‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

08 marzo 2015

Cosenza, quale sanità?


I Puntata
NELL'INDIFFERENZA delle Istituzioni e dei cittadini incede e si consuma la tragedia dell'Annunziata. Dilaniata dai morsi famelici del sistema sanitario regionale – laddove per sistema è da intendersi la regia che muove le risorse, destinandole in gran parte nelle tasche di registi e commedianti da questi assoldati – e defraudata di tante sue funzioni per invidia o ripicca o indolenza, l’ospedale di Cosenza soffre oggi per gli sprechi, per le scelte sconsiderate e per il clientelismo estremo che subisce ormai da molti anni. A pagare, questa volta, non sono come sempre 'solo' i cittadini - ai quali deve essere riconosciuto il grande demerito di disinteressarsi delle sorti del proprio ospedale - ma sono anche i medici che subiscono sulla propria pelle le conseguenze di un sistema malato. Terminale. Subissati da una richiesta di salute che proviene da tutta la provincia, costretti a lavorare in numero ridotto e a fronteggiare le pecche strutturali del vecchio ospedale, i medici temono che una siffatta situazione possa a breve diventare la scaturigine di tragiche vicende.  
 Come quella del sangue infetto, per esempio.

«Ottobre 2012: un pool di ispettori ministeriali evidenziò all'interno del Centro trasfusionale dell'Annunziata di Cosenza gravi criticità: scarse condizioni igieniche e gravi problemi di ordine strutturale. Gli ispettori romani rilevarono 65 irregolarità, 17 delle quali indicate come gravi. All'Azienda ospedaliera di Cosenza furono concessi 15 giorni di tempo per risolvere i problemi meno gravi e 30 per quelli più critici. Nell'agosto del 2013, dopo il decesso di un settantacinquenne rendese a causa di una trasfusione di sangue infetto, giunse a Cosenza Giuliano Grazzini, direttore del Centro nazionale sangue che, munito di mandato ministeriale, riscontrò il permanere delle criticità, rilevando anche che gli interventi compiuti non erano stati risolutivi».

La protesta della Tenda blu

«I medici dell'Annunziata protestano da gennaio 2014, hanno manifestato sotto una tenda per oltre un mese, sono scesi in piazza, hanno incontrato più volte i vertici della sanità cosentina e regionale, il Prefetto, il sindaco e la commissione consiliare sanità di Cosenza, l'ex sottosegretario alla salute. Hanno organizzato una manifestazione provinciale il 12 aprile del 2014 e sono stati sostenuti dai quotidiani cittadini, ma nulla si è mosso. Anzi, l'ex presidente della Giunta regionale calabrese e commissario ad acta Giuseppe Scopelliti ebbe ad affermare nei mesi scorsi con un tweet che “bisognava ribellarsi prima, quando a Cosenza assumevano portantini, uscieri e amici dei mafiosi. No?”. I sanitari si chiesero perché il presidente attribuiva a loro responsabilità che erano invece della politica e perché, soprattutto, gli errori di tale politica dovevano ricadere sui cittadini, in questo caso anche ammalati. I problemi dell'ospedale non sono stati determinati né dai medici, né dai cittadini, ma coloro i quali hanno voluto questa situazione, quando devono curarsi ricorrono alle cliniche svizzere o del nord Italia».

Da cosa sono causati, in massima parte, i problemi ospedalieri a Cosenza?

«In buona parte dalla rete territoriale, ovvero l'ASP, che non funziona adeguatamente. Circa un anno fa, è stato scoperto un giro di consulenze d'oro che i vertici dell'Azienda avrebbero affidato ai loro amici, sembra con il placet di tutto l'establishment regionale, senza rispettare le procedure previste. Intanto, i cittadini per curarsi, quando possono, ricorrono alla sanità privata, spendendo fior di quattrini, quando non possono si mettono in lista d'attesa per mesi e mesi o si tengono i malanni. A fronte di tanto disinteresse per i malati, che cosa sono stati due mesi di interdizione per un direttore generale che avrebbe elargito migliaia di euro a un avvocato amico, sottraendoli ai cittadini/pazienti che pagano le tasse? E soprattutto: non sarebbe l'ora di adottare altri provvedimenti nei confronti di chi ha fagocitato la sanità calabrese?».

Siamo di fronte a una politica che ha annullato i diritti e aumentato i profitti.

«Basta pensare alle convenzioni: una stipulata con l’Umberto I e l'altra con il Bambin Gesù di Roma. Con quest'ultimo si è voluto creare nel nosocomio catanzarese una qualificata équipe di chirurghi pediatrici per limitare l'emigrazione sanitaria dei calabresi verso le altre regioni. Prima di apporre la firma, però, a qualcuno è sfuggito che l'accordo prevedeva l'esecuzione di interventi chirurgici a bassa complessità sui minori. E' sfuggito anche che l'UOC di Chirurgia pediatrica dell'Annunziata esegue, oltre agli interventi chirurgici più comuni, anche quelli più rari e ad alta o altissima complessità. Qui, inoltre, confluiscono casi sanitari pediatrici da tutta la regione e al suo attivo ci sono ben 1300 interventi annui, tutti attestati sul sito dell'Azienda ospedaliera. A cosa è servita, dunque, la Convenzione con il Bambin Gesù? A sostenere una spesa extra di due milioni di euro per interventi chirurgici che di routine vengono eseguiti a Cosenza? Sembra che l'ospedale pediatrico romano versi in grosse difficoltà finanziarie e la possibilità di drenare pazienti da altri nosocomi è fonte notevole di entrate. Tra l'altro il Bambin Gesù è un ospedale situato nello stato Vaticano e pertanto non è sottoposto ad alcun controllo da parte delle autorità italiane».
«C'è anche Nativity, un progetto accompagnato da una scia di polemiche. Benché sconosciuto a molti medici è giunto alla sua seconda edizione nel 2014. Rivolto ai ragazzi delle scuole elementari e medie e alle loro famiglie per apprendere i rudimenti della prevenzione sanitaria e le regole della corretta alimentazione attraverso attività ludiche, è stato voluto dall'ex presidente Scopelliti per portare in Calabria il meglio della pediatria. Nell'ambiente sanitario c'è stata molta avversione verso l'iniziativa, poiché l'esperimento è stato fatto a Roma e sembra che sia stato un fallimento. In conseguenza a ciò, il progetto è stato proposto alle regioni meridionali. Dalle poche notizie circolate, sembra che il costo dell'iniziativa si sia aggirato intorno alle 200.000 euro e che siano stati utilizzati i fondi destinati alla formazione del personale. Solo sprechi mentre all’ospedale di Cosenza manca l’essenziale».

E l’elisoccorso?

«Due anni senza stipendio per i medici dell'elisoccorso perché l'Azienda ospedaliera di Cosenza ha interrotto i pagamenti, a differenza dei loro colleghi in servizio presso gli altri ospedali della regione. L’ex direttore dell'Ao di Cosenza, Paolo Gangemi, ha dato una interpretazione personale al Decreto regionale 94/2012. Secondo l’ex dg, a pagare il servizio di elisoccorso doveva essere l'Asp, considerato che il servizio fa capo al 118. Il decreto, da quel che ne sappiamo, non è nemmeno in vigore. Ma per Gangemi è, invece, in vigore e lo applica. Da dove si evince la malafede? Dal fatto che per sostenere questa sua tesi l’ex dg ha chiesto per circa due anni continui chiarimenti alla regione. Nelle altre province i medici che sono regolarmente pagati dall'ASP o dall'AO, cioè dall'ente di appartenenza. La Regione deve dare ai vari enti di appartenenza una quota pari circa a 2.160.000 euro. Questi fondi negli anni scorsi a chi sono stati dati?».

Questo il resoconto del 2014, nella prossima puntata esamineremo il 2015. Intanto da mesi la sanità regionale non è governata perché non si riesce a nominare un commissario… e come se non bastasse è stato disposto lo sgombero del Mariano Santo.

8-3-2015
©Francesca Canino

















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