‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

31 maggio 2019

Operazione Cina: Clini, Hauser, comune di Cosenza




Roma - Finanziamenti milionari, appalti e tangenti nella vicenda Clini & Co. che nelle ultime ore è tornata alla ribalta.
Correva l'anno 2014 quando nel mese di maggio l'ex direttore generale e poi ministro dell'ambiente Corrado Clini venne arrestato per peculato. Emerse dall'inchiesta che duecento milioni di euro erano stati spesi dal Ministero dell'ambiente in Cina per progetti mai realizzati o mal realizzati. Altri 15 milioni di euro sarebbero stati stanziati per il Montenegro. Oltre a Clini, era finito ai domiciliari per lo stesso reato anche l'imprenditore Augusto Pretner. Quest'ultimo, socio dello Studio Galli, era responsabile del progetto per la salvaguardia e la riqualificazione del territorio iracheno, finanziato sempre dal Ministero guidato da Clini con 54 milioni di euro. Altri indagati nell'inchiesta erano la compagna di Clini, Martina Hauser, e alcuni imprenditori. Il quotidiano 'La Repubblica' scrisse  infatti: “Poi ci sono gli affari di famiglia. Non solo le collaborazioni con imprenditori o architetti amici e le consulenze affidate alla compagna, Martina Hauser, ma anche i contratti stipulati con i figli di Clini”.

Cosenza - Con la determina dirigenziale n. 157/2012 del  comune di Cosenza, avente ad oggetto la liquidazione di competenze professionali per le attività relative al “Programma di bonifica e risanamento ambientale comprendente i controlli di perdite idriche e della qualità dell'acqua”, si dispose il versamento di 40.000 euro «ad avvenuta incamero delle somme erogate dal Ministero» allo Studio Galli Ingegneria Spa di Padova, ovvero la medesima società citata nell’ordinanza di custodia cautelare emanata nei confronti di Clini e Pretner. Gli interventi di risanamento ambientale a Cosenza erano compresi nel programma attuativo dell'accordo tra il Comune di Cosenza e la Direzione generale per lo sviluppo sostenibile del Ministero dell'ambiente, stipulato il 2 agosto 2011, quando Clini era direttore generale del dicastero 'verde'. E a Cosenza l'assessorato all'Ambiente era guidato da Martina Hauser.

C'era un elemento comune – seppur indiretto e quindi al di fuori della vicenda giudiziaria – tra l’inchiesta della Procura di Ferrara costata i domiciliari all’ex ministro Corrado Clini e l’amministrazione calabrese retta dal sindaco Mario Occhiuto, elemento, tuttavia, non unico, visto che nella seconda inchiesta in cui fu coinvolto l'ex ministro Clini finì anche la sua compagna Martina Hauser, assessore a Cosenza dall'inizio dell'amministrazione Occhiuto fino a quando non venne indagata.

È d'obbligo a questo punto porsi alcune domande: perché le attività relative al Programma di bonifica e risanamento ambientale non furono affidate a uno studio di Cosenza o della Calabria? Perché il sindaco-architetto Occhiuto nominò Martina Hauser assessore all'ambiente del comune bruzio?

In relazione all’attività istituzionale della signora Hauser e ai motivi che l’avevano condotta da Trieste a Cosenza, dove viene ricordata esclusivamente per l’inaugurazione di un canile e per le ingenti risorse a ciò destinate, ci si è sempre chiesti quante volte l’assessore avesse partecipato alle riunioni di giunta e ai consigli e a quali costi (indennità, rimborsi, trasferte e altro). Non lo abbiamo mai saputo. I fatti indicano che la nomina della signora non avvenne per le sue competenze, quanto più probabilmente per i legami tra lei, il compagno e l’architetto Occhiuto, il quale, come è a tutti noto, ha lavorato in Cina proprio nel settore in cui l' assessore avrebbe – secondo la ricostruzione dei Pm - contribuito a rastrellare tangenti. Strano non ci fosse davvero nessuno adatto a ricoprire il ruolo di assessore all'ambiente al comune di Cosenza.

Ultimo interrogativo: perché i milioni (269 in totale) stanziati per la Cina, il Montenegro e l'Iraq non sono stati destinati alle emergenze italiane? Lo sfasciume pendulo è sempre più a rischio e le tragedie susseguitesi negli ultimi anni non sono altro che l'inequivocabile dimostrazione di un territorio ormai distrutto. «Non ci sono soldi» è la frase che i sindaci pronunciano con maggiore frequenza nei loro discorsi, però si impiegano milioni per finanziare opere da realizzare all'estero, architettando sistemi cervellotici per intascare tangenti e favorire parenti e amici.
Cosenza, 31 maggio 2019
Francesca Canino

05 aprile 2019

Le laminette auree orfiche della Calabria



Le laminette e i culti misterici dell’orfismo

Laminetta di Hipponion 

TRA il 1879 ed il 1880 nell'area della Sibaritide fu rinvenuta una vasta necropoli risalente probabilmente al V secolo a.C., quando sull'area sorgeva la città di Thurii, edificata sul sito della distrutta Sibari. In due grandi sepolcreti a tumulo denominati 'Timpone grande' e Timpone piccolo', furono ritrovati diversi reperti, tra cui anche delle sottilissime laminette d’oro ripiegate e poste vicino alla testa dei defunti. Incise con uno strumento a punta sottilissima, le laminette di età ellenistica (IV e III secolo a.C.) sono state oggetto di vari studi. Altre laminette dello stesso periodo sono state rinvenute a Petelia, presso l'attuale Strongoli (Kr), a Hipponion (oggi Vibo Valentia) nel 1969, a Creta e a Roma. Esse si riferiscono ai culti misterici della religione orfica incentrata sul desiderio di purificazione liberatrice che, partita dall'Oriente (forse dalla Mesopotamia), si diffonde nell'Ellade, specialmente in Attica, dove Eleusi diventa il centro iniziatico. I culti giungono in seguito nella Magna Grecia e la Calabria diventa il centro dell'orfismo pitagorico, la cui massima espressione sono le laminette auree di Thurii, Petelia e Hipponion. 
L'orfismo si fonda sul mistero di Dioniso-Zagreus, figlio di Zeus e di Persefone, sbranato dai Titani per gelosia di Hera.  E' il primo Dioniso, dio sotterraneo, intorno al quale sarà elaborata una dottrina fondata sull'immortalità dell'anima che nella filosofia occidentale fu sostenuta da Pitagora e dalla sua scuola. L'uomo, secondo i pitagorici, è precipitato sulla terra a causa di una colpa originaria, ragione per cui la sua anima è costretta a trasmigrare da un corpo a un altro (metempsicosi). Solo tornando alla purezza originaria, mediante la contemplazione disinteressata della verità o praticando rituali esoterici di iniziazione e di catarsi si sarebbe spezzata la catena delle reincarnazioni. Infatti, in una delle laminette ritrovate a Thurii si legge: “Puro a te giungo, puro, o pura regina degli Inferi”.
Le laminette, dunque, riportano formule mistiche, oltre che preghiere e indicazioni segrete che dovevano servire ai defunti, iniziati ai misteri durante la vita terrena, a intraprendere il loro viaggio verso gli inferi per raggiungere la sede dei beati. Con la formula l'adepto si faceva riconoscere come tale.
Nella prima e nella seconda laminetta di Thurii, ora custodite nel Museo di Napoli, si esalta, in puro stile dorico, la gioia dell'anima quando libera dal corpo può ricongiungersi con la divinità e raggiungere la felicità e la beatitudine. Su una di essa è inciso: "Ma quando l’anima ha abbandonato la luce del sole bisogna che vada da un tale, di sagace intelligenza, che osserva bene ogni cosa. Salve! Col sopportare questo patimento tu da uomo sei diventato dio: capretto caduto nel latte. Salve. Salve o tu che hai preso la via destra verso i sacri prati e i boschi di Persefone".
Laminetta di Petelia
Il motivo dominante è, dunque, il congiungimento dell'iniziato con la divinità sotterranea, Persefone.
La laminetta proveniente dall’antica Petelia, conservata presso il British Museum di Londra, introduce, invece, in un raffinato dialetto ionico-epico, la figura di Mnemosine, personificazione della memoria: "Figlio di Gea son io e di Uranos stellato, e celeste è la mia stirpe e ciò pur voi sapete. La sete mi arde e mi consuma; or voi datemi subito della fresca acqua scorrente dal lago di Mnemosine".
Anche sulla laminetta dell’antica Hipponion, conservata nel Museo di Vibo Valentia, si evoca Mnemosine, considerata figlia del cielo e della terra. L'iniziato ha necessità di bere l'acqua alla sua fonte, unica via di salvezza e non a quella dell'oblio, riservata ai profani: “Figlio della Greve e del Cielo stellato, di sete son arso e vengo meno, ma datemi presto da bere la fredda acqua che viene dal Lago di Mnemosine".
Le laminette auree si rivelano, così, portatrici di una verità assoluta: la morte è l'inizio della vita.

Cosenza, 5 aprile, 2019
© Francesca Canino

04 aprile 2019

Planetario, la fake della fake


È stata bollata come fake news, ma molto probabilmente la notizia è reale e a farla passare per un attacco politico allo scopo di denigrare l’operato del comune sono stati proprio i sostenitori dell’amministrazione comunale bruzia. L’argomento è quello del giorno, ovvero l’imminente inaugurazione del Planetario, su cui Francesca Cassano, vicepresidente del Consiglio comunale, in seguito a un sopralluogo effettuato pochi giorni fa con la commissione Lavori pubblici, ha espresso alcune considerazioni in merito all’accessibilità per i disabili all'opera pubblica. Cassano ha dichiarato che «l'opera è priva dell'accessibilità per i disabili» e in breve le sue parole sono state riportate da numerosi organi di stampa. Ieri, 4 aprile, l’assessore ai Lavori pubblici Francesco Caruso, ha affermato che «il settore Infrastrutture aveva già provveduto, in conformità alle previsioni di progetto, a richiedere la fornitura di un montascale per le persone con disabilità da installare al Planetario». Bene, ma quando?
Sull’albo pretorio del Comune di Cosenza c’è una determina, datata 28 marzo 2019, pubblicata il 2 aprile scorso, in cui si legge «Premesso che per consentire la fruizione del costruendo Planetario anche alle persone con disabilità si rende necessario l’acquisto di un montascale…», equivale a dire che l’opera è terminata, visto che il 6 aprile sarà inaugurata, ma che il montascale è stato acquistato solo da pochi giorni e non è stato ancora installato. L’impressione è che l’acquisto sia stato ordinato in seguito alle osservazione del consigliere Cassano e che i giornali non abbiano riportato alcuna fake news.  






31 marzo 2019

Lavori di corso Mazzini: strage di alberi e assenza del cartello di cantiere


L’ennesimo cantiere cittadino, oltre a creare disagi enormi ai pedoni e al traffico, risulta, come sempre accade da diversi anni a questa parte, privo del cartello di cantiere. I lavori iniziati nei giorni scorsi sull’ultimo tratto di corso Mazzini, che prevedono la pedonalizzazione e la realizzazione della solita piazza, sono andati avanti a ritmi serrati, un modo di agire che di recente ha preso piede in città insieme a un’altra sconsiderata abitudine, quella, cioè, di non affiggere il cartello di cantiere in un qualsiasi punto della recinzione dell’area ‘cantierizzata’ (come è già accaduto per i lavori di San Domenico e di piazza Rodotà su via Roma). L’amministrazione comunale dovrebbe essere a conoscenza che è obbligatorio apporre il cartello nei pressi dei lavori da eseguire, lavori che sono già a uno stadio successivo a quello iniziale. È d’obbligo ricordare che il cartello riporta i dati (tra cui: tipo di opere, importo delle opere da realizzare, estremi dell’autorizzazione o permesso di costruire comunale riguardante le opere da eseguire, stazione appaltante, costi, impresa o imprese esecutrici, eventuali imprese subappaltatrici, nome del progettista, nome del direttore dei lavori, nome del direttore di cantiere) sui lavori da eseguire e le relative autorizzazioni a norma del D.P.R. 380/2001, art. 27, comma 4, decreto che obbliga a esporlo, pena sanzioni, come ha anche stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 13963/2016.
Oltre a ciò, si nota che, come sempre, non sono stati rispettati gli alberi che erano sui marciapiedi, i quali sono stati sradicati con la solita brutalità e abbandonati vicino alla fontana di Giugno. Inammissibile che si debba sacrificare il verde urbano a favore del cemento o della pietra discutibile che andrà a rivestire il tratto in questione. Nell’area recintata ricadono anche due grandi lecci che hanno almeno 90 anni e diverse palme, saranno sacrificati anche questi?

Cosenza, 31 marzo 2019
© Francesca Canino




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16 marzo 2019

Cosenza, operazione “Acque torbide



Da circa un anno, la qualità dell’acqua di diverse fontane pubbliche di Cosenza non è conforme agli standard di qualità fissati dal D. Lgs. 31/01. Equivale a dire che i referti analitici dei laboratori ARPACal – Cosenza hanno evidenziato, in seguito ad accurati esami microbiologici, la presenza nell’acqua ‘potabile’ di Coliformi, Escherichia coli, Enterococchi. A rendere noto il problema e a divulgare i relativi dati provenienti dall’Asp e dall’ARPACal è stato il senatore Nicola Morra, il quale, nel corso di una conferenza stampa organizzata oggi pomeriggio a piazza XI Settembre, ha spiegato che nel 2018 l’ARPACal, effettuando le analisi di routine sull’acqua cosentina destinata al consumo umano - in particolare sui fontanini che rappresentano il termometro del quartiere in cui sono situati - per ben 14 volte ha rilevato la non conformità ai parametri indicatori, a causa della presenza dei suddetti batteri.
L’ARPACal ha puntualmente riferito i dati all’Azienda sanitaria provinciale (ASP), che a sua volta ha informato il sindaco di Cosenza, precisando che “A tutela della salute pubblica, la S. V. vorrà disporre, nelle more dell’attivazione delle procedure di sanificazione, l’utilizzo per soli scopi igienici delle acque”. Ma l’ordinanza che avrebbe dovuto vietare il consumo umano dell’acqua in città pare non sia stata mai emessa, infatti, essa non è mai pervenuta all’ASP, come da quest’ultima richiesto. Inoltre, in conferenza, il senatore Morra ha più volte ribadito che, insieme ai suoi collaboratori, ha cercato, sull’albo pretorio del comune bruzio, l’ordinanza sindacale che sarebbe dovuta seguire alle lettere dell’ASP, senza, però, trovarne traccia. Per questo motivo, Morra ha presentato un esposto in Procura.

A Cosenza l’acqua è sempre un problema: tra acquedotti vetusti, reti idriche colabrodo, manovre errate, sprechi, siccità, rimpalli di responsabilità tra la Sorical e l’amministrazione comunale, il cittadino è sempre alle prese con la ‘grande sete cosentina’. Ora è la volta dei batteri, pericolosi per la salute dei cosentini, ma ignorati da chi la salute pubblica deve tutelare.
Cosenza, 16 marzo 2019
© Francesca Canino

13 febbraio 2019

icittadinisegnalano: Attesa di oltre 16 mesi per un esame doppler al poliambulatorio di via Popilia

Segnalo quanto mi è capitato pochi giorni fa, perché su alcuni disservizi si deve riflettere molto e agire al più presto. 
Di buon mattino mi sono recato presso gli ambulatori di via Popilia (nei pressi dei Due Fiumi), munito di regolare impegnativa, per avere una prenotazione specialistica ed eseguire un esame doppler delle carotidi e della aorta addominale. Ebbene, dopo aver fatto la normale fila, l’operatrice al computer, imbarazzata, mi ha detto: “Lei, per il suo esame, potrà essere prenotato per Giugno 2020”. Ho risposto, con malcelato sorriso, che i tempi della prenotazione erano fuori di ogni logica e quindi grotteschi. Perché questi tempi lunghi? Cosa non va nell’organizzazione dei suddetti ambulatori? Vi sono pochi specialisti? 


È vero che devo eseguire gli esami succitati per controllo biennali, non essendoci motivi di urgenza, ma è anche vero che tanti cittadini potrebbero avere impellente necessità clinica. Detto questo, lascio la mia testimonianza sperando che venga accolta da chi è preposto per  poter migliorare la sanità cosentina.

Lettera firmata 

11 febbraio 2019

CESARE BERLINGERI, OPERE SU CARTA alla Galleria Ellebi


Inaugurazione sabato 16 febbraio 2019, ore 18.00


La personale di Cesare Berlingeri alla Galleria d’arte Ellebi. Dal 16 febbraio e fino al 30 marzo prossimo sarà possibile visitare la mostra di opere su carta dell’artista Berlingeri, eleganti e raffinate come le sue piegature su tela. È un gradito ritorno in città dopo la grande mostra di cinque anni fa organizzata dalla Ellebi negli spazi della Galleria Nazionale di Cosenza.
L’artista, ancora una volta, si rimette in gioco e si confronta con materiali diversi, realizza un nuovo ciclo con oltre 150 opere su carta, che saranno pubblicate in una monografia per la rassegna prevista, nei prossimi mesi, nelle sale della Reggia di Caserta.
Tra le opere in mostra, degne di nota sono sicuramente “Disegno di stelle”, “Segnato”, “Piegare le parole”, «lavori che – afferma il curatore del volume Maurizio Vanni – hanno il potere di rimettere in discussione la realtà, lo spazio e il tempo e di ridefinire il tutto, individuando elementi di senso nuovi destinati a modificare teorie e pensieri codificati. Berlingeri non lavora partendo dall’idea di qualcosa che è già successo, ma quasi come in un rito propiziatorio si proietta su ciò che deve ancora accadere. Ne scaturisce un’evoluzione artistica costante, dove nulla è mai uguale a se stesso e anche se lo fosse la nostra intelligenza emotiva non lo riconoscerebbe a distanza di tempo perché essa stessa è trasformata. Tutto risponde a un’effimera matrice che si sintetizza in una o più azioni, piegature, avvolgimenti, istallazioni più cerebrali che fisiche, legate a forme che esaltano maggiormente la concezione ciclica del tempo che non lo spazio».

Considerato uno degli artisti italiani più innovativi del panorama artistico nazionale, Berlingeri è stato celebrato con una grande antologica al Museo Marca di Catanzaro. Le sue parole sulle forme della sua arte invitano a visitare la mostra: «La piega è una zona di confine tra due mondi opposti e complementari, tra un visibile e un invisibile, tra una luce e un’oscurità, ovvero tra quello che viene rivelato e quello che l’artista ha dipinto e nascosto all’interno dell’opera stessa e che resta un invito a guardare più in profondità. Nei miei dipinti piegati, costituiti da più superfici sovrapposte, la superficie esterna è la prima immagine che nasconde totalmente o parzialmente le altre. E tale fatto invita l’osservatore a leggere la proiezione dell’opera nel suo svolgersi interiore che alla fine riguarda la stessa intimità di chi indaga».