‘’In fatto di giornali non ne comprendiamo che di due specie: o giornali di partito che essendo l’espressione delle idee, delle aspirazioni, dei metodi di un dato partito, servono a propagare e difendere queste idee e questo metodo; o giornali notiziari cui cura precipua deve esser quella di servire il pubblico... Il giornalismo della prima maniera è missione, quasi sempre nobile e bella missione; l’altro è mestiere (nel senso buono della parola) o, se suona meglio professione. Il primo è vecchio, il secondo è giovanissimo e certo tentativo come il nostro in Calabria deve sembrare stoltezza più che audacia. Fra le due specie ve n’è una terza, il giornalismo di questa terza non è molto amico dell’onestà, per esso non esistono principi, fede, coerenza. Oggi sia lode a Dio, domani a Satana purché il ventre sia pieno, ben pieno”.
Cosenza, 3 gennaio 1895
Luigi Caputo, direttore di Cronaca di Calabria

07 marzo 2021

Maria Angela Merolla, la danzatrice del lago di Mnemosine

Laminetta di Hipponion

 

Seguendo il filo della storia attraverso ciò che di essa rimane si può essere proiettati in realtà lontane nel tempo e nello spazio. Mondi sconosciuti si palesano ai viventi attraverso le indagini e gli scritti di studiosi alla ‘cerca’ di vicende non ancora note, di testimonianze inedite e di ritrovamenti che aggiungono nuove pagine alla storia. Con questo spirito Maria Angela Merolla ha vissuto e insegnato, danzato e studiato a fondo arte e letteratura, sviscerato miti e tradizioni. Grecista, artista teatrale e coreografa, pioniera della sperimentazione teatrale per la creazione del nuovo linguaggio Orfico-Pitagorico della danza, psicoterapeuta di stampo analitico, è oggi, a distanza di alcuni anni dalla sua scomparsa, quasi dimenticata. Non sempre apprezzata in vita, nonostante il suo vasto sapere e il dinamismo che hanno caratterizzato la sua esistenza, la professoressa Merolla ha lasciato un’eredità culturale ancora poco conosciuta.

Nativa di Cerchiara di Calabria, Maria Angela conseguì la laurea in Lettere classiche all’Università ‘La Sapienza’ di Roma per poi insegnare al Liceo classico ‘Telesio’ di Cosenza. Impegnata in molte attività letterarie e artistiche, mise in scena opere teatrali, si occupò di arte, particolarmente in occasione del premio “Il Sensivismo”, esponendo una interessante relazione dal titolo “Dal Sensismo di Telesio al Sensivismo del M° Aldo Del Bianco”. Partecipò insieme al suo “Gruppo studentesco per il dramma antico” alle rappresentazioni classiche del Teatro Greco di Siracusa, dove riscosse un inaspettato successo. Nel 2008, nel corso delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Ruggero Leoncavallo, compositore napoletano che trascorse a Montalto Uffugo una parte della sua infanzia, deliziò i partecipanti al Convegno organizzato dall’Istituto per gli Studi Storici – di cui era membro – con un’appassionata disquisizione di cui riportiamo l’incipit: «Tra baracche di rivenduglioli si aggiravano donne in costumi locali: stoffe sgargianti dai colori dell’oro e del rosso avvolgevano corpi procaci che si muovevano graziosamente tra i suoni di tamburelli e ciaramelle alla festa di Mezzagosto. Una scena simile aprirà l’opera più conosciuta di Ruggiero Leoncavallo “I Pagliacci”, nata da un ricordo che rimase scolpito per sempre nella sua mente, tanto da riproporlo nel suo capolavoro».

Maria Angela Merolla fu anche regista e coreografa alla ricerca di nuovi linguaggi, seguì seminari di danza ebraica e fu una grande conoscitrice del mondo antico. Insieme al suo “Gruppo studentesco per il dramma antico” mise in scena diverse rappresentazioni di opere greche e bibliche, attribuendo alla danza un significato profondo: la danza è preghiera. In una intervista rilasciata al Quotidiano della Calabria, la professoressa Merolla spiegò che «provenendo dal teatro greco è normale la mia passione anche per la danza biblica. Il popolo ebraico, a differenza di quello greco, non fa alcuna distinzione fra idea religiosa e vita quotidiana. Ogni lavoro, ogni momento di svago, ogni festa pubblica o privata sono essenzialmente preghiera, che si traduce in musica e canto. Ma la nota peculiare è che la poesia è sempre unita alla musica e alla danza. Quando il poeta pensa ai suoi versi l’immagine che gli si presenta è nello stesso momento poetica, melodica e plastica. I movimenti sono espressi nella circolarità, il cerchio della vita che nelle varie culture viene raffigurato con l’uovo che è poi anche il simbolo della fecondità e della Pasqua. La danza ebraica è caratterizzata da una complessa simbologia delle figure, che si esprimono non solo attraverso il movimento delle gambe e delle braccia, ma attraverso tutto il corpo. Linguaggio tramite il quale si perviene ad un discorso danzato, come la danza dell’antica Grecia o come la danza classica indiana. Una danza, questa, fortemente mimica, dove tutto il corpo, compreso il movimento degli occhi, è interessato ad esprimere forti stati d’animo o a narrare qualche cosa, oppure ad evocare fatti storici, come il paesaggio del Mar Rosso».

Oltre alla danza, alla musica e alle arti visive, Maria Angela Merolla eccelse nello studio della cultura greca, dei culti e dei misteri che emergono dalle laminette di età ellenistica (IV e III secolo a.C.) rinvenute a Petelia, a Hipponion, a Creta e a Roma. Si tratta di sottilissime lamine d’oro ripiegate e poste vicino alla testa dei defunti che si riferiscono ai culti misterici della religione orfica, incentrata sul desiderio di purificazione liberatrice che, partita dall'Oriente (forse dalla Mesopotamia), si diffuse nell'Ellade, specialmente in Attica, dove Eleusi divenne il centro iniziatico. I culti giunsero in seguito nella Magna Grecia e la Calabria divenne il centro dell'orfismo pitagorico. Le laminette riportano formule mistiche, preghiere e indicazioni segrete che dovevano servire ai defunti iniziati ai misteri durante la vita terrena a intraprendere il loro viaggio verso gli inferi e a raggiungere la sede dei beati. Con la formula, l'adepto si faceva riconoscere come tale. Attraverso un approfondito studio pubblicato nel volume “Ricerche archeologiche e storiche in Calabria, modelli e prospettive”, Merolla introdusse il motivo dominante riportato sulle laminette, ovvero il congiungimento dell'iniziato con la divinità sotterranea, Persefone. «L'iniziato – scrisse la professoressa - ha necessità di bere l'acqua alla sua fonte, unica via di salvezza e non a quella dell'oblio, riservata ai profani. Infatti, sulla laminetta ritrovata nell’antica Hipponion e conservata nel Museo di Vibo Valentia, in cui si evoca Mnemosine, figlia del cielo e della terra, vi è questa iscrizione: “Figlio della Greve e del Cielo stellato, di sete son arso e vengo meno, ma datemi presto da bere la fredda acqua che viene dal Lago di Mnemosine».

Le laminette auree si rivelano le portatrici di una verità assoluta: la morte è l'inizio della vita. Sarà stato così anche per la professoressa Merolla, incompresa e derisa in tante occasioni per il suo anticonformismo, per l’eloquio pungente e per la sua eccentricità. Donna intelligente e coltissima della terra di Calabria, merita riconoscenza e stima e non l’oblio riservatole dai suoi stessi conterranei.

Cosenza, 30 gennaio 2021

© Francesca Canino

Nessun commento:

Posta un commento