoners Defenders, inoltre, basata su circa 2000 testimonianze di cittadini cubani, ha confermato che gli operatori sanitari sono stati costretti a lavorare all’estero in condizioni non accettabili per i paesi democratici.

 

Le reazioni dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della Calabria

I presidenti dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della Calabria hanno evidenziato già nelle scorse settimane che «i titoli vanno rigorosamente verificati per poter esercitare la professione in Italia e in Calabria sempre con regole trasparenti e procedure certe evitando il pericolo di sfociare nell’esercizio abusivo… che la conoscenza adeguata della lingua italiana, nell’esercizio di qualunque professione ed, a maggior ragione, nel campo dell’emergenza sanitaria (come precisa l’accordo firmato), è di importanza fondamentale: la mancanza, ma anche la sola insufficiente conoscenza di questo strumento essenziale di comunicazione, può risultare drammaticamente dannosa e ritardare o non individuare tempestivamente diagnosi e cure appropriate o, peggio, perdere vite umane anziché salvarle… Così come è molto preoccupante l’inevitabile ignoranza riguardante le nostre pratiche di medicina legale (ad esempio: i referti che per legge è obbligatorio vengano redatti dal professionista che ha constatato il fatto, la certificazione formale della morte ecc.) da parte di colleghi stranieri, al pari di tante regole in materia sanitaria che il nostro sistema sanitario pone a tutela dei cittadini, che hanno il diritto di trovare competenza e non solo un pronto soccorso “aperto”! ». I presidenti hanno, dunque, chiesto: «Che vengano vagliate prima altre soluzioni e percorsi che tengano conto, intanto, del coinvolgimento dei medici di continuità assistenziale, degli specializzandi (non solo dell’unica Facoltà di Medicina calabrese), dei medici in formazione per la medicina generale, dei medici in quiescenza, ecc. e soprattutto che si facciano reali ed attrattive manifestazioni di interesse nei confronti di nostri iscritti che lavorano in altre regioni d’Italia. A questo proposito, è necessario che si faccia anche una seria analisi sui motivi per i quali centinaia di medici, pur conservando la residenza in Calabria e l’iscrizione negli Ordini della nostra regione, hanno preferito le opportunità di lavoro offerte in altre regioni».

 

L’Accordo firmato dal presidente Roberto Occhiuto potrebbe aiutare un regime comunista che viola i diritti umani e, nel contempo, alimentare un sistema di schiavitù e tratta di persone che è già all’attenzione di tanti organismi internazionali. Molti sono i punti dell’Accordo quadro che evidenziano un affare sbilanciato, a vantaggio esclusivo di Cuba. Infatti, la Regione Calabria – in Piano di Rientro - sborserebbe 28 milioni di euro all’anno per avvalersi di operatori che probabilmente non possiedono i necessari titoli; che, come vedremo prossimamente, pare siano sottoposti a regime di schiavitù; che graverebbero, infine, sul bilancio della regione più povera d’Europa non solo per i 28 milioni di euro all’anno, ma per una serie scandalosa di esose richieste che la CSMC ha fatto e ottenuto dal presidente Occhiuto. Ci chiediamo: il Ministero della Salute è a conoscenza di questa operazione?


Cosenza, 5 settembre 2022

© Francesca Canino