‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

19 aprile 2021

LETTERE: "Ho visto morire persone al Pronto soccorso di Cosenza da sole e senza assistenza"


All'Annunziata si muore da soli, senza un conforto e senza cure. Il Covid fa la sua parte, ma le responsabilità maggiori sono imputabili a chi ha ridotto l'ospedale di Cosenza a un lazzaretto senza personale e organizzazione. Problemi annosi che nessuno ha cercato di limitare e oggi la situazione è drammatica. Indignano, alla fine, i comunicati dell'Azienda ospedaliera che negano le morti in ambulanza. Leggete questa testimonianza:

"Voglio raccontare la mia esperienza dolorosissima vissuta al Pronto soccorso di Cosenza poco tempo fa. A causa di un malore (preciso che sono cardiopatico) sono stato trasportato al Pronto soccorso, ove ho trascorso circa 48 ore. Ho ricevuto le cure dovute tra mille difficoltà determinate dalla mancanza di personale, di organizzazione e di barelle. I sanitari, insufficienti, si dividevano frettolosamente tra il gran numero di pazienti, apportando una scarsa assistenza appunto perché pochi di fronte al numero di ammalati. Ho notato inoltre che i locali del Pronto soccorso destinati ai malati Covid sono divisi da una sola porta di vetro da quelli destinati agli altri ammalati, nemmeno ben chiusa, tanto che facilmente qualcuno avrebbe potuto sbagliare e accedere dal reparto Covid all'altro. Mancavano le barelle, più volte durante la mia permanenza sono dovuto passare dalla barella alla sedia, lasciando la prima agli ammalati più gravi. Ho resistito, nonostante i miei problemi e ho cercato di affrontare la notte con coraggio. 

C'erano vicino a me due persone che stavano molto male, una delle quali ha sofferto le pene dell'inferno. Prima della mezzanotte, un operatore sanitario è passato a vedere come stesse, ma durante la notte non si è visto più nessuno. Le condizioni del poveretto erano gravi al punto che si è lamentato e ha pianto e ha cercato aiuto per tutta la notte. Nessuno poteva soccorrerlo, erano tutti impegnati a prestare cure agli sfortunati che approdavano al Pronto soccorso. Solo, tra mille sofferenze e lamenti. Io ero impotente, vista la mia condizione, e soffrivo perché non potevo aiutarlo né potevo chiamare qualcuno perché, purtroppo, non si vedeva nessuno. Al mattino i due pazienti sono stati trovati morti, uno se ne era andato in silenzio, l'altro tra dolori e grida. Morto da solo, senza qualcuno vicino, senza cure. Disumano. 

Si dirà che il Covid ha imposto certe regole, ma non è questo, il problema è che il personale è risicato e quindi impossibilitato a curare tutte le persone che si riversano al Pronto soccorso. Non so se si sarebbe salvato con la dovuta assistenza da parte del personale sanitario o se sarebbe morto lo stesso, ma almeno con qualche dolore in meno e con la vicinanza di qualcuno. 

Sono molto segnato da questa terribile esperienza, non riesco a riprendermi, sono arrabbiato con le Istituzioni, con i politici che hanno ridotto così la nostra sanità, malgrado le tasse che il cittadino paga. E devo dirmi anche fortunato perché qualche giorno dopo si sono verificati i casi dei due pazienti che sono morti in ambulanza, mentre aspettavano di entrare al Pronto soccorso. Uno era un mio amico. 

Non è giusto, ognuno ha diritto ad essere dignitosamente curato, se c'è disorganizzazione o carenza di personale non è colpa nostra. A questo punto mi chiedo se chi dirige l'ospedale abbia una coscienza e se mai risponderà per la disorganizzazione imperante".

Lettera firmata 


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