‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

03 dicembre 2020

Gualtieri, Segretario Aziendale CISL Medici AO Cosenza: Lettera aperta al nuovo commissario alla sanità Longo


Egregio commissario,

nel porgerle il benvenuto in Calabria, regione che mai come oggi necessita di aiuti concreti e ‘pulizia’ in ogni suo settore, vorrei sottoporre alla sua attenzione alcune considerazioni sulla nostra sanità. Commissariata nel lontano 2010, dopo un precedente piano di gestione imposto alla giunta Loiero per limitare la voragine debitoria, la sanità calabrese è stata gestita finora da diversi commissari ad Acta e da sub commissari che hanno occupato poltrone e ricevuto consistenti compensi per riequilibrare i conti e migliorare l’offerta sanitaria. Ma, mentre i compensi sono stati regolarmente percepiti dai componenti della struttura commissariale, la contabilità e i servizi sanitari sono enormemente peggiorati, al punto che, in un momento di crisi come quello attuale determinato dalla pandemia, la Calabria, pur registrando un numero di contagi giornalieri minore rispetto a quelli di tante altre regioni italiane, è stata dichiarata ‘zona rossa’ fino a domenica scorsa. La decisione è scaturita, come sappiamo, dalle pessime condizioni in cui versano gli ospedali calabresi e la rete territoriale, dalla carenza atavica di personale sanitario, dalla mancata attuazione del piano Covid.

La pandemia ha messo in risalto le debolezze di un sistema ormai allo stremo, peggiorato, ci duole sottolinearlo, dal decennio di commissariamento. E se lo sfacelo, vissuto sulla pelle dei calabresi, è sotto gli occhi di tutti, lo stesso non può dirsi dell’operato dei vari commissari, di cui non è dato sapere ciò che hanno fatto in questi anni, a parte una marea di Decreti senza precedenti. Nessuno è a conoscenza, infatti, della reale consistenza del disavanzo sanitario dal 2010 ad oggi: pare non esistano carte ufficiali che lo certifichino, pare che i bilanci siano fermi al 2014, pare che nessuno se ne sia accorto fino a qualche settimana fa, quando la Corte dei Conti ha dichiarato che non esiste un prospetto contabile degli ultimi sei anni. Possibile che nessuno sapesse tra commissari, consiglieri, assessori, dirigenti, presidenti di regione? Perché non si sono mai posti il problema della mancanza dei bilanci?

Occorre, tuttavia, ricordare anche le verifiche del Tavolo Adduce e i controlli periodici dell’advisor Kpmg, ben retribuito dai calabresi, di cui non si è mai avuta alcuna notizia. Kpmg, infatti, avrebbe dovuto controllare nello specifico l’Asp di Reggio Calabria, ma è dovuta arrivare la Guardia di Finanza per aprire un’inchiesta. Ora è sciolta per mafia, ma ci chiediamo cosa abbia fatto l’advisor in tutti questi anni.

La nostra sensazione è che immobilismo e silenzio siano state le parole d’ordine nel periodo di commissariamento, sensazione avallata dai recenti avvenimenti, quali le grottesche affermazioni di ex commissari e i balletti dei nuovi, probabili commissari che il Ministero ha proposto nelle ultime settimane. Sembrava ormai impossibile riuscire a individuare qualcuno che avrebbe potuto mettere in ordine i conti e migliorare la sanità regionale, fin quando non è stato proposto il suo nome. Cosa sottendevano realmente le risibili affermazioni e i rifiuti dei candidati commissari? Forse non si vuole scoperchiare il gran calderone degli interessi trasversali e sporchi della sanità calabrese e anche nazionale? Sì, nazionale, quella che non è sotto i riflettori, quella dimenticata dai giornalisti impegnati solo a divulgare i misfatti della sanità calabrese, dimenticando che quest’ultima è strettamente connessa con quella delle altre regioni.

Riteniamo, ora, che non sia più procrastinabile ottenere le risposte anche alle altre domande che da tempo ci poniamo: Chi ha fatto cosa? A quanto ammonta oggi il debito sanitario? A quanto ammontava nel momento in cui la sanità calabrese è stata commissariata? Quanti milioni sono giunti in Calabria in questi anni per la sanità? Quanto è stato realmente speso e come? Quante risorse sono confluite nella sanità privata? Perché si decise di sopprimere 18 ospedali per sostituirli con tre grandi nuove strutture da realizzare in project financing con aziende lombarde? Quali le commistioni tra la sanità e le organizzazioni criminali? Saranno mai puniti i responsabili di questo disastro?

Siamo certi che il suo impegno e quello dei suoi collaboratori forniranno le risposte alle domande che oggi vi sto formulando, nell’attesa le auguro buon lavoro.

Dr. Rodolfo Gualtieri

Segretario Aziendale CISL Medici AO Cosenza

 

 

 


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