‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

02 giugno 2020

LETTERE: Soprintendenza ABAP Cosenza, una morte annunciata



Pochi giorni fa, la senatrice calabrese Margherita Corrado ha scritto sulla sua pagina facebook: «Il 18 maggio è stato bandito il 2° interpello per dare un Soprintendente ABAP agli uffici da poco distinti di Cosenza e di Catanzaro e Crotone, mentre per Vibo e Reggio, anch’essa a bando, del numero di tentativi frustrati si è perso il conto. Ma che importa? Avanti con il prossimo giro di giostra! È pur sempre il Ministero dello Spettacolo, questo, e non si dica che non fa di tutto per stupire il pubblico».
È da poco, infatti, scaduto il termine per partecipare all'ennesimo interpello per dare alle tre Soprintendenze della Calabria un dirigente effettivo stabile, in grado di dare finalmente dignità e serietà ad un settore trainante per il territorio regionale. Alla luce degli avvenimenti succedutisi negli ultimi anni, è apparso sempre più chiaro l'intento della politica nazionale e locale di creare delle Soprintendenze provinciali. Nel corso di questi anni, l'ufficio di Cosenza è stato depotenziato attraverso politiche mirate all'indebolimento dell'azione di tutela e valorizzazione dei beni culturali, è stato alimentato un clima di contrapposizione tra i funzionari (vedi ispezione Ministeriale), sono state attuate scelte dissennate nella riorganizzazione degli uffici ed è stata resa normale la precarietà dei dirigenti (interim), spesso con dubbie capacità professionali. 
Che senso ha oggi parlare di riapertura della Soprintendenza di Cosenza con annesso laboratorio di restauro? Ha senso mettere a norma migliaia di metri quadrati di immobili storici vincolati per accogliere il residuo personale in quiescenza più tre nuovi architetti molto giovani provenienti da fuori regione? La Soprintendenza in città è stata svuotata di tutti gli uffici importanti, chi ha permesso ciò? Chi ha voluto lo smembramento? Come si fa, ci chiediamo, a ordinare la riapertura di un ufficio senza conoscere i luoghi e le persone, senza cioè aver mai messo piede a Cosenza? Perché i nuovi dirigenti lasciano ai posti di comando sempre le stesse persone nominate dall’ex soprintendente Pagano, a sua volta indagato e sottoposto a più ispezioni ministeriale? Anche Pagano non era mai stato a Cosenza e, nonostante ciò, appena arrivato approvò tutto ed il contrario di tutto. Ecco perché sarebbe importante sapere chi comanda davvero alla Soprintendenza di Cosenza e perché i dirigenti si fidano ciecamente dei funzionari (il famoso cerchio magico) nominati da Pagano.
Intanto, il COVID-19 sta facendo riemergere tutti i problemi e le criticità che il sindacato CISL e parte di RSU da anni denunciano alla Soprintendenza di Cosenza. Soprattutto la messa in sicurezza degli ambienti di lavoro, più volte ed a tutti i livelli istituzionali è stata segnalata ed evidenziata. Chi doveva e deve intervenire, in primis i dirigenti e i responsabili dei vari settori, devono oggi relazionare sullo stato di salubrità e sicurezza dei luoghi di lavoro. Oggi la pandemia non consente più deroghe o rinvii, si deve intervenire con la massima urgenza. Si devono dare risposte concrete e rapide ai lavoratori specialmente a quelli ritenuti dalla normativa ‘fragili’. È giunto il momento di assumersi ognuno per il ruolo che ricopre o che ha ricoperto le proprie responsabilità e dar conto dell'operato sin qui svolto.
La situazione delle Soprintendenze calabresi rispecchia la catastrofica gestione dei beni culturali dell’era Franceschini, orientata verso la svendita dell’immane patrimonio artistico italiano. Non ci stiamo a questo orribile gioco e lotteremo finché non riporteremo alla giusta attenzione nazionale i problemi che il settore sta vivendo. Un’ultima domanda però dobbiamo farla: “Perché nessun mezzo di comunicazione parla più della ormai morente Soprintendenza di Cosenza?”.
Lettera firmata

  


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